L'ingresso principale, affacciato sul parco. Due corpi giustapposti sul lato corto disegnano in pianta una doppia “L”, distribuendo nello spazio la cubatura della biblioteca. - Credits: Ph. Denis Esakov
La vetrata a doppia altezza che illumina l’ingresso - Credits: Ph. Denis Esakov
L'accesso alla biblioteca dei bambini. - Credits: Ph. Denis Esakov
La scala principale che conduce alla sala di lettura e allo spazio di consultazione. - Credits: Ph. Denis Esakov
Una salita secondaria che porta alla sala di lettura - Credits: Ph. Denis Esakov
L’auditorium, caratterizzato dal soffitto ondulato in listelli di legno rosso per garantire un’acustica perfetta - Credits: Ph. Denis Esakov
L'interno della biblioteca. Appena si supera la bussola che separa dall’esterno, ci si trova in un ampio ingresso a doppia altezza inondato di luce. La scala porta al piano superiore e scandisce lo spazio delimitato dalla grande vetrata. - Credits: Ph. Denis Esakov
Uno scorcio dello spazio della biblioteca dedicato ai bambini. - Credits: Ph. Denis Esakov
Places

La biblioteca di Viipuri di Alvar Aalto

«La prima volta che ci sono entrato, ho quasi rischiato l’arresto», ricorda divertito l’architetto Federico Marconi, «Ma ero felice della mia scoperta: la biblioteca disegnata da Alvar Aalto nel parco di Viipuri esisteva ancora».

Era il 1960, in un viaggio da Helsinki a Leningrado, oggi San Pietroburgo. L’autista del pullman fece sosta per il pranzo proprio a Viipuri, anzi a Vyborg perché l’antica cittadina finlandese nel frattempo era stata annessa all’Unione Sovietica. Un’ora soltanto, quanto basta per andare alla ricerca dell’architettura perduta. Anzi, data per distrutta: così diceva lo stesso Aalto, convinto che la guerra avesse colpito una volta di più. Marconi la trova, in cattivo stato, con qualche vetro rotto che gli consente di entrare e visitare quella meraviglia (e poi finire tra le braccia di due poliziotti, quasi due guardie di Pinocchio, decisi a portarlo in commissariato). L’aveva studiata sui libri di scuola quella biblioteca, quando in facoltà a Venezia si lavorava sui capolavori del modernismo. Spiega Marconi: «Mi resi subito conto che l’apparente semplicità stereometrica dei volumi giustapposti celava una realtà spaziale complessa: coinvolgeva la sfera psicologica dell’uomo». Il distacco dal Bauhaus e dal suo funzionalismo era avvenuto all’insegna di un nuovo umanesimo naturalistico, di cui la bilbioteca era un esempio perfetto.

Il primo progetto risale a un concorso pubblico del 1927 che Aalto si aggiudica, ma a cui lavora per altri tre anni: la crisi del 1929 induce l’amministrazione pubblica a posticiparne la costruzione. Solo nel 1931 il progetto prende la forma definitiva, nel parco che l’avrebbe ospitata. Un gioco perfetto, per Aalto: interno ed esterno parlano la stessa lingua, anzi, condividono lo stesso sguardo. «Il problema principale legato a una biblioteca è quello dell’occhio umano», scriveva l’architetto finlandese. Per poi precisare: «Impiegare una luce naturale e artificiale che distrugga l’occhio umano o che sia inadatta alla sua funzione, significa fare dell’architettura reazionaria».

Cinquantasette lucernari a forma di tronco di cono punteggiano il soffitto come una volta stellata, regalando ai lettori l’inverso della notte: una luce uniforme, senza ombre né abbagliamenti. Una luce “igienica”, come viene definita dai colleghi; e quella artificiale segue lo stesso principio. Ecco il primo elemento rivoluzionario. Una “spinta gentile”, diremmo oggi, a garantire all’uomo la migliore vita su questo pianeta, a sua volta protetto e coccolato. Nessuna sopraffazione, solo un rispetto reciproco che, nella parte interna dell’edificio combacia con i bisogni dell’uomo. Così, oltre alla vista, l’udito è l’altro senso da salvaguardare: un soffitto in legno ondulato, a evitare echi o suoni sgradevoli, copre l’auditorium, illuminato da una grande vetrata laterale. Forse è il dualismo il pensiero guida di questo progetto: uomo/ ambiente; interno/esterno; pubblico/ privato. Due gli edifici che per giustapposizione compongono la biblioteca, con due ingressi autonomi a sottolinearne la doppia funzione: servizi culturali individuali e attrezzature sociali collettive. Doppia altezza ad accogliere il pubblico in uno spazio a vetri le cui infinite rifrazioni fanno perdere la localizzazione: dentro o fuori? viene da chiedersi, finché non si compie qualche altro passo verso il cuore dell’edificio. Allora, basta il colpo d’occhio per capirlo: l’ampia scala porta alla sala di lettura, costellata di libri, mentre quella più piccola, orientata verso il basso, va nelle viscere del deposito del sapere. L’auditorium è quasi un cinema all’aperto, non fosse per il clima troppo rigido: a dividerlo dal parco è solo una grande vetrata, mentre gli alberi presenziano a ogni incontro, insieme a strane figure zoomorfe che le onde del soffitto in legno disegnano quando incontrano la parete bianca. A completare il tutto, una seconda biblioteca, a misura di bambini.

Nel 1940, al termine della Guerra d’Inverno tra Unione Sovietica e Finlandia, l’Urss ottiene l’annessione del 10% dei territori finlandesi; e Viipuri prende il nome di Vyborg. L’Occidente ne perde le tracce. Anzi, di quel meraviglioso edificio che compariva a sorpresa dal susseguirsi degli alberi, si dice non resti più nulla. Attenzione, però: non esiste la biblioteca di Viipuri, ma esiste una biblioteca pubblica di Vyborg. Nessuno ci fa caso. Finché l’architetto Marconi, nel 1960, torna sul pullman vittorioso e racconta ai colleghi che sì, la biblioteca di Vyborg quella di Viipuri. Esattamente come l’aveva progettata Alvar Aalto, suo mentore negli anni in cui da Udine si era trasferito a Helsinki. La Storia avrebbe in seguito scandito la vita di quel luogo nascosto in uno dei mille boschi illuminati dall’aurora boreale. Cortina di ferro, caduta del Muro... Sono gli anni 90 quando un Comitato Internazionale, di cui è parte quello italiano guidato da Enrico Baleri, trova le risorse per ristrutturare questo capolavoro, potremmo dire, di “funzionalismo poetico”: omaggio alla simbiosi tra uomo, natura e immaginazione.