Veduta della mostra - Credits: Viasaterna
Veduta della mostra - Credits: Viasaterna
Credits: Viasaterna
Veduta della mostra - Credits: Viasaterna
Veduta della mostra - Credits: Viasaterna
Barbara De Ponti, Aequorea Victoria, Time Code, grafite su carta, 2017 - Credits: Viasaterna
Barbara De Ponti, Gephyrocapsa Oceanica S1 from the series Clay Time Code, Argille Azzurre, 2016 - Credits: Viasaterna
Barbara De Ponti, Globorotalia Puncticulata S1 from the series Clay Time Code, Argille Azzurre, 2016 - Credits: Viasaterna
Barbara De Ponti, Novum Locus Amoenus 1, Time Code, grafite su carta, 2017 - Credits: Viasaterna
Barbara De Ponti, Novum Locus Amoenus 2, Time Code, grafite su carta, 25x35 cm, 2017 - Credits: Viasaterna
Barbara De Ponti, Process 1, Time Code, grafite su carta, 35x45 cm, 2017 - Credits: Viasaterna
Jens Risch, Silk piece VI,1000 m seta bianca, cm 7,5x8x7, 2015-2017 - Credits: Viasaterna - Bischoff Projects - Ph. Joerg Baumann
Jens Risch, Silk piece VI,1000 m seta bianca, cm 7,5x8x7, 2015-2017 - Credits: Viasaterna - Bischoff Projects - Ph. Joerg Baumann
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Jens Risch e Barbara De Ponti in mostra alla Galleria Viasaterna di Milano

È un dialogo equilibrato che ha come protagonista il tempo quello tra Jens Risch (Rudolstadt, 1973) e Barbara De Ponti (Milano, 1975) in scena alla Galleria Viasaterna di Milano. Per entrambi il lavoro non subisce l’ansia di un risultato dettato da dinamiche incalzanti di produzione e fruizione ma resiste alla svalutazione della durata godendo della dimensione temporale. Per entrambi il tempo è l’opera stessa che si manifesta in un corpo, nel caso di Jens Risch in un filo di seta e fogli di carta, in quello di Barbara De Ponti in argille azzurre e figurazioni dell’universo.

Forma Mentis è il titolo che la Galleria Viasaterna ha scelto come linea guida delle opere in mostra, Irene Crocco e Benedetta Pomini raccontano come «ci sia ancora interesse da parte di alcuni artisti contemporanei a occuparsi del problema della forma, Barbara e Jens lo dicono in maniera forte attraverso il rigore che hanno nel processo di formazione, così come nella loro idea di tempo. La forma dell’opera è come se fosse già contenuta nella materia stessa, che sia l’argilla o il filo di seta lavorati con metodicità e coerenza».

Jens Risch è uno di quegli artisti che non separano la vita dall’opera, anzi nutrono quest’ultima del loro quotidiano, come risulta per esempio nella serie di sculture Silk Piece realizzate con fili di seta lunghi circa un chilometro intrecciati su se stessi in un groviglio di nodi. Questi orditi inestricabili che paiono avere vita propria, veri reperti organici che ricordano il mondo marino, sono testimonianza di un tempo lungo quasi un anno e mezzo, durante il quale «l’artista annoda 1 km di seta per 4 ore al giorno durante i feriali e per 2 ore al giorno nei festivi. Come con la seta – racconta Viasaterna – anche le sue Karten espongono un archivio di date, una documentazione continua della vita» che l’artista annota quotidianamente dando forma al suo vissuto personale.

Se da un lato Jens Risch osserva e modella il tempo da vicino, facendo una sorta d’ingrandimento dei dettagli del quotidiano, Barbara De Ponti dirige lo sguardo in prospettiva raccontando di tempi talmente lontani o concetti così complessi da poter esser parzialmente compresi solo per immagini. Clay Time Code è il titolo della serie di sculture in argilla azzurra, realizzate in collaborazione con Aida Bertozzi e Manifatture Sottosasso, nata sul suolo faentino caratterizzato dalla presenza di questo materiale specifico risalente a 4 milioni di anni fa. Le ceramiche riproducono in scala aumentata due microrganismi fossili - la Globorotalia puncticulata che è un foraminifero e la Gephyrocapsa Oceanica che è un’alga – identificati nelle immagini di studi geologici e micropaleontologici, e realizzati con lo stesso materiale del quale erano fatti in origine. Barbara racconta: «L’archivio geologico indica questi due fossili come i marcatori temporali delle argille azzurre, cioè del Pleistocene. Quando provi a figurarti cosa sia questo tempo capisci quanto è lontano e non riesci neanche a immaginarlo, ti relazioni con un altro sentire. Associare un numero (di anni) a una dimensione temporale percepibile è quasi impossibile, ciò che mi ha colpito è stata invece la comprensione che ho avuto grazie alle immagini che riuscivo a riferire a un’esperienza».

Come per Jens Risch la lunghezza del filo di seta è in relazione con la durata di lavoro anche per Barbara De Ponti sussiste un rapporto tra forma e tempo, in questo caso dato dalla grandezza della scultura che la situa più o meno lontano sulla linea temporale (4 milioni e 500 mila anni stanno a 40 cm come 1 milione e 500 mila anni stanno a 120 cm, o viceversa invertendo le dimensioni). Anche i disegni a grafite testimoniano il tentativo umano di rappresentare un tempo infinitamente distante (nel passato e nel futuro), qui è la meccanica quantistica che immagina lo spazio-tempo non per la sua forma effettiva ma per quella del processo, della dinamica di espansione dell’energia. 

«Mistero, ambiguità, stratificazione: sono questi i termini che legano i lavori di Jens Risch e Barbara De Ponti», così racconta Viasaterna«artisti che seppure con modalità e risultati diversi, interrogano lo spettatore sulle proprie capacità di guardare». Perché, in effetti, entrambi espongono un racconto sul tempo, suggerito dalla propria esperienza personale ma partecipe alla stessa dinamica cosmica, con un rigore formale che conferisce all’opera l’intensità di una “rivoluzione silenziosa”.

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