Credits: Postmodern Architecture Less is a Bore, published by Phaidon. © Phaidon
Credits: Tomi Ungerer and Ayla Suzan Yöndel: Kindergarten Wolfartsweier, Karlsruhe, Germany, 2002. Picture credit: © Dirk Altenkirch (page 70, bottom)
Credits: Kengo Kuma: M2 Building, Tokyo, Japan, 1991. Picture credit: © wakiiii (page 42)
Credits: Frank Gehry and Claes Oldenburg: Chiat/Day Building, Los Angeles, California, 1991. Picture credit: © Elizabeth Daniels (pages 68-69)
Credits: Postmodern Architecture Less is a Bore, published by Phaidon. © Phaidon
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Less is a Bore: un libro celebra l’architettura postmoderna (e i suoi eccessi)

Fateci caso. Negli ultimi anni, parallelamente alla corsa per la conquista di record in ambito architettonico e alla progressiva presa di coscienza delle urgenze sul fronte climatico, si assiste al crescente interesse verso una specifica 'categoria' di edifici: quelli in grado di stupire, magari per la loro stravaganza e audacia o, semplicemente, per la capacità di porsi 'fuori dal coro'. Può trattarsi di strutture abbandonate, sulle quali agiscono il tempo e la natura, di interventi rimasti incompiuti per diverse ragioni, di architetture che offrono risposte 'alternative' al programma funzionale assegnato.

Sono espressione di quest'ultima tendenza gli oltre 200 esempi riuniti da Owen Hopkins in Postmodern Architecture. Less is a Bore, il nuovo volume edito da Phaidon che si addentra in una delle correnti architettoniche più controverse (e attrattive) del Novecento. Profondamente legato alla figura di Robert Venturi, il Post Modern rivela in questa pubblicazione, densissima di immagini in maxi formato, un'insospettabile 'longevità'. Lo testimoniano alcuni recentissimi lavori inclusi nel libro, come l'Ordnance Pavilion di Studio Mutt nel Regno Unito (2018) e l'ipnotico Industrial City Mural dell'inarrestabile Camille Walala, realizzato a Brooklyn (2018).

All'interno di questo caleidoscopio di soluzioni formali e volumetriche, tra curiosi azzardi, eccentrici interni e spavalde rotture dello stile prevalente in contesti urbani altrimenti omogenei, il lettore è accompagnato da citazioni di architetti, designer, filosofi, scrittori, critici, registi, politici e musicisti. A tenere decisamente lontana la noia, pagina dopo pagina, non è dunque solo l'estrema varietà dell'architettura postmoderna (di ieri e dei giorni nostri), ma anche gli efficaci 'contrappunti' di figure come il disc jockey italiano Giorgio Moroder e l'indimenticabile David Bowie.