Credits: Una veduta della casa. Le pareti sono rivestite da doghe di California Redwood, una varietà di sequoia che rappresenta uno tra i legni più pregiati del mondo: non presenta né nodi né venature. E non viene intaccato dagli insetti. Il nero è stato scelto come colore della casa per consentire di mimetizzarsi perfettamente con la foresta (foto Luca Pioltelli)
Credits: Il ponte che collega la strada con l’ingresso della casa (foto Luca Pioltelli)
Credits: Il ponte passa sopra un ruscello che sfocia poco più avanti in un laghetto (foto Luca Pioltelli)
Credits: Vista dello shooting deck collegato con una scala al deck della piscina. Veniva usato per il tiro al piattello, ora per sessioni di yoga (foto Luca Pioltelli)
Credits: Una stanza che si affaccia a Sud, dove domina la luce che filtra attraverso le vetrate. Le pareti sono protette da brise soleil in legno (foto Luca Pioltelli)
Credits: Gli arredi sono originali, prodotti da Pace Collection negli anni 70. Come la poltrona Gaivota disegnata da Ricardo Fasanello (foto Luca Pioltelli)
Credits: La sala da pranzo con la vetrata rivolta a Sud in direzione della la collina. Una trave di sequoia svolge il ruolo di parapetto. Sulla sinistra, il manifesto originale di C’era una volta il West (foto Luca Pioltelli)
Credits: Vista notturna della piscina nel deck a sbalzo rivolto verso gli appalachi. All’interno, nella zona illuminata, game room con il tavolo da biliardo (foto Luca Pioltelli)
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Case di design: un rifugio in Pennsylvania

monicaagostini

Guarda dritto negli occhi i boschi delle Appalachian Mountains della Pennsylvania mimetizzandosi con l’ambiente che la ospita. Le pareti esterne, ricoperte da doghe di legno di sequoia tinteggiate di un nero opaco, ricordano i tronchi bagnati delle querce dopo un acquazzone. E le fondamenta, di quasi ottocento metri quadrati di casa, sono ben piantate nel terreno umido su cui si estendono cinquanta acri di foresta della Cherry Valley, a un’ora e mezza di macchina da New York.

È Peacock Hill, la country house di Enrico Bonetti e Dominic Kozerski, la coppia di architetti che dai primi anni del 2000 s’è imposta sulla scena del design newyorkese e che Rick Rubin, leggendario produttore discografico, ha appena incaricato di riprogettare la sua nuova casa.

«Eravamo alla ricerca di un terreno vergine. Volevamo costruire una casa per il weekend, dove portare i clienti a toccare con mano il nostro stile, un biglietto da visita, insomma», racconta Bonetti. «Ma gironzolando tra le colline abbiamo intravisto questa, in tutta la sua anomala bellezza».
L’acquisto è stato immediato. L’intervento architettonico minimo.

«Ha alcune chicche degli anni 70 che non abbiamo voluto cambiare, pezzi d’arredamento che si trovano solo in rare aste come i lampadari o il poster originale del film C’era una volta il West».

La casa nasce nel 1975 per mano di un petroliere che comprò l’intera collina. Andava e veniva con l’elicottero per starsene qui solamente un paio di giorni in compagnia, circondato da cuochi e camerieri per poi sparire. Gli affari gli andarono male, però. E la casa gli venne confiscata per essere in seguito riacquistata da un texano dal gusto South West che l’arredò con pezzi comprati a Santa Fe.

«Luce e posizione sono perfette. La parte rivolta a Sud è per lo più vetrata, quella a Nord non ha finestre. È un luogo in cui perdersi. Se mi cercate, andate in una delle stanze con i camini in pietra. Di sicuro mi troverete lì».

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