Center for Land Use Interpretation, “Texas City Landscan” - Credits: Ph. Sahir Ugar Eren
Stuard Grey, “Space Debris 1957-2016” - Credits: Ph. Sahir Ugar Eren
Daniel Eisenberg, “The Unstable Object” - Credits: Ph. Sahir Ugar Eren
Universal Space Program (Rutger Huiberts, Evangelos Kotsioris, Voyager), “Humanity in Interstellar Space” - Credits: Ph. Sahir Ugar Eren File
Marshmellow Laser Feast, “Memex” - Credits: Ph. Sahir Ugar Eren
Atif Akin, “Mutant Space - Bomonti” - Credits: Ph. Sahir Ugar Eren
Het Nieuwe Instituut, “51Sprints” - Credits: Ph. Sahir Ugar Eren
Tacita Dean, “Human Treasure" - Credits: Ph. Sahir Ugar Eren
Marco Brizzi, Davide Rapp, Fictional Humanisms, “A Critical Reportage" - Credits: Ph. Sahir Ugar Eren
William Forsythe, “City of Abstracts” - Credits: Ph. Sahir Ugar Eren
News

Biennale di Istanbul: l’Umanità al centro del progetto

Milano Design Film Festival

Ancora pochi giorni per visitare la terza Biennale di Istanbul, fino al 20 novembre presso cinque location in città: la Galata Greek Primary School, lo Studio-X e Depo in Karaköy l’Alt Art Space in bomontiada e il Museo Archeologico in Sultanahmet.

Con il titolo “Are We Human? The Design of the Species: 2 seconds, 2 days, 2 years, 200 years, 200,000 years”, i curatori e teorici dell’architettura Beatriz Colomina e Mark Wigley, rispettivamente dalla Princeton e Columbia University, vogliono esplorare la relazione tra Progetto e Umano in un frame temporale che va dalla dimensione istantanea, tipica della contemporaneità, alla preistoria. Non a caso una delle location è appunto il museo archeologico.

Se la finalità del design è quella di servire l’uomo, premettono i due curatori, la sua ambizione è riprogettare l’umano. Ai più di settanta progetti in mostra, raccolti tra le proposte di progettisti da tutto il mondo, Colomina e Wigley hanno chiesto di rispondere a otto domande: il design progetta ancora per l’umano?; l’umano è l’animale del design?; la nostra specie è sospesa tra strati di progettazione?; il design espande la capacità umana?; la progettazione contribuisce quotidianamente all’ineguaglianza?; il design è anche quello degli emarginati?; il buon design è antiestetico?; è il design privo di un’estetica a porre l’urgenza sulla nostra umanità?.

«Non possiamo sperimentare il mondo senza design», aggiungono i curatori, «è come un’ossessione perché esso è parte del mondo. È la domanda filosofica dei nostri tempi tra scienza, spazio e ambiente». Ma dopo questa premessa, Colomina e Wigley sembrano muovere una più generale provocazione: che sia proprio il design ad avere bisogno di essere riprogettato?

La conclusione ci porta a sottolineare anche un altro importante aspetto della Biennale: la considerevole presenza di opere video e cinematografiche in mostra. Eleggendo il linguaggio dell’audiovisivo non solo a testimone del racconto teorico e progettuale ma, e soprattutto, come strumento di ricerca dell’espressione artistica e creativa negli ambiti dell’architettura, interior e urban design. Le discipline si trasformano sfumando i rispettivi confini. La selezione della Biennale consente anche di vedere le sperimentazioni nei nuovi software di montaggio e nelle tecniche post-produzione, ad esempio l’uso di modelli digitali ottenuti con la scansione 3D ad altissima risoluzione del video maker britannico Marshmellow Laser Feast. Oppure di riproporre lavori pionieristici nelle tecniche, quale l’installazione site specific “City of Abstracts” (2000) di William Forsythe che, attraverso video camere, sensori e un apposito software, distorce il movimento dei passanti in una video proiezione a parete. Paradigmatici dell’attitudine di questa Biennale e al contempo estremi nell’interpretazione del suo tema, due film: “Welcome to the Anthropocene” di Globaïa e “Delusional Mandala” di LuYang.

Globaïa, “Welcome to the Anthropocene”, - Credits: Ph. Sahir Ugar Eren

“Welcome to the Anthropocene (2012) è una pellicola sullo stato del Pianeta che ha aperto il vertice delle Nazioni Unite a Rio de Janeiro sullo sviluppo sostenibile. È un viaggio di tre minuti in duecentocinquanta anni di storia, dalla rivoluzione industriale ai giorni nostri, con i grafici sulla crescita della popolazione giustapposti ed equiparati, in scala globale, ai principali processi geologici. Il film di Globaïa, un’organizzazione canadese non-profit che promuove iniziative per sviluppare la consapevolezza sull’impatto dell’azione umana sul Pianeta, è infatti parte del più esteso progetto educativo anthropocene.info.

LuYang, “Delusional Mandala" - Credits: Ph. Sahir Ugar Eren

L’artista cinese LuYang in “Delusional Mandala” crea un simulatore digitale di essere umano sottoposto a stimolazioni stereotassiche che, in neuroscienze, corrispondono a stimoli cerebrali profondi del sistema limbico, al fine di facilitare la meditazione e la produzione di visioni. In molte religioni la tecnica è utilizzata nella meditazione. LuYang si tramuta in avatar asessuato attraverso le lenti dell’animazione 3D e interviene su se stessa per evitare di danneggiare altri. L’opera è un monito sulle tecniche manipolative del corpo e una ricerca, più volte toccata dall’artista, nelle neuroscienze per comprendere ove risiedano coscienza, pensiero ed istinti umani. E quali significati ambivalenti possano assumere scienze e religioni. 

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