1974, Elf RenaisSense series - Credits: Copyright Ulay - Courtesy Richard Saltoun Gallery, London
News

Ulay: vita e fotografie di un performer

Nel 1976, quando abitava insieme a Marina Abramović a Berlino Ovest, decise di rubare dalla Neue Nationalgalerie l'opera The Poor Poet di Carl Spitzweg, artista molto amato da Hitler, e di installarla nella casa di una famiglia turca a Kreuzberg. Fu una performance leggendaria, dal titolo Irritation – There is a Criminal Touch to Art, con cui voleva richiamare l'attenzione sulla condizione di segregazione della comunità turca di Berlino. «L'estetica senza etica è cosmetica», disse.

Nato nel 1943 a Sollingen, in Germania, Ulay è considerato uno degli artisti più radicali e avanguardisti dell'arte performativa del Novecento. A dedicargli un'importante mostra monografica è oggi la galleria Richard Saltoun di Londra (fino al 23 febbraio), con un intenso percorso espositivo, curato da Birte Kleemann, che esplora la sua carriera artistica partendo dai primi lavori realizzati negli anni Settanta e procedendo fino a oggi, con alcune opere inedite mai esposte prima d'ora.

Figlio di un gerarca nazista e rimasto precocemente orfano di entrambi i genitori, durante l'adolescenza vive la propria nazionalità in modo conflittuale, decidendo di lasciare la Germania e abbandonando il suo vero nome Frank Uwe Laysiepen. La sua ricerca artistica si muove su due assi paralleli: la fotografia e la performance. Con entrambe vuole approfondire il tema dell'identità sessuale, esplorando le diverse nozioni di gender in azioni performative in cui appare travestito e mascherato, metà uomo e metà donna. Autoritratti come S'he o White Mask, entrambi in mostra alla galleria e realizzati con una Polaroid, sono ormai entrati nella storia della fotografia del XX secolo. Ad Amsterdam fa poi conoscenza della sua metà artistica: Marina Abramović. Con lei inizia un sodalizio creativo che durerà ben 12 anni, da cui nascono opere storiche come Imponderabilia e Relation in Space, e che lo porta a viaggiare per il mondo a bordo di un furgoncino Citroën. La loro ultima performance insieme, The Lovers (1988), sancisce la fine della loro unione: decidono di percorrere ognuno metà della muraglia cinese e di trovarsi esattamente a metà per dirsi addio.

Dopo la fine della relazione con Marina, Ulay torna a dedicarsi all'antico amore, la fotografia, concentrandosi sul tema dell'emarginazione e del nazionalismo. Nel 2009 si ammala di tumore e decide di trasformare la malattia nel più grande progetto artistico mai realizzato. Inizia a interrogarsi suls enso della vita e dell'amore filmandosi e fotografandosi mentre visita i luoghi più importanti della sua vita tra un ciclo di chemioterapia e l'altra. Ne nasce Project Cancer, un documentario uscito nel 2013 diretto da Damjan Kozole, un viaggio alla scoperta della sua vita e della sua anima. Da artista e da uomo.

S'he, 1973. Auto-Polaroid type 107, 8.5 x 10.8cm - Credits: Copyright Ulay - Courtesy Richard Saltoun Gallery, London
White bride, 1973/2017 Polaroid enlargement 57 x 43 cm - Credits: Copyright Ulay 2018 / DACS, London - Courtesy Richard Saltoun Gallery, London
Anagrammatic Body Aphorisms, 1973/2017 Polaroid enlargement 57 x 43 cm - Credits: Copyright Ulay 2018 / DACS, London - Courtesy Richard Saltoun Gallery, London
Can’t Beat The Feeling, 1992 Original Polaroid 240 x 112 cm Framed: 254 x124 x 5 cm - Credits: Copyright Ulay 2018 / DACS, London - Courtesy Richard Saltoun Gallery, London
1973, Death of a Transvestite - Credits: Copyright Ulay - Courtesy Richard Saltoun Gallery, London
1973, Death of a Transvestite - Credits: Copyright Ulay - Courtesy Richard Saltoun Gallery, London
1974, Elf RenaisSense series - Credits: Copyright Ulay - Courtesy Richard Saltoun Gallery, London
White mask, 1973 Six colour silverprints (printed 2016) Each 36.2 x 42.6 cm - Credits: Copyright Ulay 2018 / DACS, London - Courtesy Richard Saltoun Gallery, London
1974, W.T. - Credits: Copyright Ulay - Courtesy Richard Saltoun Gallery, London