State of Extremes, Design Museum Holon - Credits: Image Credit - Elad Sarig
Compression Cradle by Lucy McRae. - Credits: Image Credit - Elad Sarig
Emotigun by Tadas Maksimovas and Marijn Koomen - Credits: Image Credit - Elad Sarig
Valley (Jing'an) by Bas Princen - Credits: Image Credit - Elad Sarig
Voodoo Economics by Thomas Thwaites - Credits: Image Credit - Elad Sarig
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State of Extremes: il rapporto tra design ed estremismi in mostra a Holon

Il Design Museum di Holon, a circa venti minuti da Tel Aviv, festeggia il decimo anniversario con il progetto espositivo State of Extremes, in scena fino al 9 maggio 2020.

Curato da Aric Chen in collaborazione con Maya Dvash e Azinta Plantenga, vuole raccontare gli estremismi di oggi – che siano essi sociali, politici e ambientali – attraverso 70 opere di design. Un'impresa che giunge esattamente dopo 10 anni dalla mostra inaugurale The State of Things, che presentava 70 lavori di designer internazionali e israeliani.

Obiettivo del nuovo progetto è quello di evidenziare la capacità del design di raccontare, rispondere e in alcuni casi contrastare alcuni estremismi di oggi. Ma soprattutto, in un momento storico come il nostro, in cui tutto - dalla tecnologia, alle strutture di potere fino all'impatto ambientale delle attività produttive - sta generando situazioni sempre più estreme, State of Extremes vuole essere un appello alla moderazione.

«Nell'ultimo decennio, il design e l'innovazione ci hanno spinto a immaginare il futuro del mondo alla ricerca di soluzioni ai problemi quotidiani», ha raccontato Maya Dvash, Chief Curator del Design Museum Holon. «Tuttavia, i nostri progressi hanno creato conseguenze imprevedibili per l'umanità. State of Extremes offre un quadro vivido di dove siamo e di dove stiamo andando».

Tra installazioni, oggetti e video, il percorso espositivo di State of Extremes è organizzato in cinque categorie tematiche: Spiraling, Polarization, Extremer, New Normals e Extreme Lab.

Spiralis analizza la tendenza degli estremismi ad autoalimentarsi continuamente, anche grazie ai social network. In questa sezione sono allestite opere come Norman di Pinar Yanardag, Manuel Cebrian e Iyad Rahwan del MIT Media Lab, un programma di intelligenza artificiale che si nutre di notizie web sulle morti violente, oppure Retreat di Xandra van der Eijk, che mostra tre scansioni 3D di un ghiacciaio in contrazione in Svizzera sollevando una domande cruciale: come dobbiamo affrontare i sentimenti derivanti dall'essere complici della distruzione del mondo?

La Dr. Shulamit Katzman Gallery del museo affronta invece la crescente polarizzazione tra il "noi" e il "loro". Qui sono esposti lavori come The Grand Lady di Anna Aagaard Jensen, parte di una serie di sedie che sfidano le norme sociali incoraggiando le donne a rivendicare più spazio, oppure ME & EU di Nathan Smith e Sam T. Smith, creata sulla scia del voto del Brexit nel 2016, una raccolta di 116 cartoline disegnate da creativi del Regno Unito e inviate ai loro coetanei in tutti i 27 paesi dell'UE.

La Galleria Superiore del museo ospita invece le sezioni Extremer e New Normals: nella prima viene presentata, tra le altre opere, l'opera inedita Compression Cradle di Lucy McRae, una nuova installazione che "affettuosamente" avvolge e schiaccia i visitatori per esplorare il bisogno umano di essere toccati anche in un futuro in cui la tecnologia ci allontanerà sempre più dal nostro corpo. La sezione New Normals vuole invece dimostrare quanto gli estremi possano diventare normali, con opere come Baby (Im)possible Baby, Case 01: Asako & Moriga di Ai Hasegawa, un progetto che indaga le possibilità delle coppie omosessuali di avere figli biologicamente affini.

Infine, nel Round Corridor del museo, l'Extreme Lab mette in evidenza i progetti che abbattono i confini tra naturale e artificiale. Le opere spaziano dal Mycelium Vase di Officina Corpusoli ricavato da funghi fino alle capsule d'acqua Ooho di Notpla racchiuse in un estratto commestibile di alghe marine.