Ron Arad seduto su Big Heavy (1989), sullo sfondo Rietveld Chair (1990) e Little Heavy (1989) - Credits: Vitra Archive
Ron Arad, Big Easy (1988) - Credits: Ron Arad Associates
Ron Arad, Rover Chair (1981) - Credits: Ron Arad Associates - Ph. Howard Kingsnorth
Concrete Stereo (1983) - Credits: Ron Arad Associates
Ron Arad, Little Heavy (1989) - Credits: Vitra Design Museum - Ph. Jürgen HANS
Ron Arad, Tom Vac Chair (1997) - Credits: Vitra Design Museum - Ph. Jürgen HANS
Ron Arad, Well Tempered Chair (1986) - Credits: Vitra Design Museum - Ph. Jürgen HANS
Ron Arad, Rover Chair (1981) - Credits: Vitra Design Museum - Ph. Jürgen HANS
Ron Arad, Small Bookworm (1993) - Credits: Vitra Design Museum - Ph. Jürgen HANS
Compactor Sticks and Stones (1987) - Credits: Vitra Design Museum - Ph. Roland Engerisser
News

Ron Arad in mostra al Vitra Design Museum

Fino al 14 ottobre gli spazi del Vitra Schaudepot ospitano la monografica Yes to the Uncommon! dedicata al designer e artista israeliano Ron Arad.

Nato a Tel Aviv, classe 1951, Ron Arad ha studiato all’accademia internazionale d’arte di Gerusalemme e alla Architectural Association a Londra. Il suo più primo progetto di design lo ha realizzato nel 1981: Rover Chair, una poltrona realizzata a partire da un sedile di una vecchia Rover 90 recuperato da uno sfasciacarrozze.

L’esposizione in scena a Weil am Rhein passa in rassegna alcune delle opere più creative di Arad, tra le altre Tinker Chair, realizzata nel 1988 da una lamiera d'acciaio saldata e martellata, che insieme a Big Easy, sempre del 1988, e a Little Heavy, del 1989, va a comporre la serie Volumes. Non manca poi la Well Tempered Chair, in lamiera d'acciaio piegata, e lo scaffale Bookworm, uno dei pezzi più celebri di Ron Arad, originariamente realizzato in acciaio temperato e successivamente commercializzato in una versione in PVC prodotta da Kartell.

In mostra c’è anche Sticks and Stones Machine, una particolare macchina progettata che ingurgita sedie e altri oggetti per poi espellerli sotto forma di cubi pressati: una frecciata alla cultura del consumo e al ruolo del designer. Recentemente restaurata, viene per l’occasione rimessa in funzione dopo un lungo periodo di inattività.