Credits: Lo schizzo di Marlene Wolfmair: un largo fazzoletto carico di provviste (Housewarming by Airbnb and Fabrica)
Credits: Sam Baron, direttore creativo di Fabrica, alle prese con il suo progetto per Housewarming by Airbnb and Fabrica
Credits: Offrire un cappuccino: l'ospitalità secondo Daniela Mesina (Housewarming by Airbnb and Fabrica)
Credits: Il progetto di Sam Baron per Housewarming by Airbnb and Fabrica: un bouquet tradizionale per dare il benvenuto
Credits: Il set per il tè designato da Daniel Rous, al suo primo progetto con il vetro (Housewarming by Airbnb and Fabrica)
Credits: Il banchetto delle piante di Aaron Gillett, ora collocato sul terrazzo di Palazzo Crespi (Housewarming by Airbnb and Fabrica)
Credits: Il progetto di Giorgia Zanellato: simbolo di convivialità, i vassoi per pasticcini sono coperti da carta decorata fiorentina o veneziana (Housewarming by Airbnb and Fabrica)
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Salone del mobile, housewarming: progettare l’ospitalità

martagalli

Viaggiare, ma sentirsi a casa propria. Se questa è la filosofia di Airbnb, non poteva cadere troppo lontano la mela dall’albero e, per il debutto al Salone del mobile di Milano, l’azienda leader nella sharing economy delle case per le vacanze, va da sé, sceglie il tema dell’ospitalità e un partner autoctono.

Fabrica ci è apparso immediatamente l’alleato ideale per sbarcare in città” racconta Joe Gebbia, uno dei giovani fondatori del celebre portale. D’altra parte il concetto di ospitalità è declinato secondo 19 progetti interattivi ideati da altrettanti creativi di Fabrica, dietro la direzione di Sam Baron. Ciascuno riflettendo sui rituali in voga nel proprio paese. Il tutto nelle stanze di un Palazzo del XVII secolo in Corso Venezia appartenente alla famiglia Crespi: tra divani tappezzati di ricami fioriti, vedute di Canaletto e scorci su terrazzi grondanti di glicine.

Così l’italiana Daniela Mesina accoglie gli ospiti con un cappuccino la cui schiuma è scolpita in fisionomie umane e l’accompagna con sotto-tazzine che arrecano citazioni di noti personaggi italici contenenti la parola "caffè". Quella di Totò, ad esempio, recita: “Per prendere un caffè e tradire la moglie c’è sempre tempo”.

Aaron Gillet, autraliano, decide di portare avanti la tradizione di famiglia, omaggiando gli accorsi con una foglia di monstera o di clorophytum elatum arrotolata in una fialetta che, all’occorrenza, diventa il vaso dove la pianta butterà le radici che permetteranno poi di piantumarla.

E ancora, dal rito del tè del britannico Daniel Rous alle "schiscette" avvolte in larghi fazzoletti annodati dall’austriaca Marlene Wolfmair, i cosiddetti Jaus, che si regalano agli ospiti per uno snack tardo pomeridiano e per il pic nic. Fino alle mappe di Coralie Gourguechon, dalla Francia, che tracciano percorsi totalmente casuali secondo il concetto di deriva di Guy Debord. Il modo migliore, sostiene l'aurice, per scoprire una città.

(Per la visita è necessaria l’iscrizione: bit.ly/housewarming-ticket)

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