Credits: Design Anatomy: A method for seeing the world through familiar objects
Credits: Design Anatomy: A method for seeing the world through familiar objects - Photo Ayumi Okubo/parade inc.
Credits: Design Anatomy: A method for seeing the world through familiar objects - Photo Ayumi Okubo/parade inc.
Credits: Design Anatomy: A method for seeing the world through familiar objects
Credits: Design Anatomy: A method for seeing the world through familiar objects
Credits: Design Anatomy: A method for seeing the world through familiar objects
Credits: Design Anatomy: A method for seeing the world through familiar objects
Credits: Design Anatomy: A method for seeing the world through familiar objects
News

Tokyo, l’indagine sulla quotidianità della mostra Design Anatomy

Cosa accadrebbe se decissimo di destinare la nostra attenzione e il nostro tempo all'analisi dei prodotti con i quali entriamo in contatto ogni giorno? Qual è, davvero, il nostro grado di conoscenza dell'estesissima categoria di "oggetti ordinari", facilmente reperibili e a basso costo che affollano gli scaffali dei supermercati? Quali aspetti, oltre alle peculiarità visive che li rendono immediatamente riconoscibili, confluiscono nella loro progettazione, complessivamente intesa?

A Tokyo,  fino al 22 gennaio 2017, il celebre centro espositivo 21_21 Design Sight progettato da Tadao Ando assicura di rispondere a questi interrogativi attraverso la mostra Design Anatomy: A method for seeing the world through familiar objects. Il progetto, il cui exhibition director è il graphic designer e docente Taku Satoh, si inserisce in uno filone di ricerca intrapreso nel 2001 dal Dipartimento di Design Informatics della Musashino Art University. Nel caso specifico, le metodologie dell'anatomia, come ribadito nel titolo della rassegna, vengono declinate e applicate a cinque prodotti alimentari del colosso Meiji Co. Ltd., il cui consumo è largamente diffuso in Giappone. A ciascuno - lo snack a forma di fungo Kinoko no Yama, il Meiji Bulgaria Yogurt, la barretta Meiji Milk Chocolate, il gelato in vaschetta Meiji Essel Super Cup e la confezione di latte Meiji Oishii Gyunyu - è dedicata una sezione del percorso espositivo.

Con rigore scientifico ed estrema minuzia, ne è stato scandagliato, analizzato e restituito ogni singolo dettaglio. Con un linguaggio semplice e con modalità reiterate in ogni ambiente, i fruitori della mostra possono comprendere tutto quanto si nasconde dietro al processo produttivo: dalla composizione alimentare alla stesura dei valori nutrizionali; dai processi che hanno condotto alla definizione di una specifica palette cromatica, di una distintiva consistenza e di un gusto inconfondibile alla progettazione di tutti gli elementi che contribuiscono all'identità del prodotto in esame.

Una mostra trasversale che attraverso un approccio inflessibile e accurato sonda il ruolo di tutte le discipline legate al design - dal product design al graphic design, fino al packaging - rivelandone le connessioni con le teorie del marketing, con le urgenze comunicative proprie dell'accessibilità a dati di natura nutrizionale e, più in generale, con le modalità attraverso le quali gli oggetti finiscono per divenire parte integrante dello stile di vita di migliaia di individui. Con il risultato di rendere noto alla massa degli utenti finali cosa si cela veramente dietro alla vita di prodotti di uso quotidiano, senza nascondere il "potere attrattivo" delle azioni messe in campo per spingere verso l'acquisto.