Gli ospiti dell'incontro - Credits: Ph. Silvia Morara
I relatori dell'incontro - Credits: Ph. Silvia Morara
Stefano Cardini, caporedattore di Icon Design e moderatore dell'incontro - Credits: Ph. Silvia Morara
Andrea Boschetti, architetto e fondatore di Metrogramma - Credits: Ph. Silvia Morara
Stefano Corbella, sustainability officer di COIMA - Credits: Ph. Silvia Morara
A sinistra, Stefano Corbella, sustainability officer di COIMA; a destra, Andrea Boschetti, architetto e fondatore di Metrogramma - Credits: Ph. Silvia Morara
Eugenio Cecchin, amministratore delegato di Ideal Standard - Credits: Ph. Silvia Morara
Gli ospiti dell'incontro - Credits: Ph. Silvia Morara
Il numero di novembre di Icon Design - Credits: Ph. Silvia Morara
La serata si è conclusa con un brindisi nello showroom di Ideal Standard - Credits: Ph. Silvia Morara
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Un confronto a più voci sul consumo collaborativo

Mercoledì 21 novembre, all’interno della nuova sede milanese BORSI9 di Ideal Standard, si è tenuto l’incontro promosso da Icon Design dedicato al tema del consumo collaborativo e ai nuovi modelli di condivisione. È stato un confronto a più voci moderato da Stefano Cardini, caporedattore di Icon Design, che ha visto la partecipazione di Eugenio Cecchin, amministratore delegato di Ideal Standard, Andrea Boschetti, architetto e fondatore dello studio Metrogramma, e Stefano Corbella, sustainability officer di COIMA.

Beni materiali, servizi e conoscenze si trasformano in servizi collettivi. In questo scenario, quali sono le nuove sfide della sharing economy? Eugenio Cecchin affronta la questione partendo dell’evoluzione dell’ambiente domestico, e in particolare dalla zona bagno. «Chi meglio del designer può aiutarci a comprendere il concetto di bagno nell’ambito dell’abitare? Gio Ponti lo ha concepito come ambiente privato. È stata una grande rivoluzione, quella di convertire il bagno da luogo pubblico a privato. Negli anni Settanta c’è stata poi un’altra trasformazione: il bagno ha allargato la sua funzione. Come anche la cucina, sempre più in dialogo con il soggiorno, il bagno si è legato alla zona notte».

Un esempio interessante di come il bagno si è evoluto (e continua a evolversi) nel tempo è Co-bathrooms. The bathroom as a public space, progetto promosso da Ideal Standard in collaborazione con Naba e Domus Academy. «L’obiettivo è stato quello di ripensare il bagno in relazione alla contemporaneità e ai nuovi modi di abitare», spiega Cecchin. «Le nuove generazioni hanno mostrato una forte attrazione per l’idea di utilizzo condiviso, a scapito del concetto di possesso. E il bagno sintetizza bene questa metamorfosi in atto. Il bagno come specchio del cambiamento».

È d’accordo anche Stefano Corbella di COIMA, compagnia di investimento immobiliare particolarmente attiva sul territorio milanese. «Quello che stiamo vivendo negli ultimi 4 anni è in effetti un grande cambiamento. Il mercato immobiliare si è nutrito di paradigmi, fino a quando è subentrata la crisi del 2008. È cambiata l’impostazione dell’investimento immobiliare e sono cambiati gli obiettivi. Gli esempi di maggior successo si contano nei contesti dove c’è condivisione, come testimonia l’High Line a New York oppure lo sviluppo di Porta Nuova qui a Milano. Un tema di fondamentale importanza è la necessità di trovare un punto di equilibrio tra privatizzazione e condivisione, nel connubio tra privato e pubblico. Imparando a condividere la ricchezza attraverso l’implementazione dei servizi».

Per Andrea Boschetti si tratta di un tema complesso e articolato, che apre nuovi scenari e suggerisce dibattiti. «Il consumo collaborativo proietta verso una visione di interesse comune, sicuramente positiva. È un nuovo modello economico che si basa sullo scambio e che rinuncia ai limiti dell’individualità assoluta. Quanto siamo disposti a scambiare? Siamo veramente in grado di farlo? Chi è in grado di accettare cambiamento? In questo contesto occorre ricollocare la persona al centro, alimentando una nuova progettualità. Significa lavorare con un approccio tailor made, dando tagli specifici in base alle esigenze. In veste di progettisti dobbiamo porci un ulteriore quesito: quali sono le invariabili? Secondo me tutti quei luoghi che accetteranno la condivisione, quindi gli spazi pubblici verdi. Tenendo a mente che la conoscenza non va perduta, e tenendo salda l’onestà intellettuale».

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