Hotel Parco dei Principi di Sorrento
Gio Ponti - Le Infinite Combinazioni - Credits: La Triennale
Decoro Tipo 27, Gio Ponti - Credits: La Triennale
Credits: La Triennale
Alcuni schizzi del progetto - Credits: La Triennale
Decoro Tipo 13, disegno originale di Gio Ponti - Credits: La Triennale
Decoro Tipo 15, disegno originale di Gio Ponti - Credits: La Triennale
Gio Ponti al lavoro presso Ceramica D'Agostino, 1970 - Credits: La Triennale
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Le ceramiche di Gio Ponti in mostra a Milano

Abbracciano tutti i toni del blu le ceramiche disegnate nel 1962 da Gio Ponti per l’Hotel Parco dei Principi di Sorrento, storica architettura incastonata nella roccia che affaccia sul Golfo di Napoli. Le splendide maioliche sono realizzate dal maestro milanese mediante una serie di combinazioni matematiche e geometriche, e rivestono tutte e cento le camere, così come la hall, la reception, il bar e il ristorante.

«Date a uno un quadrato di venti per e, benché nei secoli tutti si siano sbizzarriti con infiniti disegni, c’è sempre posto per un disegno nuovo, per un  vostro disegno, non ci sarà mai l’ultimo disegno», scriveva Ponti a proposito del progetto di Sorrento.

In scena alla Triennale di Milano, dal 10 febbraio al 5 marzo, la mostra Gio Ponti: L’Infinito Blu curata da Aldo Colonetti e Patrizia Famiglietti, con la collaborazione di Salvatore Licitra, presenta i disegni originali di Gio Ponti, unitamente agli appunti di lavorazione, le fotografie del laboratorio dell’azienda dove l’architetto ha lavorato a fianco degli artigiani e operai, insieme alle ceramiche originali dell’epoca. E inoltre mette in scena la riproduzione di 27 maioliche, insieme a 5 decori inediti, oggi realizzati dai maestri decoratori della Ceramica Francesco De Maio, che nel 1990 ha rilevato la ex Ceramica D’Agostino, oggi Antiche Fornaci D’Agostino.

A complemento della mostra, un catalogo che annovera interventi di Aldo Colonetti, Gianni De Maio, Patrizia Famiglietti, Salvatore Licitra, Lisa Licitra Ponti, Fulvio Irace, Fabrizio Mautone e, in particolare un dialogo con l’amico Gillo Dorfles, con cui Gio Ponti seguì la direzione della rivista Domus.

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