L’esterno della villa. - Credits: Foto: Alexis Armanet
Uno dei dehors: divano Grembo in tatami vinilico, cuscini in tessuti vari tra cui Grimsey, Helsinki, Juso; tavolini Rialto Iroko Moka, pouf Dakar Iroko Moka, Lampada Lucilla Pagoda. Tutto di Armani/Casa. - Credits: Foto: Alexis Armanet
Una delle scale in legno immerse nella vegetazione. Nella pagina accanto: poltrone Oasi, lampada Révolution, entrambe di Armani/Casa. - Credits: Foto: Alexis Armanet
Camera da letto: cuscino in tessuto Helsinki di Armani/Casa. - Credits: Foto: Alexis Armanet
La doccia ha una vista sull’esterno. - Credits: Foto: Alexis Armanet
Una delle terrazze sul mare: lettini e tavolini da esterno Faenza in rovere grigio, di Armani/Casa. - Credits: Foto: Alexis Armanet
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La casa di Giorgio Armani a Antigua

Succede a un certo punto che uno la vede, alza la testa e se la trova davanti. «L’isola mi è apparsa da lontano. I colori del mare e il profilo di quella piccola terra distante mi stregarono». Occhio azzurro fiero e tenace, Giorgio Armani, il re della moda italiana, pare un navigante mentre racconta la sua casa di Antigua, un regno oltre l’immaginabile affacciato sulla barriera corallina.

Due ville comunicanti, spiagge private e un terreno per coltivare banane, cocomeri e papaya per lo stilista italiano che ama le case. «Nel 1987 visitai Antigua, in quell’occasione mi ripromisi che ci sarei tornato per vederla con attenzione. Quando lo feci, ospite di amici nel 2003, vidi che la casa accanto era in vendita». Progettata negli anni 90 da Gianni Gamondi, l’architetto di Puntaldia e Porto Rotondo, la residenza è composta da due blocchi distinti, con tetti appuntiti sostenuti da colonne di legno, che si affacciano sull’azzurro del Caribe e si immergono nella vegetazione tropicale. «Il primo blocco, più aperto e luminoso, è destinato alle ore del giorno, mentre il secondo, più in ombra e riparato, è dedicato alle serate e al riposo notturno. Ho rielaborato l’insieme», spiega, «togliendo più che aggiungendo. Volevo che il complesso fosse integrato nella natura circostante, ma senza la caratteristica leziosità degli edifici di quest’area».

Un posto al sole: nelle belle case in cui vive c’è una costante luminosa. Qual è il criterio di selezione?  
Le scelgo considerando il contesto, osservandone lo stile, sia esterno che interno. In genere le guardo immaginandomi già gli interventi che farei per renderle “mie”. La luce è senza dubbio un elemento di valutazione essenziale, perché definisce lo spazio e contribuisce a creare l’atmosfera degli interni. Preferisco che sia naturale, amo gli ambienti in cui la luce è morbida e diffusa, dunque filtrata: dà un senso di comfort e di pace.

Odori e profumi, suoni, materiali da toccare e orizzonti da osservare.
La definirei un luogo di pace immerso nella natura. Mi sorprendono, ogni volta, i colori straordinariamente intensi, unici, del paesaggio circostante. La sabbia candida e il fondersi all’orizzonte del cielo con il mare mi aiutano a staccare davvero. E i ritmi isolani, lontani da quelli quotidiani, mi danno un senso di totale libertà, di completo appagamento, soprattutto quando ho accanto amici e persone care. Una cosa che amo fare è ogni tanto prendere una piccola barca e andare alla scoperta delle spiagge intorno all’isola.

Per lei, come un insieme ben ordinato di metri quadrati passa a essere davvero casa?
Uno spazio diventa casa quando sa trasmettere una sensazione di calore e tranquillità. È il luogo in cui siamo circondati dagli oggetti legati alle nostre esperienze, ai nostri ricordi.  

Quali sono gli step prima di dare avvio a un progetto abitativo?
La ricerca architettonica, formale e dei materiali, che tiene conto del contesto culturale, della geografia del luogo e dell’edificio, sono le fasi che precedono l’ideazione del progetto. Sono sempre galvanizzato dall’idea di dare materialmente vita a qualcosa che per sua natura è duraturo.

Quanto ha influito lo spazio circostante nella progettazione della casa?
Molto, come sempre. Sono intervenuto “appropriandomi” del luogo, perché desideravo che anche questa casa portasse il mio marchio e avesse un taglio Armani. Ho cercato però di darle la mia impronta senza stravolgerla, rispettandone l’essenza. Ne ho smorzato i colori dell’esterno, evitando quelli tipici ben più vivaci, per non farla risaltare troppo agli occhi di chi la vede dal mare.  

Lo stile nella moda, lo stile nello spazio interno. Per un maestro indiscusso come lei nel disegno, quali sono le differenze? C’è un minimo comune denominatore?
È la spinta da cui nasce anche la mia moda e che si traduce nella ricerca di un equilibrio ideale fra essenzialità e décor, i poli opposti del gusto. Esprimendo la stessa cura dei dettagli, lo stesso piacere delle proporzioni e della funzionalità che è gradevole anche nell’abito.

L’etimologia della parola eleganza deriva da ex-ligere: ex, tra, e ligere, scegliere. Quindi è anche e soprattutto una questione di scelta. Qual è la sua idea?
L’eleganza è un concetto lontano da tutto ciò che esprime aggressività e esibizionismo. È un atteggiamento dello spirito che si riflette all’esterno, qualcosa di profondo che si esprime attraverso il modo di vestire, ma anche nello scegliere un oggetto o il colore di un cuscino. È una dote innata che molto ha a che fare con la capacità di creare un proprio stile, discreto che pure si fa ricordare.

C’è una frase dello scrittore Colum McCann che recita: «Dobbiamo trattare le finestre come storie. Mi piace pensare che possiamo aprirle a tutte le storie che vogliamo». Cosa vede dalla finestra il signor Armani, quali storie racconta?
Quel che vedo dalla finestra, che sia Antigua o Milano, è sempre uno scorcio di natura. Può essere un piccolo giardino ben curato come a Milano, il mare aperto come a Pantelleria, o la spiaggia bianca come a Antigua. Ho bisogno di questo contatto, perché mi vivifica, mi rasserena e mi fa sentire parte di qualcosa più grande di me. La vita stessa.

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Articolo pubblicato sul numero estivo di ICON DESIGN.