Fallen Fruit, Palazzo Butera - Credits: Ph. Wolfgang Träger -Manifesta 12, Palermo
Renato Leotta, Palazzo Butera - Credits: Ph. Wolfgang Träger -Manifesta 12, Palermo
Sergey Sapozhnikov, Palazzo Butera - Credits: Ph. Wolfgang Träger -Manifesta 12, Palermo
Uriel Orlow, Palazzo Butera - Credits: Ph. Wolfgang Träger -Manifesta 12, Palermo
Orto Botanico, Leone Contini - Credits: Ph. Wolfgang Träger -Manifesta 12, Palermo
Alberto Baraya, Orto Botanico - Credits: Ph. Wolfgang Träger -Manifesta 12, Palermo
Orto Botanico, Lungiswa Gqunta - Credits: Ph. Wolfgang Träger -Manifesta 12, Palermo
Orto Botanico, Toyin Ojih Odutola - Credits: Ph. Wolfgang Träger -Manifesta 12, Palermo
Cooking Section, Chiesa di S. Maria dello Spasimo - Credits: Ph. Wolfgang Träger -Manifesta 12, Palermo
Michael Wang, Orto Botanico - Credits: Ph. Wolfgang Träger -Manifesta 12, Palermo
Cooking Sections, Giardino dei Giusti - Credits: Ph. Wolfgang Träger -Manifesta 12, Palermo
Tanja Bruguera, Palazzo Ajutamicristo - Credits: Ph. Wolfgang Träger -Manifesta 12, Palermo
Vijgen Richard, Palazzo Ajutamicristo - Credits: Ph. Wolfgang Träger -Manifesta 12, Palermo
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A Palermo è in scena Manifesta, Biennale nomade di arte e cultura

Palermo crocevia di tre continenti in cui si intrecciano le trame del Mediterraneo è oggi un cantiere aperto, da scoprire. Domina la bellezza delle venti sedi non istituzionali scelte per ospitare 50 progetti, video, installazioni e opere d’arte su temi sensibili come l’immigrazione e la relazioni interculturali. Dialogo difficile. Il cuore è nel quartiere della Kalsa al Teatro Garibaldi; da qui si inizia un tour tra le anime barocche, sveve, arabo-normanne di sontuosi palazzi in restauro, chiese, oratori. Da sindrome di Stendhal.

Il Giardino Planetario. Coltivare la coesistenza è il titolo della 12a edizione di Manifesta, Biennale nomade di arte e cultura, dalla metafora botanica del libro del paesaggista Gilles Clément il quale rapporta il mondo a un giardino di cui l’uomo deve prendersi cura. Tra idealizzazione e realtà. Quattro i creative directors: Ippolito Pestellini Laparelli di OMA; Bregtje van der Haak, giornalista e regista di origine olandese; Andrés Jaque, architetto e ricercatore spagnolo; e Mirjam Varadinis, curatrice d’arte contemporanea nata in Svizzera, che hanno invitatoarchitetti, artisti, botanici, collettivi, designer, film maker a esplorare le molteplici stratificazioni di Palermo: dal sottosuolo al cielo.Seguendo tre macro temi.

Garden of flows esplora, attraverso la botanica, un sincretismo geografico e gastronomico. A Palazzo Butera, acquistato nel 2016 da Massimo e Francesca Valsecchi e in fase di ristrutturazione, un pavimento di un salone centrale è ricoperto di maioliche di argilla e messo poeticamente in relazione con la porzione di un giardino di agrumi nell’installazione ambientale dell’artista italiano Renato Leotta. In altra stanza del palazzo l’installazione immersiva dei Fallen Fruit un eden stampato su carta da parati e tendaggi e al centro una mappa delle centinaia di alberi da frutta che ancora resistono in città. All’Orto Botanico, fondato nel 1789 come laboratorio per studiare specie botaniche provenienti da altri Paesi, Leone Contini crea un orto temporaneo con varietà di zucchine importate dall’Asia e dall’Africa. Contaminazioni di culture e colture. I Cooking Sections (Alon Schwabe e Daniel Fernadez Pascual), analizzano il tema della siccità e reinterpretano tecniche agricole secolari: un contemporaneo giardino pantesco circolare, dove le pietre ossidiane sono sostituite da mattoni traforati alla Chiesa dello Spasimo, e un sistema di reti gialle al Giardino dei Giusti favoriscono un microclima per proteggere le piante da frutto. Da visitare con un pranzo “al secco” proposto da alcuni alimentari della Kalsa.

Out of Control Room svela come nulla sfugga al controllo di droni e satelliti: a Palazzo Ajutamicristo sul soffitto di un salone la tecnica illusionistica del sotto in su, è un’illusione ottica digitale, nel video Connected by air di Richard Vijgen che proietta il traffico di dati e oggetti che transitano in cielo. L’opera di Tania Bruguera indaga sul caso di Muos (Mobile User Objective System): un sistema imponente di satelliti della marina americana a Niscemi che comanda droni e velivoli a pilotaggio remoto. Se avete avvistato qualcosa di anomalo da una cabina telefonica della Sip Call- A- Spy, installazione del collettivo The Peng, potete fare una telefonata anonima a una spia scegliendo tra un database di 5000 numeri telefonici di agenzie di intelligence. A Palazzo Forcella de Seta, che sorge sulla porta dei Greci in stile neoclassico con decorazioni arabescanti dall’eclettismo dei diversi proprietari, Signal Flow di Laura Poitras sottolinea la crescente presenza di forze militari statunitensi in Sicilia. D’impatto la piramide di sale, di Patricia Kaersenhout nel salone centrale: narra di una leggenda degli schiavi dei Caraibi. Si dice evitassero di mangiare sale per diventare più leggeri e ritornare così in volo fino in Africa, mostrando la capacità umana di usare l’immaginazione per soddisfare il desiderio di libertà.  

In piena crisi mondiale Manifesta cerca risposte al problema millenario dell’immigrazione con video/documentari, testimonianze, analisi, dati e statistiche. Risponde la città di Palermo, esempio reale di accoglienza e integrazione di culture e identità diverse che convivono, offrendo una prospettiva di lettura dell’Europa che parte dal Mediterraneo. City on stage attiva sinergie con gli abitanti e rilegge le tradizioni, indagando la società siciliana e il territorio. Con performance e progetti che coinvolgono i palermitani spostandosi anche in periferia, dalla Costa Sud a Pizzo Sella (teatro negli anni ‘80 di una terribile colata di cemento abusiva) allo ZEN, quartiere di edilizia popolare progetto di Vittorio Gregotti, dove Coloco + Gilles Clément hanno creato un giardino/sociale su un terreno abbandonato invitando gli abitanti a prendersi cura del proprio spazio abitativo. Coltivando la coesistenza.

Sono una nessuna o centomila le anime di Palermo? Atlas, la ricerca di Oma su Palermo, strumento commissionato da Manifesta con uno studio del territorio, ha l’obiettivo di offrire competenze diverse e durevoli prospettive che consentiranno forse a Palermo e ai suoi cittadini di esplorare a fondo le potenzialità latenti di questa capitale della cultura del Mediterraneo. Si spera anche dopo il 4 novembre.