L’ingresso al Goetheanum. Il primo edificio, distrutto da un incendio nel 1923, era in legno intagliato e dipinto. Il secondo, in cemento, fu inaugurato incompiuto nel 1928 e completato negli anni, fino al 1998 - Credits: Ph. Delfino Sisto Legnani
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Il Goetheanum di Rudolf Steiner

“Anthroposophy is a path of knowledge aiming to guide the spiritual element in the human being tothe spiritual in the universe.” (L’antroposofia è una via della conoscenza che vorrebbe condurre lo spirituale che è nell’uomo allo spirituale che è nell’universo) Rudolf Steiner

Il Goetheanum, intitolato all’homo universalis Johann Wolfgang von Goethe, è il capostipite di infinite visualizzazioni architettoniche, a ogni scala, del pensiero di Rudolf Steiner. Per chi frequenti i bazaar delle scuole steineriane o semplicemente acquisti i prodotti biodinamici Demeter o Weleda, l’edificio di Dornach (vicino a Basilea, in Svizzera) è una sorta di compendio dell’inconscio antroposofico: i colori, i caratteri tipografici, i dettagli delle finiture, gli spazi e la luce sono sempre presenti in ogni emanazione – immateriale o commerciale – di una filosofia antropocentrica che a oggi occupa migliaia di persone, ne educa centinaia di migliaia e genera milioni di fatturato in tutto il mondo.

La conoscenza spirituale codificata da Steiner è applicata all’arte, alla religione e alla scienza; nel corso degli anni sono state fondate circa 10.000 istituzioni che applicano l’antroposofia. Scuole (scuole Rudolf Steiner, Waldorf o indipendenti), laboratori di pedagogia curativa e di terapia sociale, cliniche, studi medici, aziende farmaceutiche, aziende agricole biodinamiche, banche, istituti d’arte, gruppi teatrali, imprese d’affari: il Goetheanum è il luogo fisico che le connette tutte e da cui si generano nuove riflessioni e applicazioni.

L’antroposofia sostiene l’esistenza di un mondo spirituale oggettivo e intellettualmente verificabile, accessibile grazie all’esperienza diretta e alla crescita interiore. Lo sviluppo di un’immaginazione percettiva, l’ispirazione e l’intuito permettono un pensiero slegato da semplici esperienze sensoriali, ma dimostrabile razionalmente. Nella ricerca spirituale, l’antroposofia mira ad avere la medesima acutezza e precisione delle scienze naturali rispetto al mondo fisico.

Questa rapida e superficiale sintesi è strumentale a spiegare perché l’architettura sia così cruciale per il movimento antroposofico: forse nessun’altra disciplina ha la possibilità di mettere a confronto il pensiero e la realizzazione, il contenuto e il contenitore, la noce e il guscio di noce, che perfettamente la riveste, citando Rudolf Steiner.

L’attuale sede della Società Antroposofica Universale fu completata nella sua versione attuale nel 1928, dopo la morte di Steiner. Il centro contiene due auditorium, uno spazio conferenze, una biblioteca, una libreria, gli uffici e l’amministrazione. Le alte vetrate colorate, che narrano temi legati allo sviluppo individuale dell’uomo, e l’apertura a ovest indicano la grande sala principale (cuore dell’edificio) e ne sottolineano l’importanza. La circolazione, le aule prova e la sartoria per i costumi sono a est, mentre a nord e a sud sono ospitate le funzioni di servizio e accessorie.
 È uno dei primi edifici, genericamente definiti organici o espressionisti, realizzati in cemento armato: uno spazio continuo in cui, come in natura, non troviamo angoli a 90°, né linee perfettamente rette, ma variabilità negli spessori, nelle aperture e nelle curve, che sostituisce la rigidità del nascente movimento moderno. Nonostante lo stringente legame con la natura, si tratta di un’architettura frutto di una metamorfosi, di una rielaborazione umana delle forme naturali e di un pensiero armonico che prescinde dall’idea di una semplice e populistica mimesi con l’ambiente. È interessante sapere che chi verificò il modello statico di Steiner fu Ole-Falk Ebbell-Staehelin, ingegnere capo della ferrovia del Bernina: osservando i viadotti a spirale di Brusio non si può non notare come l’idea dell’architettura e delle infrastrutture che completano il paesaggio naturale grazie al genio umano sia la stessa che genera la facciata con pilastri nervati del Goetheanum.

