Gufram, 1973
Super Design, Francesca Molteni (Italia 2017): Ugo La Pietra
Super Design, Francesca Molteni (Italia 2017): Piero Girardi
Super Design, Francesca Molteni (Italia 2017): Alessandro Mendini
Super Design, Francesca Molteni (Italia 2017): Dario Bartolini, Archizoom
Super Design, Francesca Molteni (Italia 2017): Franco Raggi
Super Design, Francesca Molteni (Italia 2017): Gianni Pettena
Super Design, Francesca Molteni (Italia 2017): Ugo La Pietra
Super Design, Francesca Molteni (Italia 2017): Cristiano Toraldo di Francia, Superstudio
Super Design, Francesca Molteni (Italia 2017): Adolfo Natalini, Superstudio
Super Design, Francesca Molteni (Italia 2017): Gaetano Pesce
Super Design, Francesca Molteni (Italia 2017): Dennis Freedman, collezionista
Super Design, Francesca Molteni (Italia 2017): Lapo Binazzi, UFO
News

Il design radicale in un film

Milano Design Film Festival

Lungometraggio con la regia di Francesca Molteni, SuperDesign (Italia 2017, 62’) fa parte di un progetto di ricerca durato oltre un decennio, a cura di Maria Cristina Didero, che si compone oggi della mostra di pezzi rari, materiale d’archivio e fotografie presso la galleria newyorkese R & Company (fino al 4 gennaio 2018) e dell’omonima pubblicazione edita da The Monacelli Press. Film e monografia mettono in evidenza le figure guida del movimento radicale italiano dal 1965 al 1975, quali Pietro Gilardi, Archizoom Associati, Studio 65, Studio A.R.D.I.T.I., Lapo Binazzi, Superstudio, Ettore Sottsass, Guido Drocco e Franco Mello, Ugo La Pietra e Gianni Pettena.

Il documentario presenta interviste ai designer pionieri e a collezionisti. E fa vedere rare e inedite immagini d’archivio. «Il film parla della genesi e del significato di alcuni progetti dell’immaginario radicale», racconta la regista Francesca Molteni. «Una storia non ancora scritta di anti-design, o forse semplicemente un’altra storia di design. Era un momento di "turbolenza positiva" anche a livello artistico. E anche oggi possiamo intravedere questo virus radicale nei nostri intervistati. Il movimento ha fatto i suoi passi in Italia negli anni Sessanta, attraversata da un’ondata di violenza politica, ma allo stesso tempo un luogo estremamente creativo. Grazie all’energia dei suoi industriali e alla capacità e alla creatività dei suoi designer, l’Italia ha iniziato a diventare un focus globale per il design».

Il film entra anche nella fabbrica di Barolo (CN) di Gufram, che ha permesso la realizzazione di molte delle idee radicali in schiuma poliuretanica. Il materiale diviene esso stesso simbolo del movimento perché insolito e adatto a camuffare quei disegni giocosi, ma densi di significati simbolici e anticonformistici, con sembianze pop e colori vivaci. Il documentario entra nella fabbrica di Gufram che tutt’oggi produce alla stessa maniera quelle icone tra processi industriali e artigianali. E descrive gli oggetti e la loro attualità attraverso le parole sia degli operai – 90 ore per realizzare Il Pratone tra modellazione, ancora realizzata a mano, e stuccatura – sia del trentenne Charley Vezza, Ceo dell’azienda. Quest’ultimo sottolinea la portata innovativa in particolare di Studio 65 che, come i loro omologhi oltreoceano nella Silicon Valley, dai propri garage sperimentavano idee nuove per scardinare lo status quo.

Il film ripercorre e approfondisce la storia degli iconici capolavori includendo immagini di spazi interni quali locali notturni, case private e ristoranti. Anima campagne pubblicitarie e presenta video cinematografici progettati dagli stessi designer radicali negli anni Sessanta e Settanta. Perché multimediale e multi espressiva è stata la loro ricerca.

Il design radicale italiano rappresenta un momento importante nella storia del design internazionale. Ed è tuttora fonte d’ispirazione per gli artisti contemporanei che dialogano con l’industria. Nel rispetto dell’eredità di quel linguaggio, non a caso Charley Vezza ha recentemente prodotto un video in animazione 3D, Planet Gufram (2017) e ha fatto interpretare la materia dna dell’azienda, il poliuretano schiumato, da importanti designer stranieri quali Studio Job (collezione presentata a Design Miami Basel 2017), che con i radicali condividono la ricerca libera e la sperimentazione dell’arredo fuori dai canoni.

Il film «è stata una grande opportunità per indagare il mondo di queste persone interessanti», conclude Maria Cristina Didero, «e per ascoltare e registrare direttamente dalle loro voci i ricordi di un momento così incredibile e fervente della loro carriera e della storia del design internazionale. Siamo stati onorati di aver avuto accesso ai loro pensieri e ai loro sentimenti sulla loro vita professionale e personale di quel preciso momento. Intendevamo documentare la scena del periodo del Radical Design italiano, capire come si sente oggi e proiettare le sue affermazioni nel futuro. Poiché questo progetto riguarda il passato, esamina il presente ma in realtà parla del futuro».

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