Credits: Courtesy of Potato Head Hong Kong
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Hong Kong, cinque indirizzi tra design e architettura

Nella megalopoli asiatica per eccellenza, l'architettura contemporanea ha da tempo acquisito un orientamento prevalente. Hong Kong è una città verticale, contrassegnata dall'incidenza degli edifici a torre, il cui sviluppo sembra in inesauribile ascesa.

Tra le aree più densamente popolate del pianeta, Hong Kong vanta alcuni record mondiali, connessi sia al numero di grattiacieli edificati nella sua area - di poco superiore a 1.100 chilometri quadrati - sia all'estensione stessa delle strutture, tra le più alte della Terra. Importante centro finanziario e commerciale, questa metropoli a ridosso della Cina ha offerto negli ultimi decenni un terreno di sperimentazione ai progettisti di tutto il mondo.

In risposta alle urgenze abitative, il tessuto tradizionale è stato in larga parte sacrificato: le tracce dell'identità architettonica e urbana locale risultano spesso di difficile reperimento. Proprio per questo acquisiscono "un'aurea di eccezionalità" episodi come il recupero del cinema Golden Harvest Fanling, cui la recente ristrutturazione ha conferito un'impronta irriverente. 

I grandi classici dell'architettura di Hong Kong

Credits: Sir Norman Foster
Credits: Ben Johnson
Credits: Nigel Young_Foster + Partners
Credits: Nigel Young_Foster + Partners
Credits: John Nye

Non ha certo bisogno di presentazioni la torre della Hong Kong & Shanghai Banking Corporation - oggi identificata dall'acronimo HSBC - il colosso finanziario che negli anni Settanta si affidò all'architetto Sir Norman Foster per la sua sede. Realizzata tra il 1979 e il 1986, oltre che nello skyline locale, ha inciso in maniera determinante nella concezione degli ambienti per il lavoro. Capolavoro high-tech ed espressione della filosofia del gruppo committente, l'edificio adotta una struttura portante "in sospensione", appesa. Concedendo piena evidenza ai sistemi di mobilità interna - scale mobili e ascensori - l'Hong Kong & Shanghai Banking Corporation HQ si avvale del cosidetto "sunscoop". Tale sistema impiega specchi regolabili per assicurare la riflessione della luce solare e convogliarla verso il basso. Fin dall'avvio del progetto, HSBC ha dato priorità al tema della flessibilità. Una prerogativa, soddisfatta in fase di progettazione, che ha consentito in epoche più recenti la completa ridefinizione degli spazi interni, consentendo la configurazione di layout non prevedibili in fase realizzativa. Il filone bancario ha ispirato decine di altri interventi a Hong Kong, tra cui la Bank of China Tower di I.M. Pei, già progettista della piramide che accoglie i visitatori del Louvre di Parigi. Ultimato negli anni Novanta e caratterizzato da una facciata riconducibile alla sovrapposizione di triangoli in vetro, è stato realizzato anche grazie alla consulenza di esperti locali di Feng Shui. Dalla Peak Tower, opera di Zaha Hadid, si può apprezzare un'ampia vista panoramica sulla megalopoli. Proprio alla pionieristica visione dell'architetto anglo-iraquena, a un anno dalla scomparsa, Hong Kong sta dedicando una retrospettiva. Aperta fino al 6 aprile 2017, Zaha Hadid: There Should Be No End To Experimentation è ospitata all'ArtisTree (Taikoo Place,  979 King’s Road, Quarry Bay, HK). La mostra ampia la visione offerta dalla recente esposizione londinese con una serie di contributi legati ad uno dei primi intervenenti internazionale dell'archistar: The Peak appunto, del 1982/1983, per la quale Hadid vinse il corcorso per l'area Victoria Peak.

M+ museum for visual culture by Herzog & de Meuron

Credits: © Herzog & de Meuron
Credits: © Herzog & de Meuron
Credits: © Herzog & de Meuron
Credits: © Herzog & de Meuron
Credits: © Herzog & de Meuron
Credits: © Herzog & de Meuron

Obiettivo 2019 per l'ultimazione di quello che è stato definito "not just another museum". Il duo svizzero Herzog & de Meuron, in partership con lo studio locale TFP Farrells e con Ove Arup & Partners HK - ha "sbaragliato la concorrenza" nel concorso per la progettazione di questo rivoluzionario centro culturale, dedicato all'architettura, al design e all'immagine in movimento. La shortlist comprendeva infatti nomi di assoluto rilievo della scena internazionale, come Kazuyo Sejima e Ryue Nishizawa/SANAA, Renzo Piano Building Workshop; Shigeru Ban Architects con Thomas Chow Architects; Snøhetta e Toyo Ito & Associates Architects. Affiacciato sul Victoria Harbour, M+ avrà un'estensione di circa 60.000 metri quadrati. A comporlo due volumi principali, posto uno perpendicolarmente all'altro. Nella struttura a sviluppo orizzontale verranno collocati principalmente gli spazi espositivi, di differenti metrature, e un giardino; l'area food con affacci panoramici, i laboratori, gli uffici per i dipendenti occuperanno la porzione svettante in verticale. Un pronunciato vuoto convoglierà dall'alto la luce naturale verso tutti i piani, fungendo da collegamento tra gli spazi interni. Non percebile dall'esterno sarà poi il livello interrato di M+, il cosiddetto "industrial space", concepito dai progettisti in risposta alla presenza del tunnel sotterraneo della Airport Express. Considerato in fase preliminare un ostacolo all'apparenza insormontabile, tale vincolo è "diventato la ragion d'essere per il nostro progetto", come hanno illustrati i due architetti. Una volta ultimato, dunque, M+ risultaterà dotato di uno "spazio underground spettacolare", adatto alle installazione e alle performance.

