La Biennale di Design di Ljubljana - Credits: Foto: Miran Kambič
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La 26esima edizione della Biennale di Design di Ljubljana

Si concentra sulla crisi dell'informazione e sulle soluzioni proposte dal design la 26esima edizione della Biennale di Design di Ljubljana - BIO 26 - in scena dal 14 novembre fino al 9 febbraio 2020.

Dal titolo Common Knowledge, si svilupperà attorno alla mostra centrale al MAO - Museum of Architecture and Design, con una riflessione multimediale sull'informazione contemporanea attraverso le opere di Superflux, Carsten Nicolai, Dunne & Raby, Otto Neurath, Orson Welles, Viktor Papanek, Forensic Architecture e Otl Aicheri.

Cuore pulsante dell'edizione di quest'anno saranno però i sei progetti - realizzati da un gruppo di designer e professionisti di altri settori - focalizzati sulle problematiche che interessano oggigiorno i pilastri della conoscenza nella società occidentale: le biblioteche, i musei, le università e i media, a cui si aggiungono i giardini botanici e le case di riposo. In un momento storico in cui si dubita dell'affidabilità delle reti di informazione, i sei progetti si interrogheranno su come il design possa contribuire alla riformulazione del processo di conoscenza nella nostra società.

I partecipanti sono stati selezionati da una giuria di esperti durante la working session Designathon – a cui hanno partecipato, tra gli altri, la curatrice del Vitra Design Museum Amelie Klein e il direttore del Design Museum di Londra Deyan Sudjic – e sono stati affiancati da un gruppo di Design Menthors e Knowledge Menthors internazionali, tra cui Commonplace Studio, Paolo Patelli, Future Farmers, Apolonija Šušteršič, Bureau d'études e Kathrina Dankl.

Abbiamo intervistato il curatore Thomas Geisler, che insieme ad Aline Lara Rezende e al suo team ha sviluppato questa edizione della Biennale.

Perché avete deciso di focalizzare la Biennale sulla crisi dell'informazione? E perché è rilevante analizzarla attraverso le lenti del design?

L'attuale dibattito sulle fake news e il crescente sovraccarico di informazioni accessibili in qualsiasi momento, diffuse sia dalle persone che dai bot, sta mettendo in discussione i modi in cui percepiamo, elaboriamo e comprendiamo la realtà. La fiducia nelle informazioni stesse viene messa alla prova duramente. Per questo abbiamo deciso di focalizzare la 26° Biennale del Design di Lubiana, BIO 26 - Common Knowledge, sulla relazione tra la crisi dell'informazione e la cittadinanza, esplorando il ruolo e le potenzialità del design contemporaneo nel ri-tratteggiare il processo di conoscenza e il concetto di verità. Credo che in queste circostanze i designer possano offrire intuizioni molto utili, contribuendo a cambiare le cose. Il design funge da interfaccia tra sistemi e strutture complesse e incomprensibili rendendoli leggibili e utilizzabili.

In un'epoca in cui l'informazione è iper-fragmentata, quale significato assume il concetto di “Common Knowledge”?

La nozione di "conoscenza comune" è ambigua e fortemente dipendente dal contesto in cui si trova. Si riferisce a ciò che le persone conoscono e ciò che gli altri sanno. Più in generale, si riferisce a ciò che le persone pensano e a come strutturano le loro idee e sentimenti. Inoltre, il termine "Common Knowledge" porta con sé un senso di conoscenza comune o condivisa.

In che modo il design può aiutare concretamente a sviluppare di una “conoscenza comune” fondata sulla verità?

Nella nostra ricerca ci siamo imbattuti in diversi report che evidenziano quanto il sovraccarico di informazioni comprima l'attenzione delle persone, portandole a rivolgersi all'intrattenimento e alle notizie più leggere. Un giornalismo credibile e di qualità è stato decimato anche a causa dei cambiamenti nell'economia dell'attenzione. Questi e altri fattori rendono difficile creare un tipo di "conoscenza comune", e la mancanza di una conoscenza comunemente condivisa porta molte persone a dubitare di tutto, inducendoli ad abbandonare il processo di partecipazione civica con la conseguente riduzione del numero di cittadini attivi e informati.

In tutto questo, il design ha sempre svolto un ruolo centrale nella strutturazione delle informazioni, nella creazione di interfacce e di ambienti educativi e di apprendimento. Basti pensare al design editoriale per l'informazione e i media. Credo che il settore della “Common Knowledge” offra molte opportunità di esplorare e applicare le competenze dei designer nei contesti più vari. È questo che cerchiamo di dimostrare con la mostra centrale di BIO 26 e i progetti commissionati.

Qual è l'idea alla base dei sei progetti sperimentali e perché avete deciso di includere tra le istituzioni gli orti botanici e le case di riposo?

BIO 26 affronta i temi più urgenti che coinvolgono le istituzioni culturali della nostra società, quali le biblioteche, i musei, le università e i media. Fin dall'Illuminismo, sono stati considerati i quattro pilastri della verità nella società occidentale. In un'epoca di diffusa disinformazione, di fake-news e di post-verità, queste stesse istituzioni potrebbero essere ingiustamente accusate di rappresentare i pilastri dell'inganno. Oltre a loro abbiamo invitato altre due istituzioni a condividere le loro sfide: l'orto botanico e una casa di riposo. A BIO 26 crediamo che anche loro appartengano ai pilastri della verità nella nostra società: l'orto botanico con la sua inestimabile conoscenza delle piante, dei semi e della natura, e la casa di riposo con la sua ricchezza di persone piene di storie e conoscenze da condividere. Dovremmo attingere anche da queste fonti di conoscenza per cercare modi migliori di interagire e connetterci, imparando a prenderci cura del nostro pianeta e l'uno dell'altro.