Bonotto, un particolare degli interni della fabbrica - Credits: Foto: Giovanni Bonotto
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Se l’arte invade la fabbrica: Fondazione Bonotto

Da fuori sembra una villetta come tante della zona di Molvena, in provincia di Vicenza. Ma basta entrare nel giardino per accorgersi che di una semplice abitazione non si tratta: riparata dal porticato, sul cemento antistante l'ingresso, è posata una scultura realizzata da Yoko Ono. Inizia così la visita allo stabilimento industriale di Bonotto, azienda tessile tra le più importanti d'Italia che ha come committenti le più grandi firme di moda internazionali. Sviluppata su una superficie di ventiquattromila metri quadri, l'azienda rimane invisibile dall'esterno grazie al tetto ricoperto di ghiaia e legno, nato da una progettazione architettonica basata sugli studi orografici delle colline circostanti.

A guidarci all'interno degli uffici e della fabbrica è Giovanni Bonotto, nipote del fondatore Luigi e direttore creativo dell'azienda. È lui a immergerci nel singolare percorso della Bonotto, intrecciando aneddoti familiari a curiosità su alcuni dei più grandi artisti della scena contemporanea del Novecento. Fondata nel 1912 come azienda produttrice di cappelli di paglia, la Bonotto si è evoluta fino a diventare un punto di riferimento nel settore tessile italiano. A renderla speciale, però, è (anche) un altro particolare: a partire dagli anni Sessanta, Luigi II Bonotto, figlio del fondatore, iniziò ad aprire la fabbrica agli artisti del movimento Fluxus, inaugurando una serie di residenze artistiche che prosegue fino a oggi. Nella più libera commistione tra arte, musica e performance, da qui sono passati circa trecento artisti, tra cui Joseph Beuys, Yoko Ono, John Giorno e John Cage, producendo opere che hanno infoltito l'archivio della Fondazione Bonotto, oggi costituito da 17.000 lavori.

Un patrimonio dal valore inestimabile che viene condiviso con i dipendenti dell'azienda: ogni singola parete degli uffici e degli impianti industriali è infatti ricoperta da opere d'arte. «Ma l'arte è la vita, come disse Duchamp a mio padre giocando a scacchi», dice Giovanni Bonotto. E nella vita degli operai e degli impiegati si inseriscono le opere d'arte realizzate proprio qui. Come quella di Yoko Ono che recita Tocca, Immagina, Sogna, Ricorda, Vola, installata tra gli scampoli variopinti dei tessuti, oppure la Macchina Musicale di John Cage, presente nella sala in cui si riunisce il consiglio di amministrazione. «Quando emergono tensioni durante i meeting più importanti, qualcuno si alza e la fa suonare una volta», racconta Giovanni. O ancora, attorno alla macchinetta del caffé, sono appese frasi di John Giorno come Life is a killer e We gave a party for the gods and the gods alla came. Ma l'opera d'arte principale, qui, è la fabbrica stessa. «Tre anni fa, la Fondazione Bonotto ha partecipato alla Biennale di Venezia in qualità di artista. È stata la prima volta in assoluto che un'azienda lo ha fatto», racconta Giovanni.

L'arte attraversa l'azienda anche nella sua filosofia produttiva, in totale contrasto con quella dimensione del “fast fashion” che ha fortemente compromesso il settore tessile italiano. Giovanni Bonotto l'ha chiamata “Fabbrica lenta”. In Bonotto, infatti, tutti i processi sono affidati a macchinari meccanici privi di automatismi, come vecchi telai scartati proprio perché “lenti”. Un approccio coraggioso che vuole recuperare il lusso dell'artigianalità e del lavoro manuale, rifiutando la standardizzazione industriale e la produzione in serie a basso costo. I tessuti nascono da un rapporto più intimo tra l'uomo e il filato, che si arricchisce di significati anche ispirati dall'arte che costella la fabbrica. Un luogo che fa incontrare produzione e creatività, ripensando l'immagine classica dello stabilimento industriale. Del resto, l'ambizione di Giovanni Bonotto è sempre stata una: «Vogliamo dipingere l'aria con le ali della fantasia». E a celebrare la fantasia e la storia di Bonotto, è oggi il Palais de Tokyo di Parigi con la mostra La voix Libérée - Poésie Sonore (fino al 12 maggio), dedicata alle opere di Poesia Sonora raccolte nei decenni dalla Fondazione, con i lavori di Henri Chopin, Gary Barwin, Brion Gysin, John Giorno, Carolee Schneemann e tantissimi altri. Inoltre, durante il Fuorisalone, Bonotto presenterà all'interno della mostra Ro Plastic - Master Pieces (dal 6 al 14 aprile) curata da Rossana Orlandi presso il Padiglione Ferroviario del Museo Scienza e Tecnologia di Milano un arazzo progettato da Jayme Hayon realizzato con un filato nato dal riciclo di 300kg di plastica. L'arte di Bonotto non ha confini.

Bonotto - gli interni della fabbrica - Credits: Foto: Giovanni Bonotto
Bonotto - gli interni della fabbrica - Credits: Foto: Giovanni Bonotto
Milan Knizak, Bonotto's History in Mimicry, 1995
Geoff Hendricks, Portrait of the artist and of the customer, 2013
Julien Blaine, La Pointeuse Italienne/ Orologio Marcatempo Italiano, 2013
Bonotto, i tessuti
Bonotto e "Dream" di Yoko Ono
Fondazione Bonotto
Un ritratto di Giovanni Bonotto