Veduta della mostra "Pierluigi Ghianda. La Bottega come Simposio" al Belvedere della Villa Reale di Monza - Credits: Ph. Courtesy Gianluca Di Ioia - La Triennale
Veduta della mostra "Pierluigi Ghianda. La Bottega come Simposio" al Belvedere della Villa Reale - Credits: Ph. Courtesy Gianluca Di Ioia - La Triennale
Veduta della mostra "Pierluigi Ghianda. La Bottega come Simposio" al Belvedere della Villa Reale - Credits: Ph. Courtesy Gianluca Di Ioia - La Triennale
La vetrina di Bottega Ghianda in Piazza Formentini a Milano - Credits: Ph. Richard Alcock/Gilles Dallière
Bottega Ghianda, "Segnalibro" 1935 (pero e acero) - Credits: Ph. Richard Alcock / Gilles Dallière
Bottega Ghianda e Michele De Lucchi, "Casetta smontabile n.390", 2016 (noce) - Credits: Ph. Richard Alcock / Gilles Dallière
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Pierluigi Ghianda e l’eredità del legno

Pierluigi Ghianda era un ebanista, o come disse Gae Aulenti «il più grande ebanista dei nostri tempi». E per la prima volta una boutique – da poco inaugurata a Milano in una piccola e appartata piazza del quartiere di Brera - ne raccoglie il lavoro. Dentro si trova una selezione di oggetti - risultato di una manualità straordinaria e paziente, com’era tradizione nel suo laboratorio di Bovisio Masciago in Brianza - esposti come opere d’arte all’interno di uno spazio disegnato ad minima da Michele De Lucchi, oggi direttore creativo di Bottega Ghianda.

E vale la pena di approfondire la conoscenza di questo personaggio dal tipico pragmatismo brianzolo, ma che non smise mai di viaggiare alla ricerca dei suoi legni pregiati, scomparso l’anno scorso, con una visita alla mostra in corso fino all'8 gennaio alla Villa Reale di Monza. A cura di Aldo Colonetti e con allestimento di Lorenzo Damiani, Pierluigi Ghianda. La Bottega come Simposio riprende nel titolo una frase che Ghianda stesso amava ripetere. Intorno al suo laboratorio ruotavano infatti personaggi come Gianfranco Frattini, i fratelli Castiglioni, Ettore Sottsass, Vico Magistretti con cui realizzò il tavolo Vidùn per De Padova, Mario Bellini con cui fece la libreria Etagère, Rena Dumas che gli commissionò la seduta Pippa per Hermès. O come Gio Ponti. Comunicava con «l'architetto» in dialetto milanese e snocciola curiosi aneddoti sui loro incontri nel video presente in mostra. L’esposizione ricorda lo spirito della bottega e mette in display una moltitudine di oggetti esposti sui carrelli da lavoro tutt’attorno a una pedana sulla quale sono installate la scrivania e la libreria di Pierluigi Ghianda: il punto focale del percorso, dove questo «simposio» già un po’ leggendario appare come il luogo d’incontro tra l’artigianato e il progetto, dove si procede per prove ed errori e «si pensa con le mani».

Anche Tokyo celebra il suo talento all’Istituto Italiano di Cultura dove ha inaugirata a novembre l’esposizione Bottega Ghianda e Hinoki Kogei. Ebanisteria tra Italia e Giappone, con allestimento di Michele De Lucchi. Sono 14 i pezzi di Bottega Ghianda in mostra e prodotti nella nuova sede, dopo l’acquisizione nel 2015 da parte della famiglia Sozzi, che prosegue nel dare forma all’eredità di un Maestro.

 

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