Out There, Takehiro Ito
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Alla scoperta del Sol Levante

Milano Design Film Festival

Il Giappone, i suoi ritmi e i paesaggi in contrasto tra natura e artificio sono rappresentati in una rassegna cinematografica a Palazzo Litta che, il 28 e 29 ottobre, chiude la mostra fotografica The Yokohama Project 1867-2017 di Giada Ripa. Cinematographic Journey. Visioni Giapponesi, curata da esterni, vede in programma una serie di cortometraggi selezionati dalla casa di produzione e distribuzione francese CaRTe bLaNChe, nota per la sua ricerca nel campo del cinema e dell’arte visuale giapponese.

Il 28 è la giornata di Out There di Takehiro Ito (Giappone, Taiwan 2016, 142’), una pellicola che racconta la genesi di un film mai realizzato, in una città ambigua tra Taipei e Tokio. Il 29 ottobre è la volta di Ama-San di Cláudia Varejão (Portogallo, Giappone, Svizzera 2016, 113’) che racconta il mondo delle Ama, una comunità di donne pescatrici tra i 50 e i 85 anni che si tuffano nei fondali oceanici alla ricerca di frutti di mare, crostacei e perle. Infine Antiporno di Sion Sono (Giappone 2016, 77’) omaggia un pezzo di storia del cinema giapponese, il Roman Porno del regista Nikattsu, che propone il nudo in modo anticonvenzionale e con una fotografia raffinata, ricca di cromatismi psichedelici.

Out There è un film sui concetti di heimat (lo spirito e l’identità di un popolo) e di memoria. Il protagonista Ma Chun Chih gira sui pattini alla ricerca della sensazione di essere a casa, viaggiando attraverso cancelli segreti di Tokio e l’ex-colonia in Taiwan, e trai indizi lasciati dal regista Haruo, l’altro protagonista. Haruo espone a Ma il canovaccio del film che parla di un uomo e una donna che si incontrano e si separano. Tutto però sfuma nell’improvvisazione tra passeggiate su una spiaggia, il backstage del film, l’intervista alla famiglia di Ma, le perlustrazioni nelle rovine del cinema a Taiwan e le riprese di Ma a Tokio. Ma e Haruo vengono a identificarsi, in uno stato di sospensione. «I film vivono una loro vita, indipendentemente dai loro autori. Esistono anche fuori di me, e anche se entro in un film, come attore, la prospettiva è sempre quella di essere ‘fuori’». Così Haruo si esprime all’inizio del film.

Takehiro Ito ha iniziato il progetto come un documentario sul regista Edward Yang ma, in corso d’opera, il lavoro è diventato un ibrido tra parti di fiction e documentario. La pellicola alterna girato 16mm a colori, widescreen digital e handycam in bianco e nero. I diversi formati e livelli cronologici si raccordano tra loro con elementi di continuità tematica e con campi e controcampi tra il film e il suo backstage.