Un ambiente di Designblok
Soft Work, il sistema di divani disegnato da Edward Barber & Jay Osgerby per Vitra
Trashformers, il progetto del designer greco Savvas Laz
"Alter objets", la collezione di Erwan Péron
"Brouk", la collezione di Sebastian Vlasák
Fragments, la collezione di Karolína Čechová
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A Praga, non solo design ceco

Alessandro Mitola

Le dimensioni sono contenute, la selezione degli espositori ragionata. Alla sua 21esima edizione, il festival ceco Designblok (Praga, 17-21 ottobre), in scena presso la zona fieristica Výstaviště ospitata nel quartiere di Holešovice  all’interno del distretto Praga 7, continua a muoversi in equilibrio tra arte, design e moda, vetrina per il design locale e internazionale. I numeri, per capire meglio la portata dell’evento, sono i seguenti: 348 espositori, 174 designer, 71 aziende, e poi conferenze, lecture, spettacoli musicali.

«Quest’anno abbiamo scelto di concentrarci sul tema Future. Ci siamo chiesti: in che modo il design può trasformarsi in uno strumento utile per risolvere i problemi della crisi ambientale? Può combattere il consumismo di massa? In breve, può migliorare la vita? Per provare a rispondere abbiamo coinvolto una rosa di esperti provenienti da diversi campi, non solo design», spiega Jana Zielinski, che nel 1999, mentre era all’università, ha fondato Designblok. «Inizialmente si trattava di un evento pensato per una cerchia ristretti di addetti ai lavori, è cresciuto pian piano allargando la sua platea di visitatori. A pensarci bene sono già passati 21 anni, forse è giunto il momento di appendere le scarpe al chiodo (ride, ndr)». 

Dalla gallerista milanese Rossana Orlandi al climatologo ceco Pavel Zahradníček, passando per Pavla Gomba, direttore della divisione ceca di Unicef; Tulga Beyerle, direttrice del Museum of Applied Arts di Amburgo; Andrea Běhounková, direttore di Vogue CS; il designer inglese Jay Osgerby; Nora Fehlbaum, CEO di Vitra; il designer e musicista danese Johannes Torpe. «L’obiettivo di Designblok non è soltanto mettere insieme una selezione di design di qualità, ma anche essere una piattaforma di confronto, un momento di dibattito per prendere consapevolezza della criticità che accompagnano la contemporaneità», prosegue Jana Zielinski. «Il ruolo dei designer sta cambiando drasticamente. I progettisti hanno il compito di trovare possibili soluzioni alle questioni complesse che coinvolgono aspetti sociali, ecologici ed economici. Sono fermamente convinta che il design possa migliorare significativamente le nostre vite».

Passeggiando per gli ambienti dei diversi padiglioni - Art House, Superstudio, Openstudio - emerge la natura eclettica della manifestazione: da un lato i brand del settore, dall’altro progettisti emergenti, fashion designer e piccoli marchi. Naturalmente ci sono sedie, tavoli, divani, vasi, ma i piccoli stand che punteggiano lo spazio ospitano anche borse, zaini da bikemessanger, giacche tecniche per le giornate più fredde, immancabili biciclette, occhiali da sole e da vista, accessori per neomammme e neopapà.

Da sei anni a questa parte, Designblok dà anche voce alle nuove generazioni di designer, concentrati nella sezione Diploma Selection: in mostra i lavori di 15 product designer e altrettanti fashion designer selezionati da una rosa di oltre 100 candidati provenienti da università internazionali. «I progetti presentati quest’anno sono in linea con i temi affrontati nel corso della manifestazione, e indagano le possibilità dei nuovi materiali alternativi alla plastica e al legno», spiega Zielinski. «Si tratta di tematiche di portata globale che trovano applicazione nel design contemporaneo, a riprova che avvicinarsi a questa disciplina significa anche voler maturare punti di vista inediti, per contribuire a migliorare le attuali condizioni del nostro pianeta».