Sissi, Volume Interno, un lavoro del 2012. Rappresenta l'analisi dell'artista rispetto all'anatomia umana: le pareti diventano corpo abitato da organi reali o immaginari, da disegni o grafie - Credits: Fondazione Volume!
Andrea Branzi, Anime, allestimento del 2016. Il tema centrale del suo lavoro è il ciclo della vita e della morte visto in continuo fluire. E raccontato attraverso gli oggetti - Credits: Fondazione Volume!
Sol LeWitt, Senza Titolo, anno 1999. Un lavoro tridimensionale e labirintico che ha occupato tutto il perimetro dello spazio espositivo: ha materializzato un'idea e l'ha resa fruibile al visitatore - Credits: Fondazione Volume!
Places

Fondazione Volume! Riformulare lo spazio come un’idea

La storia della Fondazione Volume! non è solamente quella di uno spazio per l’arte contemporanea a Roma, né semplicemente quella di una sequenza di lavori artistici, installazioni o performance, che si sono susseguiti nel tempo, e neppure la vicenda personale del suo ideatore, Francesco Nucci.

Volume! è il racconto del costituirsi progressivo di un
gruppo di persone deciso a condividere,
attraverso le possibilità d’interpretazione
di uno spazio, una certa idea di arte. tutto
ebbe inizio diciotto anni fa, e precisamente il 29 novembre del 1997, quando, con
 un intervento di Alfredo Pirri, Francesco
Nucci, di mestiere neurochirurgo, avviò formalmente le attività della Fondazione. Sarebbe stato il primo atto di una lunga “inaugurazione”, che sarebbe durata fino alla primavera dell’anno seguente, e alla quale fu dato, provvisoriamente, il nome di “Volume! Un lavoro in via San Francesco di Sales” .

Ed è proprio nel nome, inizialmente immaginato come definizione momentanea, che si racchiude il significato più radicale di questa storia: “Volume”, seguito da un punto esclamativo, fu infatti ideato proprio in occasione di quel primo lavoro di Alfredo Pirri, realizzato in collaborazione con Franco Mancinelli, e manifesta un’urgenza, la necessità di dare risposte a una serie di domande, di affermare con spirito assertivo il bisogno di elaborare nuove forme. Volume!, quindi, non indica semplicemente una galleria d’arte, un luogo, genericamente inteso, dove ospitare mostre o eventi, ma un “progetto”; e il suo nome è indissolubilmente legato allo spazio in cui si manifesta. Si trova a Roma, nello storico quartiere di Trastevere, tra il carcere di Regina Coeli e l’orto botanico, alle pendici del Gianicolo.

Volume! nasce in realtà da un problema, anzitutto pratico: quello di restaurare uno spazio con ingresso al numero 88 di via San Francesco di Sales a Roma, per realizzare la sede di un’associazione culturale. Il progetto di restauro era stato affidato ad artisti, con la richiesta di riprogettare lo spazio per strati successivi, a cominciare dal pavimento. Ma questa richiesta si è modificata nel tempo e si è trasformata integralmente in un’esperienza autonoma, l’esperienza di Volume!. in quello straordinario momento d’iniziale incertezza e sospensione, l’obiettivo di recuperare una vecchia bottega di un vetraio e alcuni locali annessi al primo piano, ha dato vita a un luogo dell’arte, che da quel momento fondativo ne ha appreso il proprio statuto comportamentale.

Infatti, quel primo anno diventa, attraverso l’alternarsi del lavoro dei tre artisti invitati - Alfredo Pirri, Jannis Kounellis e Bernhard Rüdiger - un processo di conoscenza, un atto comune di produzione artistica. Lo stesso Pirri, spiegò, in un’intervista a Domus: «Per me, si è inaugurato un anno di attività in cui l’argomento principale era appunto la conoscenza dello spazio. La prima cosa che abbiamo fatto è stata praticare buchi: abbiamo scandagliato il pavimento, lo abbiamo scrostato, strato dopo strato, per individuarne la composizione. così, abbiamo scoperto vari livelli di diverse epoche e la seconda sala ci ha riservato la sorpresa più grande: smantellando un po’ di terra, è comparsa l’acqua, un elemento fondamentale
che si ritrova in tutti i miei lavori».

Da quel
 momento Francesco Nucci, e da lì in poi la
sua intera famiglia, che di questa comunità
costituisce il cuore, ha iniziato a coinvolgere altri artisti per “lavorare” nuovamente
sullo spazio. Perché a volume! si viene in-
vitati a produrre “un lavoro”, e non semplicemente “una mostra”, come ama sotto-
lineare lo stesso Nucci. In questi quindici
 anni sono stati moltissimi gli artisti coinvolti, e ognuno ha avuto la possibilità di trasformare interamente e con la mas- sima libertà il luogo fisico, o meglio l’intero volume d’aria racchiuso tra le pesanti mura di mattoni che ne definiscono forma e limiti spaziali. Questa comunità, cresciuta nel tempo condividendo questa sperimentazione spaziale, ha visto l’impegno di architetti, pittori, scultori, fotografi, critici, storici, definendo allo stesso tempo il significato e il valore del termine artista.

Si sono susseguiti negli anni i lavori dei maggiori artisti della scena contemporanea. ognuno ha
avuto la possibilità di interpretare lo spazio nelle modalità più diverse: dagli scavi di Alfredo Pirri, alla presenza di una giovane donna alla vigilia del parto di Jannis Kounellis; dalla geometrizzazione dello
spazio di Sol LeWitte, alle demolizioni di Pedro Cabrita Reis. vi hanno lavorato critici e curatori come
Achille Bonito Oliva, Danilo Eccher, Lorand Hegyi; 
Claudia Gioia, Lorenzo benedetti, Emilia Giorgi, attualmente curatrice del programma Architettura.
Ma lo spazio ha ospitato anche progetti di architetti
e designer come Franco Purini, Nicola di battista, Michele de Lucchi. Ultimo, ma soltanto in ordine di tempo, è arrivato a volume! Andrea Branzi, con un lavoro dal titolo Anime, sotto la curatela di Emilia Giorgi.

Ma l’aspetto più interessante di questo spazio metamorfico è che dopo ogni trasformazione, mutamento, trasfigurazione, dopo ogni intervento, modifica, o cambiamento, come un corpo elastico, soggetto a una deformazione, torna alla sua conformazione originale. È un luogo capace di assorbire nel tempo i segni della memoria dei diversi interventi, ma che allo stesso tempo torna sempre al suo stato iniziale.

Cosi Francesco Nucci definisce il suo lavoro (claudia Gioia, L’arte, il cervello, il tempo, la libertà e le emozioni a Volume! La ricerca di senso di Francesco Nucci, in Volume! 1997... Today, Silvana Editoriale): «Il mio non è un investimento secondo i canoni consueti del mercato, ma un investimento emotivo, culturale, educativo, partecipativo e di scoperta che non mira a un’economia o a una strategia che tende a occupare spazi o centri di potere, bensì alla conoscenza e al compimento del senso di ogni progetto artistico».

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