Miyuki Yajima ritratta nel soggiorno della sua casa-studio - Credits: Delfino Sisto Legnani
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La casa-studio della designer Miyuki Yajima

Suono il campanello. Mi apre la porta il sorriso di Tassili, figlio di Miyuki Yajima. Entro, mi presento, lancio in profondità lo sguardo e vedo la padrona di casa che scioglie la sua posa e congeda l’artista di New York che le sta dipingendo un ritratto: «A domani, Laura». Miyuki scivola verso di me, accogliendomi in modo gentile.

Il ritratto giace a terra e Tama, il gatto di casa, lo tocca con la zampa. Il sole entra abbondante dalle grandi vetrate del soggiorno attraverso la selva verde che popola il terrazzo. «Dovrei portare l’ulivo al caldo la sera, ma temo che da solo soffra. Allora lo lascio tra gli altri vasi», confida. «Quella pianta sul tavolo della cucina, al contrario, ha scelto di stare in solitudine. È lì da due anni e noi mangiamo in sala».

L’appartamento si trova in un palazzo del 1939 disegnato da Giovanni Muzio e Miyuki vive qui da quattro anni. Le sue giornate si dividono tra i lavori di architettura, design, corporate image, grafica e fotografia dello studio SC Artroom, la scrittura e la lettura.

«Quando sono entrata ho dovuto solo ridipingere. Tranne che in quel punto, vicino alla finestra, dove la carta da parati ha lasciato uno strato di colla color oro. Bella, no? Invece quella parete bianca è la parte della casa che preferisco. Il sole colpisce le sculture di plexiglas e ci disegna arcobaleni».

Mi guardo intorno. Un mobile disegnato dallo studio ospita la tv, un cassettone giapponese dell’800 prende luce dalla finestra, una scultura siede accanto a una poltroncina anni 50. Sedute Frau e di Marcel Breuer sono riunite intorno a un tavolino basso che accoglie ciotole piene di colorate composizioni. Miyuki le risistema con rispetto, dopo che il passaggio della signora delle pulizie ne ha turbato lo stato: «Sono gli oggetti a scegliere come disporsi, io ascolto semplicemente la loro voce», spiega quando le chiedo l’origine di quell’arte.

Con passi leggeri e veloci, nel suo vestito di taffetà musicale, mi guida attraverso le altre stanze della casa. Gli ambienti sono fluidi, mentali. Ci sono opere d’arte, porzioni d’installazioni, piccoli manufatti di Tassili quando era bambino. E poi libri. A migliaia. In librerie alte fino al soffitto, disegnate da Miyuki e Sergio Calatroni. Oggetti antichi, trovati, regalati, usati e consumati, riadattati, ammuffiti sono raccolti in scatole. Miyuki li prende in mano, li lucida, ne spiega origine e storia e tesse il racconto su quelle presenze con quello della sua vita. Mi mostra i tanti sassi e ricorda le spedizioni in autostop nel deserto: «Il viaggio, soprattutto nelle condizioni più estreme, è un’occasione per spegnere la ragione – la nostra parte attiva – ed essere passivi, cioè accettare le cose come sono. Per superare le difficoltà, faccio questo esercizio anche nella vita di tutti i giorni. Questo è il deserto d’estate. Mettersi sempre alla prova. E riuscire».

A sinistra, nel living, tra una poltrona anni 50 e la sedia Wassily di Marcel Breuer (Knoll), prototipo di seduta in legno e scultura in gesso e ferro entrambi realizzati dallo studio SC Artroom. A destra, la cucina con il tavolo Leonardo di Achille Castiglioni per Zanotta. Di Achille e Pier Giacomo Castiglioni è la lampada Splügen Bräu, Flos - Credits: Delfino Sisto Legnani
Nel soggiorno, a sinistra, quadro di Maurizio Turchet e dipinto aborigeno. A destra, a terra un Cronotopo di Nanda Vigo e la lampada Papiro di Sergio Calatroni per Pallucco; a parete, un’icona cristiano-ortodossa del ’700. Al centro, sculture Aïr in metacrilato provenienti dalla collezione privata Calatroni - Credits: Delfino Sisto Legnani
Sul cassettone giapponese in soggiorno, da sinistra, ciotola siriana e candelabri giapponesi del ’700, ceramiche del ’400 e vaso d’inizio ’900 coreani, statuine giapponesi, teschi in resina di bambini di Neanderthal. Sul davanzale, da sinistra, scultura di latta di Riccardo Dalisi, opere in legno di Giovanni Sacchi, modelli di packaging Shiseido, due mani acquistate in Marocco, pezzo di una composizione in vetro di un docente di Miyuki - Credits: Delfino Sisto Legnani

Si sofferma sulle raccolte di schegge antiche di metallo e le collezioni di ceramiche, gioielli, vetri secolari. «Ho una laurea in biologia ma ho studiato anche storia e filosofia della scienza naturale. Sono una persona curiosa, che si domanda il perché delle cose e ho avuto da sempre molti interessi. Per questo mi sono diplomata anche in design. Del resto da piccola sognavo di diventare architetto».

Ritrovamenti etruschi, tessuti dal Mali, meteoriti da Libia e Marocco, sculture di sapone, preziosi arredi giapponesi del ’700, un monile di patate secche appoggiato su un antico mobile per la cerimonia del tè di cui Miyuki mi spiega la pregiata fattura. «Ho sempre viaggiato molto, fin da studentessa: Tanzania, Pakistan, India, Afghanistan, Iran. A 29 anni decisi di restare in un luogo per un periodo più lungo: volevo capire la differenza tra quello che percepivo “da viaggiatore” e quello che potevo comprendere concedendomi un soggiorno più esteso. Ma ancor più importante, dovevo cercare di scoprire chi ero davvero. I miei pensieri erano il risultato delle mie emozioni ma anche delle nozioni erudite che avevo appreso con gli studi e che condividevo con gli altri attraverso i libri. Capire che cosa riuscivo a conoscere del mondo solo con i sensi era il mio obiettivo. Per questo venni in Italia. Non parlando la lingua, ero costretta a “sentire” le cose. Per allenarmi, ogni giorno visitavo una mostra di cui scrivevo articoli da pubblicare in Giappone. L’intenzione era di restare due anni... ne sono passati trenta!».

Da cassetti, tira fuori campioni
e brochure fatti per Stéphane Marais; quindi accende il computer e scorre le immagini di cataloghi, allestimenti museali, progetti realizzati in giro per il mondo. A terra, ovunque, quadri staccati dalle pareti: «Vorrei uno spazio più essenziale ma non posso rinunciare a tutto questo. La mia casa è un coro che dirigo con amore».

Lo stesso impegno che Miyuki mette in tutte le attività della sua vita: «Ora sto studiando l’origine del cosmo. È un tema che m’interessa molto. Mi piace fare bene le cose e migliorarmi di continuo. Sa, sono sempre stata una prima della classe».

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