Zsofia Keresztes, The Judge, 2018. - Credits: Courtesy de l'artiste et Gianni Manhattan © Zsofia Keresztes, Photo : Dávid Biró
Andrea Mastrovito, Le Monde Est Une Invention Sans Futur, 2019, Installation view - Credits: Courtesy the artist and Fondation Bullukian
Andrea Mastrovito, Le Monde Est Une Invention Sans Futur, 2019, Installation view - Credits: Courtesy the artist and Fondation Bullukian
Andrea Mastrovito, Le Monde Est Une Invention Sans Futur, 2019, Installation view - Credits: Courtesy the artist and Fondation Bullukian
Oak Relief with Man, Udders, and Vase - Credits: Oak Relief with Man, Udders, and Vase, 2017, Kunsthalle Basel, 2019. © Daniel Dewar et Grégory Gicquel, Photo : Philipp Hänger/Kunsthalle Basel
Nico Vascellari
Prometheus Delivered - Credits: Prometheus Delivered (détail), 2017 © Adagp, Paris, 2019
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Biennale d’Arte di Lione: cosa non perdere

“Là dove le acque si mescolano”. Con queste parole, prese in prestito da Raymond Carver, si presenta la quindicesima Biennale d’Arte di Lione, in scena fino al 5 gennaio 2020. Una dichiarazione d’amore verso tutti i corsi d’acqua che non a caso fa eco con la geografia della città, dove Rodano e Saona confluiscono e dove circa cinque anni fa nasceva nel quartiere di La Confluence il museo di storia naturale chiamato proprio Musée des Confluences. In linea con una tendenza condivisa, anche dal mondo dell’arte, che riporta l’attenzione del dibattito sullo stato delle risorse naturali e sul futuro degli esseri viventi sulla Terra, anche la Biennale di Lione organizzata dal collettivo curatoriale del Palais de Tokyo di Parigi chiama in causa l’ecosistema come incontro di paesaggi biologici, economici e cosmogonici. E lo fa invitando circa una cinquantina di artisti di tutte le generazioni e diverse nazionalità che insieme costituiscono un vasto paesaggio di topografia irregolare e climi instabili. L’esposizione si divide tra il MAC, museo d’arte contemporanea di Lione, e i 29000 mq delle Usines Fagor, operative tra il 1945 e il 2015 e tra i più grandi stabilimenti industriali della città. Oltre al percorso ufficiale della Biennale, numerosi progetti collaterali si diffondono oltre i limiti della città: tutti varrebbero una visita ma se avete solo un paio di giorni da spendere a Lione vi consiglio l’essenziale.

Usines Fagor

In questo ex spazio industriale i curatori hanno pensato di creare un ecosistema dove le opere e gli artisti convivono nella porosità degli ambienti senza nette separazioni, non ci sono pareti che separano né un percorso obbligato da seguire. Vegetali, animali, minerali, batteri sono alcuni degli elementi che gli artisti scelgono per rivelare le relazioni tra gli esseri viventi dal punto di vista biologico, le dinamiche di produzione e distribuzione delle risorse, e il modo in cui l’uomo si percepisce come parte dell’Universo. Si incontrano così creature ibride e macchine mitologiche, come ad esempio l’installazione fantascientifica Prometheus Delivered di Thomas Feuerstein (1968) dove una scultura in marmo del Prometeo incatenato si decompone a causa di batteri della pietra che al tempo stesso reagiscono con cellule epatiche umane per coltivare un fegato artificiale. Sollecitati a creare opere site-specific, gli artisti invitati si sono lasciati ispirare dai luoghi e dalla storia della città come nel caso di Browny Katz (1993) che ha tessuto una figura dalle sembianze di una foresta di fili di metallo industriale che dal soffitto scende verso il pavimento, Driekopsieland (Ile à trois tetes), o di Horse Power di Nico Vascellari (1976) che partendo da una ricerca sul simbolo della citta di Lione, un Leone appunto, s’interroga sulla rappresentazione e l’uso degli animali nei loghi delle case automobilistiche e realizza un video dove veicoli portanti sul cofano sagome di animali – esposte alle Usines - si affrontano selvaggiamente.

