40 Monoblocs - Credits: Ph. Jürgen Lindemann
Tina Roeder, White Billion Chairs, 2002/2009 - Credits: Ph. Christoph Sagel
Lu Yii Wij Tong, Fake Louis-Vuitton Chair, 2011 - Credits: Ph. Volker Albus
Verner Panton, Panton Chair, prototipo, 1958-60
Verner Panton, Panton Chair, 1956-68 - Credits: Ph. Jürgen Hans
Vico Magistretti, Selene, 1961-68 - Credits: Ph. Jürgen Hans
Helmut Bätzner, BA 1171, Bofinger Chair, 1964-68 - Credits: Ph. Jürgen Hans
Henry Massonnet, Fauteuil 300, 1972 - Credits: Ph. Jürgen Hans
Anonimo, Jardin 162278 Stack Chair Cuba - Credits: Ph. Andreas Sütterlin
Jerszy Seymour, New Order, 2007 - Credits: Ph. Jürgen Hans
Konstantin Grcic, Myto, 2008
Martí Guixé, Respect Cheap Furniture, 2009
News

La storia della sedia di plastica

È uno dei pezzi più diffuso al mondo, oggetto di uso quotidiano che tutti conoscono e hanno bene in mente. Stiamo parlando della sedia di plastica bianca, un prodotto di massa reinterpretato più e più volte da designer e architetti.

I primi modelli prodotti comprendono la Panton Chair (1958-1968), disegnata dal danese Verner Panton, la Bofinger Chair (1964-1968) dell’architetto tedesco Helmut Batzner, e la sedia Selene (1961-1968), firmata Vico Magistretti. Ma è stato l’ingegnere francese Henry Massonnet, nel 1972, a prendere questi esempi come punto di partenza e realizzare la Fauteuil 300, considerata la sedia di plastica economica per eccellenza. Per produrne una erano sufficienti due minuti. Gli anni Ottanta hanno visto poi una proliferazione di modelli simili sul mercato, consacrando la sedia Monobloc come esempio di economicità e democrazia del design. Un prodotto non adeguato a rispondere ai principi di sostenibilità, che esemplifica il consumo globale di oggetti uguali tra loro.

Queste e altre riflessioni sono al centro della mostra promossa dal Vitra Design Museum. Dal 17 marzo al 18 giugno lo Schaudepot ospita Monobloc – A Chair for the World, una rassegna di 20 modelli per tracciare genesi e implicazioni sociali di una sedia che ha fatto il giro del mondo.