RAAAF: Still Life, 2019 - Credits: Foto: Jan Kempenaers
Ebony G. Patterson - Credits: Foto: Cassander Eeftinck Schattenkerk
Gabriel Lester, Neck of the Woods, 2019 - Credits: Foto: C. Eeftinck Schattenkerk
Piet Parra, Anxiety Rabbit Part Two, 2018 - Credits: Foto: C. Eeftinck Schattenkerk
Living Room of Het HEM - Credits: Foto: C. Eeftinck Schattenkerk
Sanlé Sory - Credits: Foto: C. Eeftinck Schattenkerk
Library of Het HEM - Credits: Foto: C. Eeftinck Schattenkerk
Dana Lixenberg - Credits: Foto: C. Eeftinck Schattenkerk
Quentley Barbara, Hesus, 2019 - Credits: Foto: C. Eeftinck Schattenkerk
Places

Il nuovo Het HEM di Amsterdam

Ai margini di Amsterdam, dove le casette di mattoni rossi lasciano il posto alla campagna, appena prima della cittadina Zaandam, si trova il nuovo Het HEM. Non un museo ma uno spazio libero per le arti contemporanee, come si autodefinisce.

Inaugurato il 21 giugno, è frutto del recupero di un'ex fabbrica di munizioni della superficie di circa 10.000 mq. Qui, dove un tempo si producevano proiettili, si producono ora mostre che intrecciano arte, moda, musica e performance con l'intento di raccontare il mondo di oggi.

«Da Het HEM ci rifiutiamo di pensare che l'arte non sia per tutti. L'arte è dappertutto: nel cibo, nella musica, negli abiti, nelle conversazioni. Non necessita di specifiche competenze, ma soltanto di curiosità e apertura nei confronti dell'altro. Qui vogliamo che tutti si sentano a casa», racconta Kim Tuin, direttrice del centro. E difatti, ad accogliere i visitatori non sono opere d'arte, ma un salottino con libreria e caffé dove venire anche solo per mangiare o bere qualcosa con gli amici. L'arte, se si ha voglia, è lì ad attendere. E l'obiettivo del centro è proprio questo: avvicinare all'arte un pubblico variegato, creare un luogo dove è piacevole trascorrere un pomeriggio o una serata.

Per farlo, Het HEM rinnova il vocabolario degli spazi d'arte: le mostre temporanee sono chiamate capitoli, e a curarli sono dei “guest curator” provenienti dagli ambiti più diversi. Dalla moda e dalla musica, ad esempio, come nel caso del primo capitolo curato da Edson Sabajo e Guillaume Schmidt, nomi noti della scena hip hop di Amsterdam e fondatori del marchio di streetwear Patta. A loro, il compito di curare il primo capitolo di Het HEM, in scena fino al primo settembre, che si compone di una mostra collettiva. di un programma di performance, concerti, eventi e addirittura di una Boxing Clinic, programma di allenamento di boxe tenuto dalla campionessa mondiale Michele Aboro. Anche questo, un modo per incuriosire un pubblico diverso da quello dei musei o degli spazi d'arte più tradizionali.

A fare da fil rouge tra le opere della mostra collettiva, che raccoglie i lavori di diciotto artisti, è una frase di James Brown: «Non puoi essere avido. Devi prenderne un po'... e lasciarne un po'». Un riferimento alla capacità dell'arte di essere generosa, di stimolare riflessioni sulle problematiche del presente. Disseminate negli spazi monumentali dell'edificio sono le opere degli artisti selezionati da Edson Sabajo e Guillaume Schmidt. Tra i nomi presenti, l'americana Arian Dean, la regista olandese Dana Lixenberg, l'artista di origini iraniane Navid Nuur, l'olandese Piet Parra, il fotografo del Burkina Faso Sanlé Sory, l'artista del Curaçao Roxette Capriles e la visual artist giamaicana Ebony G. Patterson. Mischiando fotografia, pittura, scultura e video, le opere si interrogano su temi quali le discriminazioni razziali, lo strapotere delle multinazionali, la crisi della politica, il disorientamento del nostro tempo. L'unica opera permanente, visibile per almeno due anni, è Still Life di RAAF, studio multidisciplinare olandese che fonde arte, architettura e filosofia in installazioni artistiche che invitano a una riflessione sull'ambiente circostante.

Dal 21 settembre poi, la palla passerà al produttore e compositore Nicolás Jaar, guest curator del secondo capitolo di Het HEM.