La Galerie d’Architecture ospita mostre monografiche su architetti conosciuti ed emergenti - Credits: Ph. Manuel Bougot
Il suo direttore Gian Mauro Maurizio (a sinistra), con il supporto di Nicola Pacini (a destra), di Paar Architects Archives, ha ideato il progetto indipendente Archi*invaders - Credits: Ph. Manuel Bougot
A sinistra, la mostra monografica su Thierry Van de Wyngaert e François Migeon allestita negli spazi della Galerie d’Architecture. A destra, la galleria dedicata all’architettura è all’11 rue des Blancs Manteaux, nel cuore del del Marais e a due passi dal Centre Pompidou. - Credits: Ph. Manuel Bougot
Un edificio medievale con le colonne metalliche interne: la Galerie potrebbe sembrare una delle tante gallerie d’arte del Marais invece è uno spazio dedicato all’architettura - Credits: Ph. Manuel Bougot
Il format della Galerie d’Architecture sarà trasferito a Milano, ma con una nuova formula e diverse sorprese: Archi*invaders, appuntamento con l’architettura a scadenza biennale - Credits: Ph. Manuel Bougot
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Galerie d’Architecture: uno spettacolo chiamato architettura

Questa storia corre tra Berlino e Parigi. E continuerà nei prossimi mesi a Milano. Ma quello è il lieto fine. Cominciamo dagli anni 90. Gian Mauro Maurizio, svizzero italiano (e poliglotta), studi al Politecnico di Zurigo, era un giovane architetto, impegnato nel progetto di Renzo Piano alla Potsdamer Platz. Così racconta: «Fu un momento magico: la città doveva essere ricostruita, vi lavoravano i principali architetti internazionali». Tutto sembrava possibile allora, a Berlino. Gian Mauro frequentava la Aedes Architekturforum, una galleria particolare, la prima privata sull’architettura nata in Europa, fondata già nel lontano 1980 da Kristin Feireiss e Helga Retzer: non un grosso museo, dall’approccio paludato, ma una struttura flessibile, dove concentrarsi su tematiche particolari e chiamare gli architetti a parlare del loro lavoro. In quegli anni Gian Mauro incrociava spesso a Parigi, dove ha sede uno degli studi principali di Piano, Nicola Pacini, toscano, pure lui giovane architetto entusiasta, all’opera sul progetto della sede del Sole 24 Ore a Milano.

Ma ritorniamo a Gian Mauro: «Parigi mi ha sempre fatto sognare. Mi sono detto: perché non creare anche qui una struttura simile all’Aedes?». Così è nata nel 1999 la Galerie d’Architecture, nel Marais, al piano terra di uno dei tipici edifici medievali della zona. È unica nel suo genere nella capitale francese. L’architetto svizzero l’aprì con Olga Pugliese Levi. Oggi la dirige da solo e spiega: «Diciannove anni fa qui intorno era ancora un tipico quartiere parigino, con negozietti di coppie anziane che vendevano confetti». Oggi le boutique pullulano. «Ma noi non vendiamo nulla. Ci finanziamo con gli sponsor, legati alle nostre esposizioni». Alla Galerie si sono viste mostre su Renzo Piano, Jean Nouvel, Michele De Lucchi, ma soprattutto su tanti architetti emergenti: per loro è un trampolino di lancio. E un luogo di divulgazione. «L’architetto spesso lavora in segreto e non si sa bene cosa faccia: questo si vede solo alla fine e talvolta non si sa bene cosa sia. Ecco, volevo che il suo lavoro potesse essere scoperto da tutti, mostrando immagini, ma anche piantine e plastici». Grazie alla Galerie d’Architecture sono stati scoperti (tra gli altri) certi architetti norvegesi, bravissimi nelle costruzioni di legno ed ecologiche, come Reiulf Ramstad. E nei mesi scorsi un’esposizione
si è focalizzata sull’architetto Thierry Van de Wingaert  
e sul light designer François Migeon. Con loro la luce è diventata il principale materiale architettonico, vedi quell’anonimo serbatoio idrico a Paimpol, sulla costa bretone, tramutato in uno scintillante landmark: i colori cambiano ai ritmi delle maree. L’anno scorso Nicola Pacini ritrovò per caso Gian Mauro. «Mi raccontò quello che aveva fatto qui a Parigi», ricorda Nicola, «Gli ho proposto di esportare il suo format a Milano». Lui oggi fa parte del Paar, un gruppo di consulenti del capoluogo lombardo, che supportano chi sviluppa progetti architettonici nella ricerca dei professionisti da utilizzare. Da quell’incontro un po’ fortuito tra Gian Mauro e Nicola è scaturita l’idea di Archi*invaders. «Volevamo fare qualcosa di diverso dalla Galerie», precisa l’architetto svizzero: «Esposizioni temporanee, che si ripeteranno nel tempo, e non monografiche, come a Parigi». La prima edizione di Archi*invaders – dalla programmazione biennale – sarà inagurato nel 2019, in concomitanza con i festeggiamenti per i 20 anni di attività della Galerie d’Architecture. Il tema indagato sarà: come si disegna e si rappresenta l’architettura. Non saranno esposte foto di prodotti finiti, ma documenti che rappresentano il progetto, prima che sia realizzato. E vi parteciperanno quattro studi milanesi (Yellow Office, Albori, Piuarch e Onsitestudio) e tre che già hanno esposto alla Galerie d’Architecture: Jean-Christophe Quinton, Gus Wüstemann e il progetto Espaces libres. Perché Milano? «La città è in ebollizione e questo è un gran bene», spiega Nicola: «Negli ultimi anni ha vissuto una accelerazione. I progetti di Porta Nuova e Garibaldi hanno cambiato il volto della città. Si sono create competenze ed è nato un interesse per l’architettura che va oltre gli addetti ai lavori». Gian Mauro frequentava la città da piccolo. «Me la ricordavo chiusa e provinciale. Poi ci sono ritornato nel 2017 e mi sono reso conto di quello che è stato fatto negli ultimi cinque anni. La dinamica di Milano è così bella da vedere».

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