Bank Shot, 2018 acrylic, pigment, line marker, oil, charcoal, graphite on linen 165.1 x 137.16 cm. 65 x 54 in. - Credits: Photo: Johna Arnold. © Copyright Caragh Thuring Courtesy the artist and Thomas Dane Gallery
How to spend it, 2018 synthetic indigo, oil, oil stick, gouache, gesso, pigment, graphite, acrylic on linen 152.4 x 213.36 cm. 60 x 84 in. - Credits: Photo: Richard Ivey. © Copyright Caragh Thuring Courtesy the artist and Thomas Dane Gallery
Roger, 2018 oil, oil stick, gesso, pigment, acrylic on dyed linen 152.4 x 213.36 cm. 60 x 84 in. - Credits: Photo: Richard Ivey. © Copyright Caragh Thuring Courtesy the artist and Thomas Dane Gallery
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Caragh Thuring e l’arte del tartan

A Napoli, la celebre galleria londinese Thomas Dane Gallery compie un anno. E per l'occasione, il 19 gennaio inaugura la personale di un'artista che ha un rapporto molto particolare con la città: Caragh Thuring.

Nata nel 1972 a Bruxelles ma cresciuta nel Regno Unito, ha deciso di unire a doppio filo la città partenopea con la sua Scozia, dove ha trascorso l'infanzia, attraverso una serie di lavori che esplorano i vari significati del tartan. I lavori in esposizione nascono da una ricerca approfondita sulla storia e le tradizioni che percorrono il celebre pattern. Proprio a questa ricerca, Caragh deve la scoperta dell'esistenza di una grande tradizione sartoriale napoletana legata al tartan.

Una tradizione che affonda le radici tra le tante botteghe dei sarti in giro per la città: da qui nasce la collaborazione con Isaia, brand storico partenopeo che produce una particolare lana a motivi tartan. I suoi tessuti sono diventati la tela per i dipinti di Caragh: tra le geometrie dei pattern emergono figure che evocano sottomarini, monete, piante e vulcani. La pittura si fonde con il tessuto, creando un contrasto che sfuma man mano che ci si addentra nell'opera. Altri lavori sono invece creati attraverso una tecnica che Caragh ha sviluppato collaborando con alcuni produttori di sete inglesi, e che permette di realizzare tessuti a partire dalle immagini dei suoi dipinti precedenti. Fabbricando la propria tela, Caragh Thuring è in grado di partire non dal vuoto ma da una superficie già attivata. Le abbiamo chiesto di spiegarci meglio le sue ultime opere e di raccontarci il suo rapporto con Napoli.

Come è nata la mostra?

L'esposizione è una continuazione e potenzialmente una conclusione della serie sul tartan a cui ho iniziato a lavorare due anni fa.

Perché sei così affascinata dal tartan?

Stavo realizzando un lavoro sull'ex base nucleare sottomarina statunitense a Holy Loch, in Scozia, e mi ha sorpreso molto scoprire dell'esistenza di un tartan 'Polaris Military'. Lo aveva commissionato un ufficiale della base. Tra le mie nuove opere ci sono due dipinti realizzati sulla lana tartan creata da ISAIA, un marchio di abbigliamento maschile fondato negli anni Venti a Napoli. Non sapevo che il tartan avesse una storia legata alla città di Napoli. Ho scoperto invece che ci sono diverse tipologie di tartan italiano e un forte legame tra la Scozia occidentale e l'Italia. Mi incuriosisce capire cosa rappresenti il tartan per entrambi i paesi e perché continui a essere rilevante in alcuni contesti sociali contemporanei.

Ma cos'è per te il tartan?

Il tartan può essere visto come una bandiera che rappresenta un nome o un territorio. Io l'ho usato per questo scopo e l'ho anche fatto mio utilizzandolo nella realizzazione dei miei dipinti.

Puoi spiegare il processo attraverso il quale hai creato le opere in mostra? Quali tecniche ha usato?

In genere, dipingo direttamente sulle tele senza alcun disegno preparatorio. Il mio approccio artistico è il seguente: assorbo tutto ciò che mi interessa e lo distillo in un'opera. In questa mostra si intrecciano vari lavori: c'è il tartan di lana di ISAIA, ci sono i miei dipinti in cui riproduco i pattern del tartan, e poi c'è il tessuto che si sposa con i miei dipinti precedenti. Sono questi gli elementi fondanti delle mie opere.

Qual è il tuo rapporto con la città di Napoli e perché hai voluto legarla alla Scozia?

All'inizio, Napoli era un desiderio lontano. Circa vent'anni fa, un conoscente mi raccontò le sue avventure a Napoli e ne rimasi completamente affascinata. Volevo un motivo per visitarla... non sono una brava turista! Quando mi trasferii a Londra iniziai a lavorare al The Lacquer Chest, un negozio che vendeva mobili antichi e arte popolare. Avevano anche delle gouache napoletane del Vesuvio e ne comprai qualcuna. Quando alla fine andai a Napoli, ne rimasi entusiasta. È una città viscerale, totalmente a suo agio nella sua pelle, incredibilmente bella. Un esempio di come dovrebbe essere una grande città portuale.

Non tutti la pensano così. Come descriveresti il tuo rapporto con Napoli?

Penso che Glasgow e Napoli condividano alcune caratteristiche importanti, forse per il fatto di essere nate come porti circondati da un paesaggio maestoso.

Cosa ti ha spinto a unire la tua pittura all'arte del tessuto?

Volevo realizzare io stessa il mio tessuto su cui dipingere, in modo che l'immagine fosse integrata nel quadro ancor prima di applicare qualsiasi tipo di pittura. È difficile però dipingere su un tessuto che non ha dimensioni!

La mostra sarà accompagnata da un libro incentrato esclusivamente sui tuoi dipinti dei vulcani. Perché i vulcani?

Quando ho ricominciato a lavorare, il mio primo quadro è stato un dipinto di un vulcano. È qualcosa che mi affascina da sempre: un elemento incontrollabile, pericoloso e misterioso, ma bellissimo da guardare. Ho visitato diversi vulcani e sono stata all'interno della camera magmatica di Thrihnukagigur. Mi considero un'amante profana dei vulcani.

Hai detto: "un quadro ti dice quando è finito". Vale anche per questi lavori in mostra?

Assolutamente sì.

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