Golden Harvest Fanling by Artta Concept Studio

Credits: Lawrence Tsang
Credits: Lawrence Tsang
Credits: Lawrence Tsang
Credits: Lawrence Tsang
Credits: Lawrence Tsang
Credits: Lawrence Tsang
Credits: Lawrence Tsang
Credits: Lawrence Tsang
Credits: Lawrence Tsang
Credits: Lawrence Tsang

Ultimato nel luglio 2016, il restyling del Golden Harvest Fanling dello ARTTA Concept Studio convoglia l'attenzione su una scala di intervento decisamente più contenuta. Con un'estensione di poco inferiore ai 400mq, questo "cinema boutique" rappresenta una sorta di "unicum da preservare" nello scenario urbano di Hong Kong. Non compreso nella dimensione fagocitante dei centri commerciali, come la maggior parte delle sale cinematografiche locali, insiste infatti all'interno di un edificio indipendente, in precedenza occupato da un negozio. I progettisti - un team attivo sul fronte all'interior design, fondato a HK nel 2010 da Arthur Tang - hanno agito sottolineando con audacia la presenza del cinema. Allo scopo di incoraggiare la comunità locale a frequentarlo, il rinato Golden Harvest Fanling cattura lo sguardo dei passati ricorrendo una segnaletica distintiva, unita a cromatismi esasperati. Negli interni, che combinano cemento grezzo, piastrelle, cavi di rete lasciati a vista, lettering e colore fungono da irresistibile richiamo.

Potato Head Hong Kong by Sou Fujimoto

Credits: Courtesy of Potato Head Hong Kong
Credits: Courtesy of Potato Head Hong Kong
Credits: Courtesy of Potato Head Hong Kong
Credits: Courtesy of Potato Head Hong Kong
Credits: Courtesy of Potato Head Hong Kong
Credits: Courtesy of Potato Head Hong Kong
Credits: Courtesy of Potato Head Hong Kong
Credits: Courtesy of Potato Head Hong Kong
Credits: Courtesy of Potato Head Hong Kong
Credits: Courtesy of Potato Head Hong Kong
Credits: Courtesy of Potato Head Hong Kong
Credits: Courtesy of Potato Head Hong Kong

In questo nuovo concept store, dotato di ristorante interno, l'architetto giapponese Sou Fujimoto combina un'antica tecnica decorativa, codificata in Indonesia, con la sua interpretazione del minimalismo, restituito con gli ormai distintivi ed esili telai metallici dipinti di bianco. Aperto nell'estate 2016, su progetto del gruppo indonesiano PTT Family - attivo in particolare nel settore dell'hospitality - il Potato Head Hong Kong ospita una collezione di prodotti in vendita che include ceramiche, abiti, tessuti di fattura artigianale indonesiana, una zona ristorazione dotata di un bar nel quale provare tropical cocktails di ispirazione balinese e una music room; fitto il programma di eventi culturali proposto mensilmente. Identificare lo slancio contemporaneo della società, senza rinunciare alla sofisticatezza del patrimonio tradizionale dell'Indonesia è stata la mission affidata al progettista e al suo team. Il risultato è un locale eclettico, nel quale il vigoroso cambio di registro lascia emergere sia la mano di Fujimoto - impossibile non pensare al suo Serpentine Gallery Pavilion, del 2013, tanto all'interno quanto nella facciata esterna, in cui sono evocate le finestre tradizionali di Hong Kong - sia le atmosfere del South Sulawesi, tra mobili in teak e pannellature in legno dipinto.

Ophelia cocktail bar by Ashley Sutton

Credits: Courtesy Ophelia Hong Kong
Credits: Courtesy Ophelia Hong Kong
Credits: Courtesy Ophelia Hong Kong
Credits: Courtesy Ophelia Hong Kong
Credits: Courtesy Ophelia Hong Kong
Credits: Courtesy Ophelia Hong Kong
Credits: Courtesy Ophelia Hong Kong
Credits: Courtesy Ophelia Hong Kong

Si scrive Ashley Sutton, si legge Asia. Dall'Australia, dove è nato all'interno di una famiglia di marinai, il vulcanico interior designer continua a legare il proprio nome a interventi che puntano a essere sbalorditivi, discolocati in giro per le metropoli asiatiche. Tra lusso ed eccessi, esotismo e provocazione, dopo aver definito il layout di club, store e ristoranti a Bangkok e Tokyo, nel 2016 Ashley Sutton ha esordito a Hong Kong con il nuovo Ophelia. Gli interni di questo bar, nightclub e ristorante garantiscono un'evasione dai ritmi della convulsa metropoli, con dettagli che rimandano alla storia di un collezionista di uccelli - al secolo Mr Wong - e del suo splendido esemplare di pavone, proveniente dall'isola indonesiana di Java, di nome Ophelia. Tra cocktail dalle esotiche denominazioni, luci teatrali, arredi in preziosi velluti, piume di pavone sono presenti anche 600.000 piastrelle dipinte a mano.

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