La zona pranzo si affaccia sul living e sul patio. Le sedie di Charles & Ray Eames oggi sono prodotte da Vitra. - Credits: Foto: Jason Schmidt
La piccola cucina è schermata dalla zona pranzo da un bancone snack con gli sgabelli di harry bertoia per Knoll int. - Credits: Foto: Jason Schmidt
Una vista dall’esterno della camera da letto che sembra sospesa nella foresta. - Credits: Foto: Jason Schmidt
Un angolo studio è ricavato con arredi su misura nella camera da letto; tre lati della stanza sono vetrati e l’invasione della natura è tale che sembra di stare in una casa sugli alberi. - Credits: Foto: Jason Schmidt
La padrona di casa Cory Buckner sulla poltrona disegnata da Harry Bertoia nel 1952 per Knoll int. - Credits: Foto: Jason Schmidt
Una vista dell’esterno della villa progettata da A. Quincy Jones alla fine degli anni 40. - Credits: Foto: Jason Schmidt
Una visuale serale della casa con la tipica piscina a fagiolo. in origine l’edificio era adibito a sede degli uffici della mha, trasformato in abitazione nel 1951. - Credits: Foto: Jason Schmidt
Places

Modern Utopia

Cory Buckner è sostenitrice attiva della tutela dell’architettura modernista californiana – operatrice intellettuale, progettista, scrittrice, curatrice, con una vita trascorsa sotto il segno dell’architettura e della cultura. Prima insieme al marito Nick Roberts e poi, quando lui mancò, da sola, ha stabilito negli anni un rapporto raro e privilegiato con i protagonisti dell’architettura americana del secondo dopoguerra. In particolare, un legame fortissimo l’ha unita a questa terra, Crestwood Hills, alle porte di Los Angeles, diventandone studiosa e militante e divulgando nel mondo il pensiero e l’opera di chi ha costruito quest’area, apparentemente senza risorse, e l’ha trasformata in un’affermazione architettonica sociale, un manifesto di co-housing ante litteram postmodernista.

Vive in questa casa progettata da A. Quincy Jones e da lei ristrutturata con un approccio conservativo, in un’area famosa per la sua rara selezione di edifici progettati da alcuni dei più rilevanti architetti modernisti della metà del secolo. «Crestwood Hills è stato l’unico insediamento cooperativo su larga scala nel sud della California del dopoguerra, sviluppato tra il 1947 e il 1951 dalla Mutua Housing Association)», racconta
l’architetto Buckner.

«Un insolito approccio allo sviluppo, pianificato con la terra migliore mai assegnata alle strutture comunali: la maggior parte sui terreni collinari con vista sulla baia di Santa Monica. Questo progetto ha riunito molte figure di spicco: Frank Lloyd Wright, Richard Neutra e altri architetti di spicco furono consulenti fin dalle prime fasi del processo di urbanizzazione. Quando mio marito e io ci trasferimmo in quest’area nel 1994, amando questa casa e la sua storia, decidemmo di iniziare un movimento di conservazione e siamo stati in grado di attirare l’attenzione sull’unicità della comunità e della sua architettura. Ora ci sono ancora 30 case dei progetti originali di cui 19, compresa la nostra, sono state dichiarate monumenti storici dalla città di Los Angeles. In origine erano stati costruiti un’ottantina di edifici, ma le esigenze della vita moderna e qualche importante incendio ridusse notevolmente il numero degli originali rimasti», continua la Buckner.

«La maggior parte delle case moderniste della metà del secolo, compresa questa, sono state progettate per famiglie con un reddito moderato a cui andava benissimo far vivere due bambini in una stessa camera da letto. Ora le esigenze delle persone che possono permettersi una vista sull’oceano e una villa con piscina sulle colline di Brentwood superano di gran lunga gli standard di queste vecchie case e così la voglia di ristrutturare prende il sopravvento. Bisogna fare attenzione a non allontanarsi troppo dalla struttura e dalle finiture originali, cercare di mantenere le tavolozze di colori di quando sono state pensate».

Questi principi sono stati i parametri alla base della ristrutturazione della sua abitazione, che rimane uno dei migliori esempi di architettura modernista dell’area, ma vale la pena di soffermarsi sulla storia della nascita di Crestwood Hills. Era il 1946 e i protagonisti erano quattro giovani, talentuosi e bene educati: Jules Salkin, Gene Komer, Leonard Krupnick e Ray Sigel. Durante il giorno si guadagnavano da vivere come musicisti alla Paramount. Di notte e nei fine settimana sognavano una società ideale dove condividere la passione per la musica, le scuole, le piscine, i servizi e gli ideali comuni. In pochi mesi convinsero 500 famiglie a far proprio il loro sogno, trovando le risorse per acquistare 800 acri di terra polverosa alle spalle di Brentwood, ora prestigioso quartiere di Los Angeles dove vivono i più rilevanti produttori di Hollywood e attori del calibro di Harrison Ford.

Ingaggiarono un team di altrettanto giovani idealisti architetti e ingegneri e qualche anno dopo iniziarono a costruire Crestwood Hills. Capirono in fretta che l’idea di creare una nuova comunità dal nulla era un’impresa ciclopica. La guerra con la Corea faceva lievitare i costi dei materiali da costruzione, il razzismo era un fattore determinante nel settore immobiliare e l’architettura modernista era un anatema per banche e immobiliaristi. I quattro idealisti erano decisi a utilizzare questo stile per costruire un’enclave non professionale, una cooperativa non profit, progressista, interraziale. Volevano creare un’utopia e inseguendo il loro sogno, americano, con molta determinazione ci riuscirono.