Il nuovo negozio Oliver Peoples a Milano, in Corso Venezia 12
Il nuovo negozio Oliver Peoples a Milano, in Corso Venezia 12 - Il tavolino a sinistra si rifà alla pianta del Pirellone di Milano
Giampiero Tagliaferri - Credits: Foto: Matthew Brookes
Il nuovo negozio Oliver Peoples a Milano, in Corso Venezia 12
Il nuovo negozio Oliver Peoples a Milano, in Corso Venezia 12
Il modello O’Malley Sun, in esclusiva per Milano.
Il nuovo negozio Oliver Peoples a Milano, in Corso Venezia 12
Il modello O’Malley Sun, in esclusiva per Milano.
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La nuova boutique milanese di Oliver Peoples

Oliver Peoples sbarca a Milano, e lo fa in grande stile, come solo un marchio di occhiali da sole raffinati e sartoriali può fare. Il negozio – riduttivo chiamarlo così – è in corso Venezia 12, nel quadrilatero della moda. «Questa è come una casa dove poter cogliere le ispirazioni e respirare l’essenza di Oliver Peoples», dice Rocco Basilico, CEO del marchio. «Oltre a esplorare l’intera collezione, i modelli iconici e le collaborazioni, i clienti possono vivere in prima persona un'autentica boutique experience». Ma non solo: ad accompagnare l'opening c'è un'edizione limitata di uno storico modello di occhiali da sole, O’Malley Sun, in una tiratura di 25 pezzi. Ognuno ha un’esclusiva colorazione Bordeaux Bark con lenti washed teal polarizzate.

Ad Icon Design, Giampiero Tagliaferri, Creative Director, racconta cosa sta dietro a questo luogo e a questa filosofia estetica.

Mi puoi spiegare come è nato questo negozio?

L'idea è che questa sia la casa di Oliver Peoples a Milano. Volevo proprio che questo spazio fosse vissuto come una casa privata. Quindi quando si entra, sulla destra c'è la zona pranzo e sulla sinistra c'è il soggiorno con delle librerie. Dietro c'è una zona privata, come se fosse uno studio con scrivania. Ho disegnato mobili e contenitori per gli occhiali ispirandomi al design delle abitazioni milanesi degli anni 50 e 60 con riferimenti a Franco Albini, Gio Ponti e Caccia Dominioni – che hanno reso la città al centro della creatività fin da quel tempo. Stesso lavoro l'ho fatto con i colori e con i materiali, diversi ma ben amalgamati. Non ho trascurato nemmeno le tazzine per prendersi un caffè o i bicchieri per l'acqua.

Come hai scelto invece le texture?

Sono partito dal ceppo di Gré che è il materiale della facciata, storica presenza nelle case milanesi – l'ho portato all'interno, ovviamente levigandolo. Ho aggiunto le boiserie di legno come negli androni. E poi un dettaglio non trascurabile: l'elemento di origine di tutto il mio processo creativo è stata una forma, il rettangolo con gli angoli tagliati che per me da sempre si ricollega a questa città. Io la vedo molto spesso in molti architetti degli anni 50, Gio Ponti in testa, e l'ho voluta riproporre nel tappeto, nei divani, nelle credenze e nei pannelli. L'ho usata più volte ma con leggerezza.

Come hai pensato di integrare maxi architettura e piccoli oggetti come gli occhiali da sole?

Tutto è stato disegnato per questo spazio e pensando agli occhiali. I volumi e le proporzioni nascono da qui – l'equilibrio tra mostrare il prodotto ma non sovraesporlo è stato il mio focus. Questo inoltre è il principio che applichiamo alla creazione dei nostri stessi occhiali. Il nostro motto come brand è “never a trend, always in style”, quindi non ci interessa seguire le tendenze effimere ma vogliamo essere punto di riferimento per uno stile senza tempo.

Come si lega questo progetto con la California, terra in cui il marchio è nato?

L'architettura americana di metà del Novecento è molto presente in ogni elemento Oliver Peoples. Per questo negozio ho voluto trovare la versione italiana del Modernismo e degli Eames. Lo stesso parallelismo vive in un altro aspetto: in America la città più in fermento è Los Angeles, in Europa è Milano – in entrambe si respira la stessa energia. Io ho vissuto 17 anni a Milano e da 4 sono a Los Angeles: frequentando entrambe le metropoli sento lo stesso fervore creativo. E anche lì, in una città in cui si distruggono quartieri per farne altri con una velocità impressionante, le opere di Richard Neutra, ad esempio, sono praticamente venerate, diventando intoccabili.

Cosa ti piace di più di Milano?

Amo villa Necchi, Casa Corbellini Wassermann, la Torre Rasini. Li apprezzo quando torno qui. Uscire dalla Stazione Centrale e vedere la sagoma del Pirellone per me è una gioia. Anche il mobile in vetrina ha la pianta del Pirellone – l'ho disegnato proprio come omaggio alla mia passione per Milano!