Maurizio Cattelan: Be Right Back, Maura Axelrod (USA 2016, 95’).
Maurizio Cattelan: Be Right Back, Maura Axelrod (USA 2016, 95’).
Maurizio Cattelan: Be Right Back, Maura Axelrod (USA 2016, 95’).
Maurizio Cattelan: Be Right Back, Maura Axelrod (USA 2016, 95’).
Maurizio Cattelan: Be Right Back, Maura Axelrod (USA 2016, 95’).
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Presente in sala, Maurizio Cattelan

Milano Design Film Festival

Il docu-film su Maurizio Cattelan, uno degli artisti più irriverenti, provocatori e geniali dell’arte contemporanea sarà nelle sale italiane il 30 e 31 maggio, nell’ambito del programma Grande Arte al Cinema. A realizzare Maurizio Cattelan: Be Right Back, distribuito da Nexo Digital in collaborazione con Feltrinelli Real Cinema, è la regista americana, specializzata in reportage e documentari, Maura Axelrod che ha intervistato curatori, collezionisti, luminari del mondo dell’arte ed ex-fidanzate, per restituirci non soltanto la complessità della visione artistica dalle origini a oggi, ma anche l’ironia che pervade opere e azioni. Tra i protagonisti anche l’amico Massimiliano Gioni, critico d’arte e direttore associato del New Museum of Contemporary Art di New York, che per un periodo alla fine degli anni Novanta è stato la controfigura di Cattelan, divenendo a sua volta una performance.

Perché Maurizio Cattelan come soggetto per un documentario? «Il suo lavoro è un buon modo per introdurre a un pubblico generalista l'idea di arte concettuale», spiega Maura Axelrod. «Il lavoro e la carriera di Maurizio sono anche un caso perfetto per esaminare il mercato dell’arte degli ultimi dieci anni». In che misura Cattelan ha partecipato al film? «Ha incoraggiato il suo network di amici e collaboratori a partecipare. Ma lui è stato riluttante a essere ripreso. Così ho cercato di capire come realizzare un film su una persona non presente che non fosse soltanto l’ascolto di persone che hanno avuto a che fare con lui. Così abbiamo creato delle animazioni che facessero vivere il personaggio».

Il mistero è al centro della storia. Sappiamo molto di Maurizio Cattelan ma ancora non sappiamo niente. «La verità è una funzione dell’efficienza», sostiene Maurizio. «Ma la localizzazione della verità è impossibile. Alla fine, si scopre di avere più domande dell’inizio. E che siamo stati trascinati dall’ambiguità del personaggio». Non a caso, fa parte della cifra artistica di Cattelan rendere gli spettatori complici e dominanti rispetto all’opera. Oltre al senso che irritati quando da essa ci si sente abbindolati. «Nulla è sacro nella sua vita e nel suo lavoro. L’establishment si sente sfidato, come se stesse in una barzelletta. E il divertimento fa parte del lavoro».

Come è stato strutturato il film? «Ho cercato di rendere una testimonianza sul lavoro e la personalità. Ma più sviluppavamo le sue idee, più esse divenivano storie all’interno di una storia. Tutto nel film è completamente vero, ma in qualche modo si allontanarsi dalla ‘verità’». Chi ha progettato le sequenze animate? «Katy Davis, autore del famoso video di YouTube Empathy vs. Sympathy con Dr. Brené Brown. Amo i dettagli di quel video, in particolare la natura espressiva dei personaggi. Abbiamo lavorato con Katy per creare le vignette che animano le parti non riferite alle opere d’arte. Maurizio sembra Pinocchio: il suo naso cresce al progredire della storia». Molto metaforico! L’analogia di Pinocchio è una capitolo rilevante nel film. «È importante per me che la gente capisca che il lavoro di Maurizio può essere divertente ma anche grave e doloroso. Alcune delle sue creazioni parlano dei più tragici e orribili aspetti della vita. Sentirsi soli, disperati o spaventati come parte della condizione umana. Il suo genio sta nel prendere questi grandi temi in modo singolare, facendo in un primo momento ridere le persone».

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