- Fermata: Debourg (Metro B, Tram T1)

Mac Lyon

Il duo composto da Daniel Dewar (1976) e Grégory Gicquel (1975) invade quasi la metà degli spazi del Museo d’arte contemporanea con Mammalian Fantasie, un’opera diffusa concepita come un museo immaginario che riflette sul ruolo dell’uomo, mammifero tra gli altri animali di un bestiario anti-specista. Blocchi di rovere massello scolpiti con visioni allucinatorie, esposti nelle sale del secondo e terzo piano del museo, raccontano del matrimonio tra una scrofa e un uomo e dell’apparizione di un coniglio gigante. Mobili d’ispirazione pastorale rappresentano corpi umani e animali sovradimensionati, un armadio con la superficie a forma d’intestino è al centro di bassorilievi di frammenti corporei decomposti e panche scoplite a mano ma con precisione digitale hanno schienali con motivi che ripetono porzioni di muscolatura. È la fantasia di un mondo animale che ridimensiona l’uomo come lo conosciamo, eseguita con una precisione tecnica che sembra delirante, come le immagini ripetute nel legno quasi reperti di una civiltà lontana ma realmente esistente.

- Fermata: Musée d’art contemporain (Bus C4, C1, C5)

Iac

L’Institut d’art contemporain a Villeurbanne è parte del circuito della biennale e ospita una mostra dedicata agli artisti emergenti locali e internazionali: La jeune création internationale/Biennale. Attraversando le sale espositve si fa un viaggio in un tempo futuro e si osservano, come da un caleidoscopio, diversi scenari post apocalittici: rovine carbonizzate e nuovi monumenti di civiltà a venire, laboratori scientifici di presenze transgeniche, ambienti conviviali e d’intimità o templi del silenzio dove estraniarsi. Il percorso si apre col paesaggio caotico di presenze ibride e decomposte, che a volte rivelano frammenti antropomorfi, realizzato da Giulia Cenci (1988) con diversi materiali di recupero: Mud. La segue Théo Massoulier (1983) col suo bestiario di 60 sculture che riproducono piccole entità proteiformi, Anthropic Combinations of Entropic Elements, costurite assemblando elementi minerali, vegetali e industriali. Anche l’installazione e il video che presenta creano una cosmologia porosa che riflette sulle scienza dell’evoluzione, sull’archeologia e sulle problematiche filosofiche. I mosaici di Zsófia Keresztes (1985) hanno forme antropomorfe che alludono a una certa familiarità ma restano in realtà indecifrabiili, come fossero idoli di di nuovi culti virtuali dei secoli a venire. Il cielo dipinto su cotone di Charlotte Denamur (1988) Rosées bleues è sospeso morbidamente dal soffitto creando delle onde sottosopra che coprono l’intera sala in una dimensione di sospesione e silenzio, come il momento che precede l’inizio o quello che segue la fine. E così via…

- Fermata: Institu d’art contemporain (Bus C3)

Fondation Bullukian

Alla Fondation Bullukian, Andrea Mastrovito (1978) presenta quattro grandi installazioni site-specific che riunisce sotto il titolo Le monde est une invention sans futur, una citazione alla dichiarazione sul cinema dei fratelli Lumière. A sette scene dei loro film, rivistate in chiave contemporanea, s’ispira infatti l’imponente e meticoloso intervento a intarsio sul pavimento; mentre nelle sale adiacenti sono esposti alcuni dei 35.000 disegni realizzati da Mastrovito con l’aiuto di 12 artisti che riproducono le scene del film a tre riprese ispirato a Nosferatu, ri-ambientato a New York, e qui proiettato per la prima volta in Francia. Attraversato il giardino nella corte esterna – qui s’inserisce l’intervento di Jérémy Gobé (1986) Antrhopocène che ricopre una facciata dell’edificio e realizza quattro sculture con materiali “ecologici” e “durabili” sviluppati a Servas - la malinconia di queste visioni lascia il posto a due installazioni ironiche e colorate a simboleggiare una nuova rinasciata: la prima si compone di circa 1200 ritagli da libri di botanica e zologia allestiti come in una foresta nella quale convivono ambiguamente specie selvagge, fiori, piante e animali; la seconda è una sorta di vetrata dei giorni nostri realizzata con righelli dipinti che raffigurano scene du relazione tra uomo e natura con riferimenti al misticismo e alla filosofia antica.

- Fermata: Bellecour

Molti altri sono i progetti da scoprire in città e in regione, dalla mostra del maestro Anselm Kiefer al Couvent de la Tourette (fino al 22 dicembre 2019) alle esposizioni degli emergenti Alexis Guillier e Pauline Toyer a Le Creux de l’Enfer (fino al 2 febbraio 2020). La lista completa è consultabile qui.