Credits: Wolfgang Tillmans, “Lutz & Alex on the beach”, 1992; Courtesy Galerie Buchholz, Berlin/Cologne, Maureen Paley, London, David Zwirner, New York
Credits: Wolfgang Tillmans, “Ostgut Freischwimmer, left", 2004; Fondation Beyeler, Riehen/Basel; © Wolfgang Tillmans
Credits: Wolfgang Tillmans, “Silver 124", 2013; Fondation Beyeler, Riehen/Basel
Credits: Wolfgang Tillmans, “Paper drop (reversed) II", 2011; Courtesy Galerie Buchholz, Berlin/Cologne, Maureen Paley, London, David Zwirner, New York
Credits: Wolfgang Tillmans, “Nite Queen”, 2013; Courtesy Galerie Buchholz, Berlin/Cologne, Maureen Paley, London, David Zwirner, New York
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Wolfgang Tillmans alla Fondation Beyeler

Wolfgang Tillmans, classe 1968, è un uomo delle prime volte. È stato infatti il primo artista non britannico ad aggiudicarsi nel 2000 il Turner Prize, peraltro in virtù del suo lavoro fotografico, anche questo un fatto inedito. E la sua retrospettiva alla Fondation Beyeler oggi, cioè 17 anni dopo, è la prima grande mostra fotografica al museo svizzero di Riehen (Basilea) disegnato da Renzo Piano, in programma fino al 1 ottobre 2017.

Le sue fotografie a inizio anni ‘90 - in cui ritrae giovani della sottocultura inglese - hanno estratto l’ethos di una generazione divenendo le immagini iconiche di un’epoca. Verso la fine del decennio, Tillmans allarga lo sguardo, spostandolo dalla crew a cui lui stesso appartiene su una ricerca più concettuale, che va a indagare il mezzo stesso con cui si esprime, quello della fotografia.

Con le immagini della serie Freischwimmer, che aveva creato nel 2004 per il Berghain, famoso club techno di Berlino, dove rimasero appese per 5 anni - non usa neppure la macchina fotografica: le stampe sono il prodotto delle manipolazioni della carta fotografica in camera oscura. Queste immagini sono tra gli esemplari più significativi di quell’astrattismo che diventa prevalente a un certo punto nella sua opera. Ma quel che è curioso, ha notato lo stesso artista, è che le persone cercano in quei paesaggi astratti un riferimento alla realtà, associandoli a segni del pennello, capelli che fluttuano nell’acqua, sperma. Una di queste - assieme a un gruppo di altri lavori - era stato acquistato qualche anno fa dalla Fondation Beyeler. Per la mostra il fotografo tedesco - rinomato anche per la sua maniera non convenzionale di esporre le fotografie - ha potuto pescare nel ricco bacino della collezione, aggiungendo in una stanza opere appartenenti alla Fondazione, tra ha estratto un paio di Matisse e di Picasso, Giacometti e Max Ernst.

Sono circa 200 le fotografie esposte e coprono un periodo di tempo che va dal 1989 a oggi: incarnano il linguaggio della documentazione o del diario, sono carnali o assolutamente astratte, in ogni modo romantiche, anche quando sembrano piuttosto focalizzate sul dimostrare le possibilità tecniche del mezzo che Tillmans ha saputo esplorare in lungo e in largo.

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