Emilio Vedova a Palazzo Reale - Credits: © Marco Cappelletti per Alvisi Kirimoto
Emilio Vedova a Palazzo Reale - Credits: © Marco Cappelletti per Alvisi Kirimoto
Emilio Vedova a Palazzo Reale - Credits: © Marco Cappelletti per Alvisi Kirimoto
Emilio Vedova a Palazzo Reale_model - Credits: © Alvisi Kirimoto
Emilio Vedova, Absurdes Berliner Tagebuch '64_Plurimo - Credits: © courtesy of Fondazione Emilio Vedova
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Emilio Vedova secondo lo studio Alvisi Kirimoto

Fino al 9 febbraio 2020, Palazzo Reale di Milano ospita la mostra sull'opera di Emilio Vedova, artista tra i più influenti del XX secolo, a cui è dedicata una grande retrospettiva in occasione del centenario della sua nascita.

Curata da Germano Celant, si sviluppa sul progetto architettonico dello studio Alvisi Kirimoto occupando la Sala delle Cariatidi e la Sala del Piccolo Lucernario, dove è allestito un itinerario biografico che anticipa la narrazione della sala principale.

L’allestimento è incentrato su due periodi chiave per l'evoluzione del pensiero pittorico dell’artista, gli anni ‘60 e gli anni ‘80, e ha l’intento di far emergere il contributo di Vedova all’arte moderna e contemporanea valorizzando al contempo l’ambiente.

Protagoniste della mostra sono 40 opere scelte per la loro capacità di raccontare il percorso artistico e umano di Emilio Vedova: si va dai dipinti e le sculture degli anni '60 come il ciclo dei Plurimi, fino alle grandi tele e i Dischi degli anni '80, grossi dipinti in tondo installati a terra.

La Sala delle Cariatidi è attraversata diagonalmente da un setto in pannelli di OSB grigi, lungo oltre 30 m, alto 5 m e profondo 1 m, sovrastato da un’esile struttura luminosa che ne bilancia la matericità in un gioco di gravità e leggerezza. Verniciata di nero, la struttura metallica riprende gli strumenti che Emilio Vedova utilizzava nel suo studio di Venezia, sostenendo le luci che illuminano le opere a terra, due binari sospesi paralleli al muro con fari che illuminano le installazioni a parete, e due opere. Al pavimento, invece, si snoda una pedana con una finitura superficiale di colore grigio con grana simile al cemento.

«Lo spazio, maestoso e denso, si adatta perfettamente al valore spaziale del lavoro di Emilio Vedova, alla sua profondità materica e all’essenza dinamica delle sue opere. Per questo, insieme a Germano Celant, abbiamo pensato di fendere lo spazio con un muro diagonale: un gesto minimale e al tempo stesso radicale, che permette un’esperienza doppia e orienta il visitatore», hanno spiegato Massimo Alvisi e Junko Kirimoto.