Un lato del soggiorno: divano Geisha di Leif Hansen degli anni 60, sedie in legno di Pierre Jeanneret per Chandigarh, sedia blu in alluminio di Soft Baroque, tavolo Equilibrium di Guglielmo Poletti, lampade a soffitto Apollo e Daffodil, entrambe di Pietro Russo. - Credits: Foto: Rory Gardiner
Nel soggiorno: arazzo White Tapestry di Soojin Kang, divano di Illum WikkelsØ degli anni 50, lampada a soffitto Metropolis e tavolino Piuma di Pietro Russo, panca Equilibrium di Guglielmo Poletti e sedia in legno 3DWN 1UP di Aldo Bakker. - Credits: Foto: Rory Gardiner
In sala da pranzo: tavolo del collettivo No Ordinary Love, progetto di Martino Gamper del 2016, di cui fanno parte anche sedie e mensole; la scultura che scende dal soffitto è di Franz West. - Credits: Foto: Rory Gardiner
Un angolo della sala da pranzo: piatti di Attua Aparicio, bicchieri di Jochen Holz. Nella pagina accanto, la stanza vista dal giardino. - Credits: Foto: Rory Gardiner
Un ritratto della gallerista - Credits: Foto: Rory Gardiner
Places

A casa della gallerista Nathalie Assi

L’idea di adibire i salotti a gallerie d’arte ha radici illustri. Gli spazi domestici – dai salons europei dei secoli XVI e XVII fino all’appartamento di San Gallo, in Svizzera, in cui viveva e lavorava il curatore Hans Ulrich Obrist negli anni 90, passando per la palazzina che il gallerista Leo Castelli aveva nell’Upper East Side di New York negli anni 50 – sono stati la rampa di lancio di tante carriere artistiche celebrate in tutto il mondo.

Non sempre, però, la decisione di trasformare la propria abitazione in uno spazio espositivo nasce dalle ristrettezze di inizio carriera. Il punto – come spiega Nathalie Assi, fondatrice-direttrice di Seeds, galleria di design con sede a Londra – è che «a volte i pezzi più sperimentali hanno più successo in contesti domestici: sembrano più abbordabili».

Muovendo da questa considerazione, lei, libanese di nascita, ha preso la non lieve decisione di abbandonare il suo spazio commerciale in affitto per esporre tutto in casa. Assi è arrivata al design attraverso il suo personale interesse per opere inconsuete e per i prototipi dei neolaureati. Dopo aver abbandonato una carriera nella finanza per inseguire le sue passioni, ha sviluppato la sua idea di galleria in modo audace e, insieme, ponderato. Seeds è nata in uno spazio commerciale d’epoca vittoriana a Kensington, una zona di Londra abitata da gente facoltosa e affermata. Se è vero che la galleria, già solo con il suo intonaco sfaldato, i muri di mattoni a vista e le tracce evidenti dei precedenti utilizzi (latteria, poi macelleria, negozio di fiori…), rappresentava un’anomalia per quel quartiere, le prime mostre di opere fatte a mano o sommariamente abbozzate di designer e artisti come Véio, Aldo Bakker, Jerszy Seymour e Martino Gamper non hanno fatto altro che accentuare il contrasto.

Ciononostante, la rapidità con cui Seeds è diventata punto di riferimento per la scena del design a Londra dà la misura della sensibilità visuale di Nathalie Assi, della sua dedizione contagiosa e della sua capacità di circondarsi di artisti di talento.Mentre sviluppava la sua attività di gallerista, Assi, che è sposata e ha tre figli piccoli, seguiva anche i lavori della nuova casa di famiglia. E proprio nelle brevi camminate fra la galleria e il cantiere ha cominciato a covare il proposito di allestire uno spazio espositivo in casa. Ha perciò chiesto al suo architetto, la berlinese Carole Asfour-Lin, di creare un ambiente aperto e polifunzionale capace di «rispondere a bisogni diversi nelle diverse ore della giornata».

E in breve, nel 2017, Seeds è stata trapiantata nel salotto formale dell’abitazione di Assi. Tra mostre estemporanee e presentazioni nell’ambito di fiere internazionali, la galleria è organizzata in modo tale da non interferire con le esigenze della famiglia. «Le mattinate sono per la galleria, i pomeriggi per i bambini», spiega la fondatrice. I precedenti proprietari avevano diviso l’edificio originario, della metà del XIX secolo, in due appartamenti distinti, riadattandolo poi a abitazione monofamiliare in modo poco congeniale, per Assi, che a proposito della ristrutturazione da lei curata dice: «Abbiamo ripristinato la fluidità, l’impronta originaria della costruzione». La precedente estensione del seminterrato è stata sostituita da una facciata in vetro su due livelli, di ispirazione modernista, e il giardino è tornato alla sua forma originaria (uno dei rari angoli verdi della zona).

All’interno, lo spazio vuoto che divide lo studio dalla zona pranzo sottostante funge da trait d’union fra i due mondi, consentendo a Nathalie Assi di sentirsi sempre sul lavoro e in famiglia nello stesso tempo. Nel suo eloquio informale, lei usa spesso l’avverbio equally, e non a torto, visto l’equilibrio perfetto che riesce a mantenere tra queste due dimensioni.

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Dal numero di aprile/maggio di ICON DESIGN, disponibile anche in versione digitale.