Broken Nature - The Room of Change - Credits: © La Triennale di Milano - foto Gianluca Di Ioia
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Broken Nature: al via la XXII Triennale di Milano

Ci siamo: la XXII Esposizione Internazionale della Triennale di Milano è ai blocchi di partenza. E il titolo Broken Nature: Design Takes on Human Survival non lascia spazio ai fraintendimenti. Tema centrale dell'esposizione, aperta dal 1° marzo al 1° settembre, è il ruolo del design nella ricostruzione di un legame tra gli ecosistemi naturali e gli esseri umani. Un legame interrotto dal folle antropocentrismo che ha caratterizzato gli ultimi secoli, e che necessita oggi di essere riparato attraverso un ribaltamento dell'approccio nei confronti del mondo vegetale.

Curata da Paola Antonelli, Senior Curator del Dipartimento di Architettura e Design e Direttrice del Dipartimento Ricerca e Sviluppo al MoMA di New York, l'esposizione mette al centro della riflessione un design non soltanto sostenibile ma anche ricostituente, che agisca quindi in modo attivo nella ricostruzione dell'equilibrio tra uomo e natura. Il concetto di sostenibilità passa dunque a uno step successivo: «Il design – su tutte le scale, dall'architettura alla visualizzazione dei dati, dal biodesign alla pianificazione urbana – non solo costruisce artefatti, ma plasma anche comportamenti che si ripercuotono sulla vita, in tutte le sue forme. Fungendo da mediatore cognitivo, pragmatico e politico, il design può diventare uno strumento riparatore», racconta Paola Antonelli.

Protagonisti, dunque, sono quei progetti che mirano a riparare i danni prodotti dall'uomo sulla Terra. La XXII Triennale di Milano si compone di quattro sezioni: una mostra tematica; l'installazione The Great Animal Orchestra; la mostra speciale La Nazione delle Piante, e un padiglione dedicato alle ventidue partecipazioni internazionali. Ad aprire il percorso è la mostra tematica Broken Nature, che offre uno sguardo sui progetti di design che hanno l'obiettivo di correggere anche in minima parte il corso autodistruttivo dell'umanità. Oltre a presentare quattro lavori appositamente commissionati a designer internazionali (Formafantasma, Neri Oxman e il suo gruppo di ricerca Mediated Matter Group del MIT Media Lab, il collettivo libanese-americano Sigil Collective - Khaled Malas, Salim Al-Kadi, Alfred Tarazi e Jana Traboulsi- e Accurat, società di ricerca e innovazione nel campo del data-driven design diretta da Giorgia Lupi e Gabriele Rossi), la mostra comprende una selezione di circa cento progetti di design ricostituente realizzati negli ultimi tre decenni in tutto il mondo. Ci sono, ad esempio, gli sgabelli in alluminio prodotti da Studio Swine, che ha realizzato una sorta di fonderia ambulante di lattine abbandonate per rimediare all'enorme quantità di rifiuti nella città di San Paolo, oppure le stoviglie Anima di Kosuke Araki, fabbricate con i resti alimentari. O ancora: il sistema di filtraggio dell'acqua dello studio di food design Arabeschi di Latte e l'Incremental Housing Project dello studio Elemental di Alejandro Aravena, che nel progettare un complesso di edilizia sociale in Cile ha deciso di costruire soltanto parzialmente le residenze, lasciando che gli abitanti diventassero parte attiva nell'espansione della loro dimora. Ne è nato un circolo virtuoso che confuta il pregiudizio per cui l'edilizia sociale sia un peso per lo stato.

Accanto alla mostra tematica c'è poi l’installazione The Great Animal Orchestra, un’immersione audio-visiva nei suoni della natura commissionata dalla Fondation Cartier pour l’art contemporain di Parigi e creata dal musicista ed esperto di bioacustica Bernie Krause e dal collettivo inglese United Visual Artists (UVA). L'esplorazione del mondo vegetale prosegue poi con la mostra La Nazione delle Piante, curata dal Professore Stefano Mancuso con la supervisione artistica di Marco Balich, che attraverso un percorso immersivo vuole aprire gli occhi sul ruolo fondamentale delle piante nella sopravvivenza della specie umana e sulla loro resistenza alle trasformazioni della Terra. «In un mondo in cui la biomassa è composta, in una percentuale fra l’80% e l’85%, da specie vegetali, non possiamo che concludere che il pianeta in cui viviamo sia dominato dalle piante. Per comprendere il mondo delle piante, e predisporci a imparare quello che possono insegnarci, dobbiamo cambiare radicalmente il nostro punto di vista: la mostra attua una vera e propria rivoluzione copernicana, assimilando il mondo vegetale a una categoria mentale a noi familiare», racconta Stefano Mancuso. Continuando a percorrere l'esposizione si giunge poi nel padiglione dedicato alle ventidue partecipazioni internazionali, dove sono presentati i progetti più virtuosi provenienti da varie nazionalità del mondo, come le sperimentazioni sui biomateriali dei designer e architetti degli Stati Uniti, gli oggetti sostenibili dell'Algeria, dove il design segue un forte sodalizio con gli artigiani locali, e i progetti di rigenerazione urbana dello Sri Lanka, che dopo tre decenni di difficoltà sociali propone ora nuovi paradigmi per ricucire il tessuto sociale e naturale del Paese.

«Broken Nature invita a comprendere in maniera più profonda i sistemi multispecie, complessi e interconnessi, in cui viviamo», ha raccontato Paola Antonelli. «Incoraggia ad adottare una prospettiva di lungo termine; e suggerisce ai visitatori una serie di misure concrete che possono ispirare abitudini e attitudini per ricostituire i nostri legami con la natura. Broken Nature celebra il potere rivoluzionario dell'immaginazione e dell’inventiva».

The Great Animal Orchestra - Credits: © La Triennale di Milano - foto Gianluca Di Ioia
La Natura delle Piante - Credits: © La Triennale di Milano - foto Gianluca Di Ioia
Broken Nature - Installation View - Credits: © La Triennale di Milano - foto Gianluca Di Ioia
Broken Nature - The Room of Change - Credits: © La Triennale di Milano - foto Gianluca Di Ioia
Broken Nature - Installation View - Credits: © La Triennale di Milano - foto Gianluca Di Ioia
Padiglione Sri Lanka - Credits: © La Triennale di Milano - foto Gianluca Di Ioia
Padiglione Stati Uniti: Grown Materials è una sedia progettata da Paul Sukphisit di Humanscale realizzata interamente con un biomateriale composto da funghi - Credits: © Humanscale
Padiglione Algeria: il design sostenibile di Mouna Boumaza