Dry Milano - Credits: Ph. Nathalie Krag
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Places

Dry Milano, parte seconda

Pizza e cocktail. Questa la ricetta che ha reso celebre Dry Milano, dal 2013 sempre presente nelle classifiche dedicate alle migliori pizze meneghine. Ideato da Tiziano Vudafieri e Claudio Saverino, sotto la guida dello chef Andrea Berton, lo scorso aprile Dry ha fatto il bis ampliando l'offerta con l’apertura di un secondo locale dalla doppia anima, diurna e serale.

Il nuovo Dry Milano si trova all’angolo tra viale Vittorio Veneto e via Manuzio, doppia esposizione valorizzata grazie a tredici vetrine e un dehors sui Bastioni. Un po’ come succedeva fino agli anni Settanta, il locale riconcilia le attività del bere e del mangiare, una caratteristica che si è progressivamente persa lasciando spazio alla specializzazione. Lo spazio pone al centro la progettazione del rapporto con le persone: l’inserimento del bar va a interrompere la navata centrale e costringe gli ospiti a muoversi seguendo un percorso a S.

Il progetto architettonico reinterpreta in chiave attuale lo stile del periodo cui risale l’edificio, tra elementi d’epoca come i muri in parte grezzi e pezzi più moderni. All’ingresso è presente un’imponente cocktail station dove è prevista la mise en place organizzata in tre atolli e circondata dai tavoli comuni, mentre  la seconda sala è dedicata al ristorante-pizzeria.
 

I materiali sono lavorati in modo inconsueto, come per la ceramica da pavimenti utilizzata sulla superficie dei tavoli in 3 tonalità, con bordi in ottone ruvido. L’ottone è infatti protagonista di Dry Milano: caratterizza la maggior parte delle finiture d’arredo come anche le luci. Il disegno dei tavoli è un omaggio alla poetica di Aldo Cibic. Mentre i lampadari sono costruiti avvitando vecchi portalampade, con lampadine a incandescenza di recupero o, ancora, attorcigliando ghirlande luminose da giardino attorno semplici barre. E poi ci sono i separé a tutta altezza. ottenuti sovrapponendo tavoli e pensili da cucina, che delimitano gli spazi aperti creando un’atmosfera intima.

Ad arricchire l’esperienza culinaria c’è Extra Dry, ovvero il programma di video installazioni d’arte contemporanea curato da Paola Clerico/Case Chiuse.

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