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Goodbye John Giorno: un ricordo

Affrancò la poesia dagli stereotipi che la ingabbiavano, rendendola libera di assumere le forme che voleva. Evanescente come la musica, condensata in poche parole, colorata, ironica, ribelle. È morto venerdì 11 ottobre all'età di 82 anni il poeta newyorkese di origini lucane John Giorno, grande artista della Performance Poetry.

Figlio della Beat Generation e della pop art di Andy Warhol (di cui fu amico e amante), intrecciò arte e poesia attraverso iniziative che tratteggiavano una nuova concezione di quest'ultima, organizzando letture nei luoghi più strani e originali, oppure con progetti come Dial-A-Poem (1969), che al MoMA di New York faceva ascoltare al telefono alcune poesie registrate su vinile, o i poem paintings, frasi stampate con cui restringeva concetti dissacranti come "Life is a killer", "Filling What Is Empty, Emptying What Is Full", "Inside delusion / everything is delusion / including wisdom". O ancora: con la fondazione Giorno Poetry Systems, che mischiava tecnologia e poesia attraverso dispositivi multimediali. Fu un camaleonte della poesia, e ogni opera ne metteva in discussione l'accezione più classica.

Durante la sua vita collaborò con i mostri sacri della letteratura, dell'arte e della musica come William Burroughs, Allen Ginsberg, Patti Smith, Laurie Anderson, Philip Glass, Robert Rauschenberg, Robert Mapplethorpe e i R.E.M, spaziando tra vari linguaggi artistici, per lui fluidi e permeabili.

Nel suo libro You Got To Burn To Shine, uscito nel 1994, John Giorno raccontava alcuni dettagli della sua vita personale, come la relazione con Warhol e l'incontro sessuale con Keith Haring, arrivando fino alle sue riflessione sul credo buddista. Fu autore di numerosi libri di poesia, tra cui La saggezza delle streghe, pubblicato nel 2006.

Nel 2015 suo marito Ugo Rondinone gli dedicò la mostra al Palais de Tokyo di Parigi I love John Giorno, una dichiarazione d'amore che celebrava la sua immensa opera.