La sede di OWIU - Credits: Photo credit Justin Chung
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Progettare sotto un cielo di carta di riso giapponese

Versatile, resistente e persino poetica, grazie alla peculiare capacità di lasciarsi attraversare dalla luce: il washi, o carta giapponese, è una delle produzioni identitarie del Paese del Sol Levante. Particolarmente radicata nella regione di Tokushima, questa tipologia di carta è variamente impiegata nella produzione di oggetti ed elementi di arredo.

Guidato da Amanda Gunawan, architetta originaria dell'Indonesia ma cresciuta a Singapore, e dal collega Joel Wong, originario di Singapore, lo studio di architettura OWIU (Only Way Is Up) ha deciso di esplorare le potenzialità decorative del washi direttamente nel proprio ambiente di lavoro. All'interno dell'ufficio della società di progettazione, che ha sede a Los Angeles, è stata infatti allestita un'installazione a soffitto interamente realizzata con questa speciale tipologia di carta. 

Il sistema sviluppato dai progettisti affianca alla semplicità d'uso una spiccata capacità di riadattamento: i singoli elementi in washi sono attaccati ad anelli che, a loro volta collocati, sono ancorati a una griglia metallica. Una modalità che intende favorire nuove configurazioni per questo 'cielo di carta di riso giapponese'. Determinante nella genesi del progetto è stato l'incontro, avvenuto in Giappone, tra i due architetti e l'artigiano nipponico Isao Nakamura, che ancora produce a mano la carta washi. Senza successori che prenderanno il suo posto, il processo di produzione manuale da lui sviluppato è destinato a perdersi per effetto del suo ritiro.

Eppure, anche che gli architetti contemporanei possono provare ad agire in questo tipo di dinamiche, dimostrando, proprio come avviene nell'installazione washi, che esistono sempre possibilità di incontro tra metodi e tradizioni apparenentemente distanti nel tempo e nello spazio.