Nanda Vigo insieme all'artista tedesco Heinz Mack, 1975. - Credits: Foto: Tony Evans/Timelapse Library Ltd./Getty Images
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Addio a Nanda Vigo, trasformò la luce in design

Si è spenta sabato 16 maggio Nanda Vigo, artista e designer milanese, tra le figure più stimate della scena creativa italiana del XX secolo. Nata a Milano nel 1936, visse e lavorò in Africa, a Losanna e a San Francisco, sebbene a influenzarla profondamente furono le architetture di Giuseppe Terragni, da cui imparò a osservare la luce, elemento centrale nella sua opera.

Proprio attorno al rapporto tra luce e spazio costruì il suo lavoro di architetto e designer, come nel caso dei suoi celebri Cronotopi, a cui Palazzo Reale dedicò nel 2019 la retrospettiva antologica Light Project. Nel 1959 aprì il suo studio a Milano, iniziando a frequentare Lucio Fontana e gli artisti che avevano fondato la galleria Azimut a Milano, Piero Manzoni – di cui fu compagna - ed Enrico Castellani. In quegli anni i suoi lavori iniziarono a essere inseriti in diverse mostre collettive e personali, portandola a conoscere gli artisti e i luoghi del movimento ZERO in Germania, Olanda e Francia. Nel 1965 Nanda Vigo curò la leggendaria mostra ZERO avantgarde nello studio di Lucio Fontana a Milano, a cui parteciparono 28 artisti.

Tra il 1965 e il 1968 collaborò poi con Gio’ Ponti per la Casa sotto la foglia, a Malo (Vi), e nel 1971 venne premiata con il New York Award for Industrial Design per la sua Lampada da terra Golden Gate. Nello stesso anno realizzò uno dei suoi progetti più spettacolari per la Casa-Museo Remo Brindisi a Lido di Spina (Fe).

Le sue opere furono inserite nelle collezioni permanenti di vari musei e istituzioni internazionali, come il Museo del Design della Triennale, il Ministero degli Affari Esteri, il Guggenheim di New York e il Martin-Gropius-Bau di Berlino.