Cartiere Burgo, corona esterna degli uffici - Credits: Barbara Corsico
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Nella sede delle Cartiere Burgo a San Mauro Torinese

A metà degli anni 70 la torinese Cartiere Burgo affida inizialmente all’architetto Federico Motterle, già collaboratore di Carlo Scarpa, la sua nuova sede di San Mauro, nella zona industriale a nord est di Torino.

Nel 1978 la Mondadori coinvolge nel progetto Oscar Niemeyer, con cui aveva già lavorato per la sede di Segrate tra il 1968 e il 1975. Diventano così tre i progetti dell’architetto brasiliano in Italia, insieme alla sede Fata a Pianezza, in provincia di Torino, allora in costruzione (1975-1981). A questi si aggiungerà, più tardi, l’auditorium di Ravello (2000) e diverse opere non realizzate, tra cui lo stadio comunale (1986) di Torino e il ponte dell’Accademia di Venezia (1985). La società fondata da Luigi Burgo nel 1905 a Verzuolo (Cuneo), è allora il principale produttore italiano di carta e uno dei più importanti al mondo.

Dopo un progressivo processo di acquisizione finanziaria e la joint venture con il gruppo americano Scott, la produzione spazia dalla carta per usi grafici quella per usi domestici e sanitari. Nel dopoguerra, a partire dalla sede della società nel centro di Torino, vero e proprio grattacielo all’americana disegnato da Luigi Casalegno nel 1956, per finire con lo stabilimento di Mantova di Pier Luigi Nervi nel 1960, dalla elegante sagoma a ponte sospeso, la Burgo aveva avviato la costruzione di edifici di forte impatto. In questo quadro ben s’inserisce la struttura anulare sospesa di San Mauro.

Distribuita su 6.000 mq e strutturata per corone concentriche, è impostata su una pianta circolare sviluppata su tre piani: un seminterrato, in cui sono collocati centrale tecnologica, sala assemblee e mensa, e due piani destinati a u ci e dirigenza. Dalla corona centrale della hall si dipartono quattro braccia che, attraverso lo spazio filtro adibito a giardino, portano alla corona esterna degli uffici, traforata da finestre verticali.

La hall è costellata da ovali vetrati decorati che si affacciano sul giardino. Il volume troncoconico degli uffici di direzione, ritagliato con i caratteristici archi policentrici di Niemeyer, è invece appoggiato al piano superiore. Così come per la sede Fata o la Mondadori, caratterizzati da parallelepipedi, volumi sospesi e archi policentrici, anche in questo progetto Niemeyer lavora sulla composizione di elementi semplici, emisferi e cilindri, realizzando un oggetto spaziale volutamente contrapposto all’ambiente circostante, un’anonima periferia industriale, per riqualificarlo.

L’assonanza con l’oggetto spaziale, che Niemeyer porterà all’estremo nel Museu de Arte Contemporânea di Niterói, in Brasile, è sottolineata dalla rivista Domus che, nel presentare il progetto nel 1977, lo associa al “satellite-cittá” di Odissea nello spazio, il capolavoro di Stanley Kubrick del 1968: «una grande ruota per esaltare i momenti funzionali dell’organizzazione interna». L’etereo disco volante bianco, che si riflette nel vicino specchio d’acqua utilizzato per raffreddare gli impianti, oggi rischia di scomparire. Con il trasferimento del gruppo Burgo ad Altavilla Vicentina, l’edificio è abbandonato dal 2013.

L'ingresso principale - Credits: Barbara Corsico
Il viale di accesso alla struttura - Credits: Barbara Corsico
Il volume degli uffici di dirigenza - Credits: Barbara Corsico
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