Zaha Hadid MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma 2009 - Credits: Ph. Francesco Radino - Fondazione MAXXI
Zaha Hadid Maritime Terminal di Salerno - Bozzetto realizzato nelle fasi iniziali di progettazione - Credits: Zaha Hadid Architects
Zaha Hadid - MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma, 2009 - Credits: Ph. Bernard Touillon - Fondazione MAXXI
Veduta dell'installazione: L’Italia di Zaha Hadid - Credits: Musacchio / Ianniello / Pasqualini
Tau Collection Vaso - Citco, 2015 - Credits: Ph. Jacopo Spilimbergo - Zaha Hadid Architects
Messner Mountain Museum Corones (Kronplatz, Sud Tirolo, Italy), 2012 / 2015 - Credits: Ph. Inexhibit, courtesy Zaha Hadid Architects
Stazione ferroviaria alta velocità Napoli-Afragola (Napoli - Italia) Render - Credits: Zaha Hadid Architects
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L’omaggio di Roma a Zaha Hadid

In una vecchia fotografia in bianco e nero, Zaha Hadid indossa un abitino bianco e posa davanti alla fontana di Trevi, souvenir di uno dei frequenti viaggi a Roma che l’architetto iracheno, scomparsa nel 2016 a 66 anni, fece da bambina al seguito del padre, leader del partito nazional democratico iracheno. Un legame, quello che sviluppò in seguito con il nostro Paese, che è oggetto di Zaha Hadid e l’Italia, mostra a cura di Margherita Guccione e Woody Yao, fino al 28 gennaio 2018 al MAXXI, il museo capitolino che lei stessa progettò nel 1998. La gara fu vinta nel 1999 e la scelta cadde sul “suo” museo in ragione della “potenza e dell’eleganza” in grado di esprimere. Per Zaha Hadid fu un momento chiave: quell’anno stesso venne registrato Zaha Hadid Architects, che oggi conta più di 300 architetti. È di fatto il secondo edificio destinato alla realizzazione, dopo il Vitra Fire Station a Weil am Rhein, e rappresenta una grande iniezione di fiducia per tutto lo studio, necessaria dopo una serie di rifiuti. Il suo palazzo capitolino, così prepotentemente proiettato verso il futuro o verso quella «sensazione di viaggiare nello sconosciuto, senza la quale non ci sarebbe progresso» (per usare una sua espressione) è in realtà radicato nella geografia e nella storia di Roma, come ha spiegato la curatrice: «Le suggestioni dinamiche del barocco romano, le caleidoscopiche visioni del futurismo, le ricerche sperimentali di Luigi Moretti e di Pier Luigi Nervi sono solo alcuni dei dichiarati riferimenti dei suoi progetti». 

Allestiti nella galleria 5, quella dove appare con maggiore enfasi il flusso dinamico della geometria del Maxxi, i progetti sviluppati per l’Italia sfilano in ordine cronologico - tra disegni, modelli e fotografie di Hélène Binet - con una particolare attenzione anche per le numerose collaborazioni nell’ambito del design che non hanno soluzione di continuità con l’approccio all’architettura. Al Terminal Marittimo di Salerno, il Messner Mountain Museum a Plan de Corones, il complesso a Milano di City Life, la stazione di Napoli Afragola si affiancano ai progetti non realizzati, come il Museo di Arte Nuragica e Contemporanea a Cagliari. Esposti anche un paio degli stupefacenti dipinti che erano strumenti essenziali per progettare nella prima fase della sua attività: una sfida alla gravità e a ogni definizione che è il leitmotiv di tutta la sua opera. 

«Non c’è bisogno di essere un nuovo Tafuri per capire che è ancora presto per affrontare con pienezza storiografia la vicenda artistica e architettonica di Zaha Hadid, une delle figure più importanti (e ingombranti) degli ultimi pirotecnici decenni del Novecento», ha scritto il critico Pippo Ciorra nel catalogo che accompagna la mostra. E Zaha Hadid e l’Italia vuole essere innanzitutto un omaggio, naturalmente appropriato nel museo che otto anni fa inaugurò in una sera di novembre ancora senza opere d’arte, ma come un’opera d’arte esso stesso. Di certo è anche un’occasione per cominciare a riorganizzare il lavoro della grande dame irachena, e comprenderne l’eredità, il cui segno è tra i più distintivi in assoluto nel mondo dell’architettura.

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