The Primitives 1965: TonyConrad, LouReed, AngusMaclise e JohnCale
Tony Conrad nel 1966 - Credits: Ph. Frederick Eberstadt
Tony Conrad, performance in “Bowed Film”, 1976 - Credits: Ph. Linda Edelstein
Tyler Hubby 1994-2016
Tyler Hubby e Tony Conrad, 2015 - Credits: Ph. Damian Calvo
Tony Conrad, 2016 - Credits: Ph. Tyler Hubby
News

Tyler Hubby racconta il poliedrico artista Tony Conrad

Milano Design Film Festival

Lo statunitense Tony Conrad (1940-2016) è stato un pioniere nella scena artistica newyorkese dagli anni Sessanta.

Artista, compositore, musicista, performer e regista, Conrad ha ampliato i confini disciplinari e sfidato tradizioni artistiche. Il film-maker e fotografo di Los Angeles Tyler Hubby ha appena realizzato un film sull’emblematico creativo che sarà mostrato in premére britannica alla Tate Modern di Londra il 14 Ottobre.

Hubby è specializzato nella documentaristica, collaborando con l’etichetta discografica d’avanguardia Table of Elements. I suoi film e video brevi, spesso sovversivi e irriverenti, hanno ritratto, tra gli altri, Faust, Keiji Haino, John Fahey, Jim O’Rourke, Rhys Chatham, Arnold Dreyblatt, Zeena Parkins e Jonathan Kane.

Tony Conrad: Completely in the Present (USA, 2016, lingua originale Inglese, 98’) è uno sguardo candido e perspicace nel mondo di Conrad che comprende l’orchestrazione di molti e variegati documenti d’archivio. È anche la storia di un incontro tra Hubby e Conrad, conosciutisi nel 1994 e incontratisi più volte fino alla recente scomparsa di quest’ultimo.

«Ho iniziato documentando Tony Conrad nel 1994», racconta Hubby. «Ho girato numerose performance e interviste che non sono mai state pubblicate. Nella mia testa ho sempre immaginato di raccogliere questi materiali in un lungometraggio. Nel 2010 ho cominciato a mettere insieme il film: ho girato nuove interviste e scavato più in profondità nell’archivio delle opere di Tony. A livello registico, ho voluto dare allo spettatore il senso di un continuum fluido tra tutti i diversi modi e mezzi della carriera di Tony. Ho trovato una continuità tra i materiali cercando una comunanza tra le opere. L’idea che è emersa in modo più evidente è che lo spettatore (o ascoltatore) diventa un co-creatore del lavoro attuando un’esperienza propria e personale».