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Il robot umano nel sogno del suo creatore

Milano Design Film Festival

L’anticonformista e guru dell’intelligenza artificiale Ben Goertzel cerca di costruire la prima macchina pensante a Hong Kong. Ma, mentre cerca di superare ostacoli personali e tecnologici, le storie sul suo passato mettono in dubbio la credibilità del suo lavoro. È il film Machine of Human Dreams (Roy Cohen, UK/Hong Kong 2015), première italiana presentata dal direttore di Icon Design Michele Lupi alla quinta edizione di Milano Design Film Festival (venerdì 20 ottobre, ore 20.45, Anteo Palazzo del Cinema).

Goertzel è cresciuto in una comunità hippie durante la guerra del Vietnam. Ispirato dalla fantascienza, immagina un mondo razionale e perfetto che trascende la violenza degli Anni 70. Da allora, dedica la sua vita allo sviluppo di OpenCog, un software modellato sulla mente umana. Ma affinché OpenCog funzioni, ha bisogno di un corpo. Il regista britannico Roy Cohen segue per tre anni i tentativi di Ben di creare il prototipo di OpenCog a Hong Kong, con il finanziamento del Governo locale.

La sua storia è quella di un scienziato geniale e ambivalente, riferimento di una generazione di tecnologi dell’intelligenza artificiale. Goertzel ha coniato il termine Artificial General Intelligence (A.G.I.) ben prima che start-up come DeepMind fossero acquistate da Google. Infatti, il co-fondatore di DeepMind, Shane Legg, ha lavorato per Goertzel nel 2000. Ma, a differenza di Legg, Ben ha cercato, e sta cercando, di rendere l’A.G.I. open source e condivisibile con chiunque abbia accesso a Internet.

Ben: genio o folle? Questa è la domanda che il pubblico si chiederà per tutto il film. E anche: l’A.G.I. è davvero un’innovazione che cambierà il mondo o è la chimera di un popolo di nerd? Il documentario metterà in relazione testimonianze dirette di Ben Goertzel con interviste a colleghi ed esperti del suo lavoro per comprendere l’approccio lavorativo e la filosofia sottesa. Ben è uno spirito libero, quello condiviso dai promotori dell’open source, non in grado di collaborare per le grandi corporazioni o le multinazionali – IBM e Bell Labs hanno avuto dipartimenti interni di intelligenza artificiale, oggi chiusi perché non commerciali. Goertzel ci appare come un imprenditore “imperfetto” e un pensatore trans-umanista. Ma soprattutto come un sognatore appassionato.

Così il regista Roy Cohen lo descrive: «Ho intervistato decine di ‘trans-umanisti’ prima e durante le riprese. La mia naturale inclinazione mi porta sempre a dubitare di chiunque creda, senza riserve, nella promessa della tecnologia come veicolo del Bene. Questo film è il mio tentativo di capire perché e in che modo questi tecnici sperano di cambiare l’umanità. Oppure, per usare la spiegazione di Ben a suo figlio, ‘perché questo pazzo di scienziato ha deciso di rendere l’umanità obsoleta’. Quello che questo film ci trasmetterà è che la storia di una tecnologia radicale come l’A.G.I. è la storia della passione umana. E di una serie di ostacoli: quando le valutazioni del Governo sono insoddisfacenti, o le persone intorno a lui hanno dubitato di poter realizzare la sua visione grandiosa. Le radici di questa passione vengono esplorate anche con immagini d’archivio di opere di fantascienza e foto personali dell’infanzia di Ben in una comunità hippie dell’Oregon. Il film ha anche un messaggio più generale: viviamo in un’epoca in cui tecnici visionari hanno più influenza sulle nostre vite che mai».

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