Fossile del 2000, 1958, componenti elettroniche e materiali metallici vari immersi in resina trasparente - Credits: Bruno Munari - Fondazione Plart
Vetrini a luce polarizzata, 1953, materiali vari - Credits: Bruno Munari - Fondazione Plart
Vetrini a luce fissa, 1950, materiali vari - Credits: Bruno Munari - Fondazione Plart
Vetrini a luce polarizzata, 1953, materiali vari - Credits: Bruno Munari - Fondazione Plart
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Un inedito Bruno Munari in mostra a Napoli

C’è tempo fino al 20 marzo 2019 per visitare la mostra Bruno Munari. I colori della luce in scena al Museo Plart di Napoli, a cura di Miroslava Hajek e Marcello Francolini, e realizzata dalla Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee.

L'esposizione si concentra su un aspetto inedito del lavoro di Munari. E lo fa presentando un corpo di opere che comprende le Proiezioni a luce fissa e le Proiezioni a luce polarizzata, realizzato negli anni Cinquanta del secolo scorso e presentato per la prima volta nel 1953 a Milano nello studio di architettura B24 e successivamente nel 1955 al MoMA di New York, poi a Roma, Tokyo, Stoccolma, Anversa, Zurigo, Amsterdam.

Le Proiezioni a luce fissa e le Proiezioni a luce polarizzata sono parte di una ricerca volta a conquistare una nuova spazialità oltre la realtà bidimensionale dell’opera. Bruno Munari lavorava sul processo di smaterializzazione dell’arte attraverso l’uso di proiezioni di diapositive intitolate Proiezioni Dirette: composizioni con materiali organici, pellicole trasparenti e colorate in plastica, pittura, retini, fili di cotone fermati fra due vetrini.

La mostra mette in luce la variegata produzione artistica di Bruno Munari ed è frutto della ricerca condotta dalla Fondazione Plart, che ha svolto un meticoloso lavoro scientifico di digitalizzazione dei vetrini che sono proiettati in specifici ambienti della mostra, insieme ad altre opere come Macchina Inutile (1934), Tavola Tattile (1938), Macchina Aritmica (1947) e Concavo-Convesso (1947).

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