John Madin: Birmingham City Library, Birmingham, Great Britain, 1969–1973, demolito nel 2016 - Credits: Ph. Jason Hood, 2016
Alexander Belokon / V. Sulimova: Gosstroy Residential Building, Baku, Aserbaijan, 1975 - Credits: Ph. Simona Rota, 2011
O. Gurevich / V. Zhukov: Hotel Rus, Saint Petersburg, Russia, 1980–1988 - Credits: Ph. Konstantin Antipin, 2016
Alison Smithson / Peter Smithson: Secondary Modern School (today: Smithdon High School), Hunstanton, Great Britain, 1949–1954 - Credits: Ph. Xavier de Jauréguiberry, 2008
Victor Leviash / Naum Matusevich: Building 5, Leningrad Electrotechnical Institute (today: Saint Petersburg Electrotechnical University), Saint Petersburg, Russia, 1965–1975 - Credits: Ph. Konstantin Antipin, 2016
Victor Leviash / Naum Matusevich: Building 5, Leningrad Electrotechnical Institute (today: Saint Petersburg Electrotechnical University), Saint Petersburg, Russia, 1965–1975 - Credits: Ph. Nikolai Vassiliev, 2017
Claude Parent / Paul Virilio: Sainte-Bernadette du Banlay, Nevers, France, 1963–1966 - Credits: Ph. Bruno Bellec, 2008
IACP (Carlo Celli / Luciano Celli): Rozzol Melara, Trieste, Italy, 1969–1982x - Credits: Ph. Paolo Mazzo, 2010
Minoru Yamasaki / Modam (Mohammad Reza Moghtader): Pahlavi University (today: Shiraz University), Shiraz, Iran, 1960–1979 - Credits: Ph. Hamid Reza Bani, 2017
Theodore “Tao” Gofers: Sirius Apartment Building, Sydney, Australia, 1978–1980 - Credits: Ph. Craig Hayman, 2017
esús Sandoval / Tomás Lugo Marcano / Dietrich Kunckel: Teresa Carreño Theater, Caracas, Venezuela, 1971–1983 - Credits: Ph. Antolin Sanchez, 1990
Fritz Wotruba: Holy Trinity Church, Wien-Mauer, Austria, 1971–1976 - Credits: Ph. Wolfgang Leeb, 2011
John S. Bonnington Partnership (JSBP) / Kuwait Engineering Office (KEO): Souq Al-Muttaheda / Souq Al Masseel, Kuwait City, Kuwait, 1973–1979 - Credits: Ph. Nelson Garrido, 2013
Credits: Ph. Relja Ivanic, 2016
News

In difesa del Brutalismo

Fino al prossimo 2 aprile il Deutsches Architektur Museum (DAM) di Francoforte presenta una mostra interamente dedicata al Brutalismo, realizzata in collaborazione con la Fondazione Wüstenrot e curata da Oliver Elser.

SOS Brutalism, come si intuisce dal titolo, invita a conoscere una delle più importanti correnti architettoniche del secolo scorso, ma anche a preservarne l'integrità.

Molti degli edifici brutalisti rischiano infatti di scomparire, come testimonia la recente vicenda del complesso Robin Hood Gardens a Londra progettato da Alison e Peter Smithson, oggi a rischio di demolizione.

Il percorso espositivo è un omaggio al carattere crudo del calcestruzzo, materiale principe impiegato per la costruzione degli edifici brutalisti negli anni Cinquanta-Settanta.

L’allestimento raccoglie modelli realizzati dalla Technische Universität di Kaiserslautern, fotografie e testi, prendendo in esame architetture realizzate in tutto il mondo, dall'Italia alla Gran Bretagna, dal Giappone all'ex Jugoslavia a Israele, passando per il Brasile. 

E per chi fosse interessato a saperne di più sul movimento brutalista, è stata lanciata una campagna, #SOSBrutalism, pensata come un’estensione della mostra: un archivio consultabile online realizzato in collaborazione con le riviste BauNetz e uncube con oltre mille progetti architettonici che hanno il calcestruzzo nel dna.

 

 

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Fukasawa è il designer giapponese che pratica la semplicità. Nelle sue forme equilibrate non esistono eccessi, solo quello che è necessario. In trentotto anni di carriera ha reinventato sedie, divani, mobili, lampade, congegni elettronici, telefoni. Il suo obiettivo? Migliorare con i suoi progetti la vita di tutti i giorni, attraverso un design “giusto”