Due Strade - Installation View - opere di Luca Giovagnoli - Credits: Courtesy of Augeo Art Space
Due Strade - Installation View - opere di Luca Giovagnoli - Credits: Courtesy of Augeo Art Space
Due Strade - Installation View - opere di Luca Giovagnoli - Credits: Courtesy of Augeo Art Space
Due Strade - Installation View - opere di Lola Schnabel - Credits: Courtesy of Augeo Art Space
Due Strade - Installation View - opere di Lola Schnabel - Credits: Courtesy of Augeo Art Space
Due Strade - Installation View - Luca Giovagnoli - Credits: Courtesy of Augeo Art Space
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“Le due strade” di Lola Schnabel e Luca Giovagnoli in mostra a Rimini

A Rimini, fino al 26 ottobre, la galleria Augeo Art Space accoglie la mostra Due Strade, una conversazione inedita - a cura di Matteo Sormani - tra l'artista newyorkese Lola Montes Schnabel e Luca Giovagnoli, che torna a esporre nella sua città di nascita.

Pittrice, fotografa e regista, primogenita del grande Julian Schnabel, Lola Montes ha firmato video per Lou Reed (2007) e per Luigi Ontani (2010-2013), mantenendosi in equilibrio tra arti visive e film. Nel 2017 ha portato a Palazzo Marin, in occasione della Biennale di Venezia, la mostra Fluttuazioni, sintesi del suo approccio alchemico all'arte, un magma che contiene vortici di energie e visioni sulla vita.

Oggi, tra le sale secentesche di Palazzo Spina – sede di Augeo Art SpaceLola Montes Schnabel espone sei grandi olii su tela e tre carte realizzate a Scicli, in Sicilia.

Intrise di spiritualità, le sue opere sono architetture astratte di colore da cui emergono memorie di figure, frammenti di corpi ed evocazione di volti. A dialogare con loro sono i lavori dell'artista riminese Luca Giovagnoli, che in questa occasione presenta la nuova produzione artistica incentrata sui temi dell’amore e dell’eros. Una serie di dipinti in cui l'artista, riducendo la gamma cromatica a pochi colori e lasciando spazio alla risolutezza del nero, ferma all'infinito il momento del desiderio. Una narrazione di corpi, movimenti e fisicità che vuole liberare la fantasia imprigionata dal giudizio.