Credits: © Ýrúrarí
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Tra protezione ed eccentricità: come cambia il design dei dispositivi di sicurezza

Da dispositivo imprescindibile per alcune categorie di professionisti, da sempre tenuti a indossare modelli prodotti nel rispetto di norme tecniche e in grado di rispondere a specifici requisiti, a indispensabile strumento di protezione individuale per effetto della pandemia: l'ascesa delle mascherine, nelle loro molteplici declinazioni, è un fatto conclamato. Le norme precauzionali sul distanziamento sociale, previste anche nella 'Fase 2', ne impongono l'uso con l'obiettivo di fronteggiare la diffusione del virus. Fin dalle prime settimane dell'emergenza, hanno iniziato a circolare progetti di mascherine e visiere protettive sviluppati da designer in tutto il mondo, che hanno così voluto rispondere sia alle difficoltà di reperimento delle versioni più comuni, sia a un'esigenza globalmente diffusa. In questo percorso sono identificabili anche progetti sperimentali, innovativi e persino ad alto tasso di creatività, concepiti quasi come un invito per provare a esorcizzare le paure di questo momento storico.

iSphere by Plastique Fantastique

Prezzo accessibile — circa 20€, tempo di realizzazione richiesto intorno ai 30 minuti, tutorial per il montaggio accessibile a tutti. Questo, in estrema sintesi, l'identikit di iSphere, il progetto open source sviluppato dallo studio berlinese Plastique Fantastique al secolo Marco Canevacci e Yena Young. Dichiaratamente ispirato ai fumetti di fantascienza degli anni Cinquanta e alle visioni utopiche del decennio successivo, iSphere è un casco trasparente individuale. Si crea in autonomia, usando due emisferi di plastica, connessi tra loro con nastro trasparente: il foro su misura, ritagliato in una delle 'calotte', assicura l'inserimento della propria testa. «Il Coronavirus sta cambiando le nostre relazioni personali e influenzando la nostra percezione della realtà. È un virus molto democratico: si diffonde oltre i confini, non ha preferenze per genere, status sociale, culturale o economico. In questo periodo di blocco, ci interroghiamo sulla mutazione della nostra vita sociale e degli effetti della privazione del tocco fisico», raccontano i progettisti che nel video, di Marco Barotti, girano per Berlino con invidiabile nonchalance. Naturalmente muniti di iSphere.

La visiera 'fashion' di Joe Doucet

Come rendere accettabile, anzi attraente, l'utilizzo di una visiera pur senza averne mai desiderata una? Questa la domanda alla quale il progetto del designer statunitense Joe Doucet, esito di una riflessione sui tempi lunghi con i quali l'umanità sarà costretta a misurarsi per effetto della pandemia, intende rispondere. «Fino a quando un vaccino non verrà considerato efficace e non verrà attuato un programma globale di immunizzazione di massa, tutti dovremo integrare le forme di distanziamento sociale e i dispositivi di protezione individuale nelle nostre routine quotidiane. Gli studi hanno dimostrato che le protezioni per il viso o le visiere sono molto più efficaci delle mascherine chirurgiche, ma nel loro attuale formato di base sono scomode», indica Doucet. Il modello sviluppato è tra i primi che intende fare leva sulla reale volontà di scegliere quale dispositivo indossare, senza doversi adeguare, per così dire, a quanto già in produzione. Tra le caratteristiche, l'integrazione degli occhiali da sole che potrebbe contribuire a percepire la visiera come più pratica, riducendo la (diffusa) sensazione di indossare un 'corpo estraneo'.

Credits: Courtesy Joe Doucet
Credits: Courtesy Joe Doucet
Credits: Courtesy Joe Doucet
Credits: Courtesy Joe Doucet
Credits: Courtesy Joe Doucet

Le mascherine secondo la textile designer Ýrúrarí

Di base a Reykjavík, in Islanda, e attualmente alle prese con un master in Art education, la textile designer Ýrúrarí ha conquistato Instagram con il suo profilo (@yrurari). È attraverso questo popolare social network che le sue irriverenti mascherine a maglia hanno iniziato a catturare l'attenzione, divenendo popolarissime ovunque. Tutto è nato all'inizio del mese di aprile, quando la pandemia ha raggiunto il proprio apice nel Paese nordeuropeo e i programmi a breve termine della progettista hanno iniziato a subire modifiche. Concepite come sculture indossabili e non come dispositivi di sicurezza o protezione, le mascherine di Ýrúrarí provano a offrire una interpretazione divertente della regola del distanziamento: naso e bocca sono coperti con giocose o inquietanti 'espressioni alternative' e, talvolta, con singolari 'protuberanze'. Come lei stessa racconta, sono state molte le persone a ispirarsi a questi modelli, trasformando il tempo sospeso della quarantena nell'occasione per riprendere in mano ferri e gomitoli oppure per mettersi alla prova, magari per la prima volta, con il cucito e la maglieria.

Credits: © Ýrúrarí
Credits: © Ýrúrarí
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Credits: © Ýrúrarí
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