La Grosser Saal (sala grande) da quasi 1.000 posti. Le pareti di cemento armato scolpite e le pitture del soffitto mostrano i temi dell’evoluzione cosmica e terrena, dalle origini al più lontano futuro - Credits: Ph. Delfino Sisto Legnani
Rudolf Steiner paragona l’architettura e lo spazio che essa contiene al gu- scio di noce e il suo ghe- riglio. L’esterno avvolge e protegge gli ambienti dove cresce il frutto, con precisione e corrispondenza millimetrica - Credits: Ph. Delfino Sisto Legnani
Gli interni del Goetheanum sembrano ricavati per sottrazione di materiale, piuttosto che per costruzione. L’idea di una massa da svuotare è citata da Steiner in diversi passaggi dei suoi scritti - Credits: Ph. Delfino Sisto Legnani
La Heizhaus è stata costruita nel 1914 come centrale termica per l’erogazione del riscaldamento del Goetheanum e degli edifici annessi. Originariamente funzionante a carbone, nel 1991 è stata convertita a gas metano. - Credits: Ph. Delfino Sisto Legnani
La Haus Duldeck è stata costruita nel 1915 come abitazione per Nelly ed Emil Grosheinz, donatori del terreno dove sorge il Goetheanum di Dornach; attualmente è la sede dell’archivio Rudolf Steiner - Credits: Ph. Delfino Sisto Legnani

Gli elementi compositivi dell’edificio di Rudolf Steiner possono essere facilmente nssimilabili a quelli che costituiscono le grandi architetture naturali, come per esempio una foresta primigenia di conifere: le radici, i fusti e le fronde, e il cielo. Avvicinandosi al Goetheanum, infatti, s’intercettano un ampio basamento – le fondazioni – da cui si irraggiano colonne in cemento armato sulle quali poggia una grande copertura a volta. L’intero edificio sembra ottenuto dal pieno, scavato con la luce
 e l’ombra come in e etti accade in un bosco quando il sole filtra tra i rami. Questo eroismo scultoreo è però anche il limite del Goetheanum: l’edificio non regge il salto di scala ed è decisamente più interessante negli spazi interni, relativamente piccoli, piuttosto che nella sua interezza. Senza necessariamente confrontarlo con Gaudí prima o con il tardo Le Corbusier di Ronchamp, il progetto di Steiner è un manifesto che cerca di riassumere in un unico esemplare tutte le declinazioni che enuncia: inevitabilmente appare retorico, e sgraziato in alcune parti.

L’edificio è circondato da numerose altre piccole architetture, funzionali al nucleo principale. Queste costruzioni non solo condividono le stesse caratteristiche progettuali ma riflettono anche il concetto originale di una “Anthroposophen-Kolonie” dove i membri della Società Antroposofica potessero vivere e lavorare. Alcune di esse sono talmente ardite dal punto di vista formale da essere quasi più affascinanti del Goetheanum: ramificazioni in cemento, finestre, come occhi, aperte sulla natura del Jura, pareti plastiche e intarsiate, corrimano e scale annodate come sentieri di montagna. In ognuno di questi edifici le parti e l’intero hanno una relazione molto forte: ogni elemento, colore e forma fluisce nell’insieme, mantenendo sempre una certa autonomia.

Anche in questo caso è interessante un parallelo con un altro aspetto dell’antroposofia, l’euritmia, l’arte del movimento ideata da Steiner e Marie von Sivers, seconda moglie del filosofo austriaco. Il termine euritmia significa “armonica distribuzione delle varie parti di un’opera d’arte, specialmente in architettura”, ma nella pratica antroposofica è una disciplina che permette l’espressione degli stati d’animo, del singolo o del gruppo corale. I movimenti, i veli e la gestualità sono architetture in movimento e sicuramente il campus di Dornach è come un palco sul quale danzano le idee architettoniche di Rudolf Steiner.

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