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Alcune riflessioni sul consumo collaborativo

È riduttivo affermare che i principi alla base della sharing economy siano ideologicamente contrapposti al modello classico del mercato fondato sulla competitività e sull’individualità. Vero è che il consumo collaborativo, come ben raccontato da Rachel Botsam e Roo Ragers nel libro What’s mine it’s yours, si pone quale modello economico innovativo ed antagonista rispetto a quello del libero mercato tradizionale poiché fondato su un insieme di pratiche che attengono fondamentalmente lo scambio tra persone come risposta a domanda di bisogni tradizionali. Beni materiali, servizi e conoscenze vengono fondamentalmente condivisi trasformandosi in servizi collettivi. Ciò sia in ambito pubblico che privato.

È però nella struttura delle città che rileveremo nel prossimo futuro i maggiori cambiamenti, in virtù di questa nuova cultura dell’abitare; un approccio innovativo ai consumi di tutti giorni, che sta già iniziando concretamente a modificare la struttura fisica delle città. Modelli di condivisione di luoghi e spazi quali cohousing e coworking, come in una sorta di utopia friedmaniana, rimettono al centro del vivere quotidiano - nonostante l’epoca dell’astrazione digitale in cui viviamo - le relazioni tra le persone. Concetti tradizionali quali il baratto (bartering), il prestito (lending), il noleggio (renting), lo scambio (swapping), la donazione (gifting) vengono reinventati per ottimizzare in chiave sostenibile gli ambienti urbani tradizionali: mezzi di trasporto, strade, piazze, uffici, servizi alla persona, abitazioni private, spazi dell’ospitalità e luoghi per il divertimento. Come consumiamo diviene molto più importante di cosa consumiamo.

Diciamo innanzitutto che tutto ciò potrà rendere migliore le nostre città a patto che non si dimentichi mai che tale svolta culturale nasce dalla necessità di salvaguardia del piccolo e delicato mondo che abitiamo quotidianamente; un mondo che non può essere lasciato ad un consumo nefasto ed irreversibile, fatto solamente di profitto e speculazione. Mercati più freschi, etici e moderni, pensati per consumatori sostenibili, meno individualisti, più flessibili e modellati per un mondo migliore dell’attuale. Forse siamo solamente messi di fronte ad un nuovo principio di civiltà, cioè che per soddisfare la nostra pretesa di avere - secondo diritti duramente e giustamente conquistati - dobbiamo tornare a confrontarci con il nostro dovere di dare. Guardare avanti appartiene da sempre alla filosofia di Ideal Standard e la nuova sede BORSI9 rappresenta perfettamente questo concetto. Gli spazi sono concepiti per essere un luogo di relazione e di condivisione di idee, che favorisca l’interazione e il pensiero circolare tra professionalità e creatività diverse, stimolando la capacità di creare qualità e incentivare l’innovazione. L’obiettivo è attivare nuovi dialoghi con la città attraverso la programmazione di eventi aperti al pubblico, con volti che appartengono a mondi creativi diversi e che portano in BORSI9 le loro storie e le loro esperienze, incoraggiando nuove visioni e contaminazioni.

MASTERCLASS

Il consumo collaborativo.  
La pretesa di avere e il dovere di dare 
Dibattito sui modelli di condivisione di luoghi e spazi quali cohausing e coworking
che rimettono al centro del vivere quotidiano le relazioni tra le persone.
Per partecipare è necessario confermare la partecipazione: [email protected]

Dove e quando:  

Mercoledi  21 novembre 2018, ore 18.00
Ideal Standard Showroom,
via Giosuè Borsi 9, Milano.

Introduce:
Stefano Cardini (Caporedattore, Icon Design)

Intervengono:
Eugenio Cecchin (Amministratore Delegato, Ideal Standard)
Andrea Boschetti (Architetto, Metrogramma)
Stefano Corbella (Sustainability Officer, COIMA)

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