The Threshing House exhibition venue in Fiskars Village. - Credits: Photo: Kerttu Penttilä
Richard Ibghy and Marilou Lemmens, Anthology of Performance Pieces for Animals, 2018. Installation view,Fiskars Village Art & Design Biennale 2019 - Credits: Photo: Kerttu Penttilä
Richard Ibghy and Marilou Lemmens, Piece for Cichlid Fish, Visual Landmarks, and Shrimp, from the series Anthology of Performance Pieces for Animals. Bamboo, pompom, coloured acetate, paper, ink. 2018
Tuomas A. Laitinen, Dossier of Osmosis, 2018. Installation view, 21st Biennale of Sydney 2018, Museum of Contemporary Art Australia. - Credits: Photo: Silversalt photography. Courtesy of the artist and Helsinki Contemporary.
Nikari Workshop - The Finnish furniture manufacturer Nikari was responsible for building four benches, designed by Wataru Kumano, Klaus Hackl, Cecilie Manz, and Hugo Passos. - Credits: Photo: Helsinki Design Weekly / Elena Palomo
Nikari Workshop - Credits: Photo: Helsinki Design Weekly / Elena Palomo
Social seating: Simo Heikkilä - Credits: Photo: Kerttu Penttilä
Social Seating: Hugo Passos - Credits: Photo: Kerttu Penttilä
Social seating: Seinä Bench of Designer Julien Renault - Credits: Photo: Julien Renault Objects
Social seating: Kip bench by designer Keiji Takeuchi - Credits: Photo: Keiji Takeuchi
Social seating: Martino Gamper - Credits: Photo: Kerttu Penttilä
Social seating: Maria Jeglinska - Bellevue Bench - Credits: Photo: Kerttu Penttilä
News

La nuova Fiskars Village Art&Design Biennale

La prima edizione della Fiskars Village Art&Design Biennale è lenta, piccola e meditativa. Per fortuna. Perché delle biennali vaste, stressanti e espresse se ne inizia volentieri a fare a meno.

A un’ora di macchina da Helsinki e a una da Paimio, il villaggio è un placido luogo teatro di piccole e grandi epopee della cultura materiale finlandese. Le archeologie industriali – capannoni e fonderie che un tempo accoglievano l’azienda passata alla storia per le forbici dall’impugnatura ergonomica color arancione - sono la memoria di un’impresa che oggi produce altrove e agglomera sotto l’ombrello del gruppo Fiskars altri marchi come Ittala, Wedgwood e Royal Copenhagen.

Il marchio fu fondato nel 1649 e ha preso il nome dal fiume Fiskars. Per proprietà transitiva e metonimica tutto qui è all’insegna dell’artigianato, delle arti applicate e del design anche grazie a realtà come l’azienda di arredi lignei Nikkari e il consorzio Onoma che federa gli artigiani, gli artisti, i designer residenti in paese. La relazione col contesto più vasto che ci circonda, il rapporto con la comunità sociale nella quale siamo inseriti, i processi di produzione che sottendono la realizzazione di un manufatto sono i temi della biennale che ha assegnato a tre curatori altrettante mostre.

Jenni Nurmenniemi ha curato Beings with, la collettiva d’arte che espone lavori di artisti che ragionano sulla coesistenza tra specie differenti in relazione alla funzionalità di alcuni materiali. Il tema urgente è quello di spostare l’attenzione verso paradigmi di vita che non prevedano soltanto una prospettiva centrata sui bisogni dell’essere umano. Tra gli artisti presenti, i lavori più efficaci sono stati quelli di Tuomas A. Laitinen, Richard Ibghy e Marilou Lemmens, Marjolijn Dijkman e Alma Heikkils.

Anniina Koivu ha orchestrato la mostra più ricca e complessa. S’intitola Factory e offre attraverso una galleria di progetti storici e contemporanei una disamina accessibile e dotta dei processi produttivi a monte di icone, esperimenti, edizioni e industrie. Un apparato allestitivo chiaro, ricco di oggetti e relativi video divulgativi dispone le diverse fasi che raccontano la genesi di un progetto. Il saper fare attraverso esempi molto diversi per storia, contesti, cronologia e materiali suggerisce una strategia per trasformare la vocazione e la storia di Fiskars in un protocollo d’azione con prospettive di formazione, promozione e sviluppo sostenibile. Per esempio è il caso di Giulio Ridolfo, designer e esperto di colore, di cui è esposta la ricerca analogica attraverso la quale sintetizza diorami cromatici.

La terza mostra invade la città e ridisegna con poesia l’arredo urbano di questo borgo nordico di seicento anime che tra maggio e settembre diventa meta turistica particolarmente trafficata. Da un’idea di Jasper Morrison, qui in veste di curatore, lungo le due sponde del fiume sono state posizionate diciotto nuove panchine. Un brief senza fronzoli quello di Social Seating, che dota la città di un eterogeneo sistema di sedute pubbliche da esterni che per grammatica, tipologie e concept sorprende e invita all’uso del percorso urbano suggerito con le panchine. La selezione dei designer segue raggruppamenti molto precisi con i maestri finlandesi Simo Heikkila e Harri Koskinen, la squadra dei senior londinesi Stafford Schmool, Michael Marriott e Martino Gamper (d’adozione), le progettiste dall’estetica nord europea come la danese Cecilie Manz e la franco-polacca Maria Jeglinska, la brigata giapponese con Keiji Takeuchi, Wataru Kumano e Sosuke Nakabo, i francofoni Michel Charlot, Thelonious Goupil e Julien Renault. La squadra si completa col portoghese Hugo Passos e poi Aino Michelsen, Klaus Hackl e Jens Fager. I diversi profili sono accomunati da una fede nel design come balsamo che interviene nelle maglie più intime della società e delle imprese, qui rappresentato dall’incontro lento, minimo e silenzioso di una panchina in riva al fiume.

La prima edizione della Fiskars Village Art&Design Biennale è lenta, piccola e meditativa. Fino al 15 settembre.
Qui il programma della manifestazione.